Le due facce di una medaglia che e’ ancora un sogno

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Hanno trionfato insieme ai recenti campionati del Mondo a squadre (nella foto di Bizzi/Trifiletti seconda e quarta a partire da sinistra) e sono in gara per partecipare alle olimpiadi di Tokyo 2020. Sono donne in carriera e fonte di ispirazione per tante giovani generazioni di sportivi. Arianna Errigo e Camilla Mancini, la prima un idolo affermato, gia’ vicecampionessa olimpica individuale e oro a squadre ai giochi di Londra 2012, otto medaglie d’oro ai mondiali e dieci agli europei, la seconda una promessa con l’esordio al primo posto a squadre nei mondiali di Lipsia dello scorso luglio e una stagione eccellente per i suoi soli 23 anni. Nella scherma primeggiano ma piu’ che altro sono campionesse di vita. La loro specialita’ e’ il fioretto, ma la Errigo vuole raddoppiare e si dedica anche alla sciabola, in un’impresa rara quanto coraggiosa: le tre armi, fioretto, sciabola e spada, infatti, hanno particolarita’ differenti come diversi regolamenti e stili. Da sempre l’Italia si e’ distinta a livello mondiale in questo sport poco conosciuto, partendo da Edoardo Mangiarotti, fino ad arrivare ad Aldo Montano e Valentina Vezzali. Oggi abbiamo l’occasione di scoprire piu’ da vicino due diversi scorci di una vita fatta di sport, sacrificio e anche tante soddisfazioni. Ho pertanto contattato personalmente le due ragazze, molto cordiali e disponibili, per un’intervista esclusiva.

Qual e’ l’aspetto del tuo lavoro che ti piace di piu’ e quale quello piu’ difficile da mandare giu’? Arianna: “Gli aspetti che mi piacciono di piu’ sono due: il primo e’ la possibilita’ di girare il mondo e di visitare tantissime citta’, io adoro viaggiare e la scherma mi ha dato questa possibilita’; il secondo sono le gare, mi divertono molto, mi piace l’adrenalina e l’idea di confrontarmi con le avversarie. L’allenamento, invece, e’ l’aspetto che mi piace meno. Faccio fatica e lo trovo un po’ noioso, a differenza della gara. Inoltre fare tanti sacrifici senza avere mai la certezza di ottenere dei risultati da questi e’ un fattore non semplice da affrontare quotidianamente.” Camilla: “L’aspetto che amo di piu’ di quello che faccio e’ sicuramente l’avere una vita sempre in movimento, dai singoli allenamenti al prendere in continuazione voli per destinazioni diverse in tutto il mondo. Se oggi mi ritengo una ragazza in grado di muoversi con disinvoltura in paesi che non conosco lo devo allo sport che pratico. Per quanto riguarda gli aspetti piu’ “pesanti” posso dire che non sempre e’ facile mantenere la giusta concentrazione anche nello stile di vita: iniziando dal mangiare sano fino al rinunciare alla mia amata birra.”

Quando hai capito di poter diventare una professionista e come?
Arianna: “Entrare nel gruppo sportivo dei Carabinieri a 17 anni e’ stato un traguardo importante della mia carriera. Da li’ ho iniziato ad essere piu’ responsabile e a vivere la scherma in maniera diversa, anche se ero ancora in una categoria in cui sei troppo giovane per sapere con certezza che diventerai una campionessa. Sicuramente entrare a far parte della squadra a livello assoluto (ergo dai 20 anni in su, la categoria più importante, ndr) ha confermato il mio status.”
Camilla: “Credo di aver avuto la sensazione di poter diventare professionista molto presto, intorno agli 11-12 anni ma non era una consapevolezza come quella che ho ora. Tuttavia devo dire grazie soprattutto ai miei genitori perche’ hanno fatto molti sacrifici per me gia’ da quando ero piccola facendomi capire che avrei potuto raggiungere un livello molto alto. In particolare mio padre, che e’ stato uno sportivo, mi ha sempre incoraggiata a non mollare mai e a lavorare sodo.”

E’ importante per te l’insegnamento dello sport in eta’ giovanile e non? Perche’?
Arianna: “Io non credo che lo sport sia importante, ma che sia importantissimo e a qualsiasi eta’. Io personalmente ho iniziato a 6 anni con la scherma. La scherma come qualsiasi altro sport ti da’ tanto, sia dal punto di vista fisico, per il proprio benessere, ma anche per tutti i valori che ti insegna: impari a misurarti con gli altri, a vincere e anche a perdere, a convivere con altre persone che ti piacciono o no, ad avere un maestro e, percio’, un nuovo punto di riferimento. Sono tante le esperienze vissute quando pratichi uno sport e credo che ognuna di queste sia essenziale per la crescita di ciascuno di noi.”
Camilla: “Secondo me e’ di grande interesse indirizzare i bambini verso uno sport, non necessariamente con l’idea di farli diventare campioni. Lo sport aiuta per prima cosa a maturare, poi ad essere indipendenti, ad organizzare i propri impegni, ad accettare le sconfitte, ad avere spirito di squadra e potrei continuare stilando un elenco davvero molto lungo! Il fatto e’: aiuta a vivere meglio. Forse non e’ tutto rose e fiori, ma e’ un grande investimento per la vita.”

Lo sport ti ha cambiato la vita?
Arianna: “Si’. Sicuramente in meglio, nonostante ci siano stati momenti, soprattutto in adolescenza, davvero difficili, in quanto non fai una vita “normale” o comunque fai tanti sacrifici senza sapere se diventerai qualcuno.”
Camilla: “Assolutamente si’.”

In che modo?
Arianna: “Ho incontrato tantissime persone e conosciuto diverse culture. Sono bellissime esperienze in particolare quelle in gara, come le vittorie e le sconfitte, ovviamente molto piu’ belle le vittorie delle sconfitte (ride, ndr) pero’ sicuramente mi ha regalato una vita piena di emozioni da ogni punto di vista.”
Camilla: “Precedentemente vivevo ad Anzio e i miei genitori, con molti sacrifici, mi hanno portata a Frascati, dove c’e’ una palestra che rappresenta l’eccellenza schermistica in Italia. Oltre al fatto pratico, mi rendo conto di come cio’ mi abbia plasmato anche come persona negli anni: ho dovuto smussare gli angoli piu’ indisciplinati del mio carattere e sono diventata sicura di me stessa. Non riesco nemmeno a immaginare che tipo di persona sarei potuta diventare senza la scherma, ma sono certa che essere quella che sono oggi e’ una vera e propria vittoria.”

Sei consapevole di essere un modello di vita e un’ispirazione per moltissime giovani donne? Come ci si sente ad avere una tale responsabilita’?
Arianna: “Indubbiamente e’ una grandissima soddisfazione, perche’ essere un modello di vita o un’ispirazione per tante persone o atlete e’ bellissimo. Io cerco di essere me stessa, di raccontare quella che sono realmente senza finzioni e credo che questo sia cio’ che arrivi.”
Camilla: “Purtroppo la scherma non è uno sport molto seguito, quindi il mio ascendente su giovani donne si limita alla mia palestra e poco piu’. Tuttavia sono sicura che le piu’ piccole mi vedano come un modello. Io ho deciso di gestire questa responsabilita’ cercando di dare l’idea a queste ragazze che quella che sono diventata io non e’ nulla di piu’ di quello che sono loro. Mi congratulo sempre quando fanno dei buoni risultati, perche’ penso sia un piccolo gesto per me che porta loro grande consapevolezza. Inoltre riservo la serieta’ per gli allenamenti: nello spogliatoio sono una di quelle che gioca e ride di piu’.”

Che ruolo hanno per te le sconfitte? Puoi fare un esempio pratico?
Arianna: “Sfortunatamente le sconfitte ci sono e sono anche piu’ delle vittorie, perche’ in un’intera carriera sportiva e’ impossibile raccogliere solo quest’ultime. Nonostante questo, aiutano tanto, perche’ quando perdi vuol dire che hai sbagliato qualcosa e che quel qualcosa va corretto, rivisto e migliorato. Il lavoro in palestra consiste nel cercare di limitare quegli errori ed arrivare alla gara successiva con piu’ esperienza, nella speranza di aver lavorato bene.”
Camilla: “Le sconfitte sono state all’insegna di questo mio anno schermistico. E’ vero che questa stagione e’ stata nettamente superiore alle precedenti, ma avrei anche potuto fare di piu’. Per esempio non sono riuscita a salire sul podio e questa situazione mi sta stretta. Quest’anno pero’, durante le coppe del mondo, non ho solo perso per il podio diverse volte, ma anche per entrare nelle prime 8, nelle prime 16 e una volta addirittura alle qualificazioni. In particolare le due gare prima del mondiale non sono andate affatto bene: non avevo la cattiveria giusta per vincere assalti di un certo livello. Ho elaborato una strategia e per l’intero mese che precedeva il mondiale ho lavorato solo su quello. La mia prova piu’ grande era di migliorare caratterialmente e sono orgogliosa di esserci riuscita!”

Un in bocca al lupo a queste ragazze per la stagione 2017-2018 e per il loro viaggio verso il grande sogno: Tokyo 2020. Ma un in bocca al lupo a tutti gli sportivi, a chi si alza la mattina per correre al parco, a chi cammina per sentieri di montagna e a chi ruba un’oretta alla giornata per andare in palestra. Non si taglia alcun traguardo senza sacrifici, lo hanno ribadito oggi Arianna e Camilla e loro di esperienza ne hanno, quindi perche’ non fidarsi?

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