Tutta un’altra storia.

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Pinocchio: una favola violenta.

Andro’ dritta al punto, senza fronzoli e infiorettature di vario genere.

Pinocchio e’ una favola violenta.

Vi immagino gia’, mentre lanciate occhiate perplesse a questo articolo. Avrete sicuramente i vostri felici ricordi infantili legati alla favola di Collodi pronti a tornare a galla e a farvi scuotere la testa, sicuri del fatto vostro. Cosa ci sara’ mai di violento in una storia su un ciocco di legno parlante, vi chiederete.

Come molte altre favole pero’, anche Pinocchio raramente si conosce nella sua versione integrale.

Andiamo con ordine.

Nel 1881, per una serie di circostanze fortuite, Collodi inizia a scrivere e pubblicare a puntate la storia del burattino che tutti conosciamo, una storia destinata a divenire il libro italiano piu’ tradotto al mondo e il secondo nella classifica generale, dietro Il Piccolo Principe: per l’appunto Le Avventure di Pinocchio.

Fiumi di inchiostro sono stati versati su l’indiscusso capolavoro di Collodi, a partire dalla versione russa di Aleksej Tolstoj “Il compagno Pinocchio”, che con una chiara simbologia comunista, racconta del bambino di legno che aiuta le marionette del Gran Teatro a ribellarsi contro il terribile padrone Karabas Barabas, fino al curioso saggio del filosofo Emilio Garroni, “Pinocchio: uno e bino”.

Ed eccoci, ancora una volta, a scriverne.

La favola, appena pubblicata, riscuote un immediato successo; uno stuolo di piccoli lettori ne e’ entusiasta, nonostante la critica letteraria di stampo borghese la sconsigli vivamente.

Giunti al quindicesimo capitolo pero’, Pinocchio muore. Collodi intende concludere la storia del burattino cosi’. Lo intitola: “Gli assassini inseguono Pinocchio; e dopo averlo raggiunto, lo impiccano a un ramo della Quercia Grande.” Si tratta solo di un piccolo assaggio della forte carica violenta del libro, considerando il giovanissimo pubblico a cui e’ rivolto.

La parabola narrativa culmina in questa duplice morte della Bambina e di Pinocchio. La Bambina dai capelli turchini appare per la prima volta proprio mentre Pinocchio tenta di fuggire dal Gatto e dalla Volpe, incorniciata come un quadro dalla finestra della casa: e’ bella e fragile, con le mani pallide sul petto. Nella casa sono morti tutti ed e’ morta anche lei.

La fine dell’eroe pero’ non e’ ben accolta dai lettori. Dovete immaginarvi (con le dovute proporzioni) un’atmosfera non molto lontana da quella che si respira oggi in attesa delle seguitissime serie tv o dei libri evento. La pressione e’ tale che Collodi è costretto a proseguire il racconto ed e’ cosi’ che, a partire dal febbraio del 1882, riprende la pubblicazione della storia.

La Bambina dai capelli turchini diviene a tutti gli effetti la Fata ( i suoi attributi magici vengono rivelati nella seconda parte della storia) e come in altre occasioni, salvera’ l’imprudente Pinocchio.

Tuttavia non occorre aspettare il quindicesimo capitolo, ci imbattiamo nella prima scena violenta gia’ nel quarto, quando Pinocchio tornando a casa si sente chiamare da un grosso grillo sul muro: e’ proprio lui, il Grillo-parlante che somministra pillole di saggezza che finiscono per indispettire l’insofferente Pinocchio.

 

“-Perche’ ti faccio compassione?-.

-Perche’ sei un burattino e, quel che e’ peggio, perche’ hai la testa di legno-.

A queste ultime parole, Pinocchio salto’ su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno lo scaglio’ contro il Grillo-parlante.

Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma, disgraziatamente lo colse per l’appunto sul capo, tanto che il povero Grillo ebbe il fiato di fare cri –cri-cri , e poi rimase li’ stecchito e appiccicato alla parete.”

 

Il pentimento e il rimorso di Pinocchio sono fugaci e superficiali e in breve finisce per dimenticarsi del Grillo.

Abbondano elementi gotici, grotteschi, sublimi. Medici animali, conigli becchini, lumache che per andare ad aprire la porta impiegano un giorno intero.

Una delle scene piu’ brutali in assoluto e’ quella del contadino che rimpiazza il vecchio cane da guardia morto con il povero Pinocchio: gli mette un collare di ferro e lo incatena sotto la pioggia, lasciandolo al gelo della notte: ed e’ proprio qui che si compie una delle tante metamorfosi di Pinocchio. Lui che non e’ mai stato ne’ solo burattino, ne’ totalmente bambino, diventa un cane da guardia straordinariamente efficiente. Controlla un pollaio e abbaia avvisando il padrone tiranno dell’incursione di un branco di faine.

Quel che segue lo conoscete tutti. Pinocchio, dopo una serie di peripezie, finisce per allacciare un’altra sfortunata amicizia. Stavolta si tratta di Lucignolo, il ragazzo pestifero e scansafatiche per antonomasia.

Proprio lui convince il burattino ad unirsi alla carovana alla volta del Paese dei Balocchi: ma, non tutti, ricorderete un particolare.

La carrozza infatti e’ talmente stracolma di ragazzini, che Pinocchio e’ costretto a montare in sella ad uno dei ciuchini che trainano il mezzo. L’asino, o meglio il bambino trasformato in asino, pare avere un moto d’orgoglio. Si ribella e tenta di disarcionare Pinocchio. Ed e’ li’ che interviene il cocchiere.

 

“Detto fatto, si avvicino’ al ciuchino manritto della prima pariglia e fece l’atto di volerlo cavalcare: ma, la bestiola, voltandosi a secco, gli dette una gran musata nello stomaco e lo getto’ a gambe all’aria.

Figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti i ragazzi presenti alla scena.

Ma l’omino non rise. Si accosto’ pieno di amorevolezza al ciuchino ribelle, e , facendo finta di dargli un bacio, gli stacco’ con un morso la meta’ dell’orecchio destro.

Intanto Pinocchio, rizzatosi da terra tutto infuriato, schizzo’ con un salto sulla groppa di quel povero animale. E il salto fu cosi’ bello che i ragazzi, smesso di ridere, cominciarono ad urlare: Viva Pinocchio! e a fare una smanacciata di applausi, che non finivano piu’.

Quand’ecco che all’improvviso il ciuchino alzo’ tutte e due le gambe di dietro e, dando una fortissima sgropponata, scaravento’ il povero burattino in mezzo alla strada sopra un monte di ghiaia.

Allora grandi risate daccapo: ma, l’omino , invece di ridere, si senti’ preso da tanto amore da quell’irrequieto asinello che con un bacio, gli porto’ via di netto metà di quell’altro orecchio.”

 

Cio’ che rende davvero impressionante la scena e’ l’impassibilita’ alienante con cui il resto dei personaggi, compreso Pinocchio, accoglie quel gesto di incredibile ferocia.

Emerge dunque un quadro ben diverso da quello che tantissime pellicole hanno rappresentato negli anni, a partire dal 1940 con l’indimenticabile film d’animazione Pinocchio della Walt Disney Productions.

Ma Pinocchio non e’ solo una favola violenta, e’ anche il romanzo della metamorfosi, o meglio, delle metamorfosi. Pinocchio che prende forma dal legno, intagliato, levigato, scalfito amorevolmente dal padre, il cui naso si allunga in modo spropositato ad ogni bugia, Pinocchio che viene trattato come un cane da guardia e poi trasformato in un asino. Saranno i pesci a mangiarsi la pelle dell’asino gettato in mare e a far riaffiorare il burattino. E infine la metamorfosi più importante: Pinocchio diventa un bambino.

In Pinocchio esistono due libri e due destini diversi: quello che termina con il XV capitolo e un secondo, la favola che tutti abbiamo letto, costellata da avventure rimaste celebri nell’immaginario collettivo e noi, dal canto nostro, siamo felici che Collodi abbia continuato a scrivere.

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