I filosofi e l’universo indifferente

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La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della creazione, siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all’universo indifferente». Sono le parole del filosofo Louis Levy, personaggio inventato da Woody Allen in “Crimini e misfatti” del 1989. Le frasi e gli aforismi di Allen sono apparsi un po’ ovunque il 23 Novembre scorso. Sì festeggiava la Giornata mondiale della filosofia, creata dall’Unesco nel 2002. In tanti luoghi del mondo ci sono stati incontri, convegni, riunioni. In molti hanno parlato di filosofia, di riflessione, di pensiero. A qualcuno, anzi a un bel po’ di gente, sarà sembrato poco interessante, bislacco e noioso. Ascoltare persone che parlano di filosofia, dialogare con qualcuno su argomenti filosofici, non è certo la stessa cosa che scambiarsi informazioni utili per fare buoni acquisti o investire nei titoli finanziari. Fare conversazione sull’indifferenza dell’universo appare meno interessante che scambiarsi opinioni sull’ultima sconfitta della squadra nazionale di calcio. Eppure Woody Allen sparge massime filosofiche in tutti i suoi film e fa il pienone di spettatori che ridono e pensano. Sarà pure una cosa sostanzialmente inutile pensare che la natura e l’universo siano assolutamente insensibili alle nostre gioie e dolori. Le montagne, gli alberi, la terra, il sole se ne fregano dell’angoscia che proviamo quando ci sentiamo troppo vecchi o troppo giovani. L’universo, coi buchi neri e le comete, se ne strafrega delle catastrofi esistenziali che ci travolgono quando veniamo scaricati dalla persona che amiamo o della meravigliosa sensazione di felicità che proviamo da innamorati. La luna continua ad osservarci imperterrita pure se imprechiamo contro di lei. Nonostante tutto, però, noi non molliamo. Non cediamo all’indifferenza dell’universo. Non ci accontentiamo di credere che, in fondo, tutto ciò che è accaduto, accade e avverrà viene deciso da un padreterno o dagli Dei dell’Olimpo. Col pensiero filosofico ci ribelliamo all’indifferenza dell’universo, ci poniamo contro autorità ultraterrene e pure  contro qualche nostro simile che sostiene di essere profeta e indovino. Anassimandro, un giovane filosofo che viveva in Turchia oltre 2000 anni fa, fu tra i primi a scoprire che pensare con la propria testa permette di capire un sacco di cose. Comprese in largo anticipo che riflettere su se stessi e sul cielo svela molti misteri. Senza fare tanti giri di parole sostenne che la terra su cui poggiamo i piedi non è piatta e irremovibile, ma rotonda e in continuo movimento. Magari qualche pezzo grosso dell’epoca gli avrà contestato di negare l’evidenza, di essere niente altro che un giovane fanfarone. Lui, però, ha tirato dritto. Lo faceva utilizzando solo ed esclusivamente la sua intelligenza e il suo pensiero come hanno fatto tutti i filosofi dopo di lui.

Il mondo – rifletteva Anassimandro – non può essere stato creato dal nulla. E nemmeno avrà fine o ha degli arresti e riprese. Il mondo è infinito e indefinito. La stessa terra si muove all’infinito e la materia si rigenera all’infinito. Ogni  discorso che non tiene conto dell’infinito è sbagliato. Per esempio è sbagliato dire che tutto è fatto di acqua, perché evaporerebbe nel fuoco. È sbagliato dire che c’è stato qualcuno che ha dato origine alle cose. Perché dovremmo pensare a un “prima” inconcepibile, dove non c’è nemmeno il “prima”».

Pensieri che ci sembrano banali, inutili. Pensieri tuttavia che ci hanno detto in anticipo quello che abbiamo visto coi telescopi e coi satelliti: l’universo non ha limiti. Anassimandro forse non conobbe Democrito, altro giovane pensatore che usava solo ed esclusivamente la sua testa. Anche Democrito era convinto che non ci fosse bisogno di riti religiosi o sacrifici agli dei per capire come è fatto il mondo. È tutta materia, pensava Democrito, ma ci deve essere qualcosa per cui la materia è o diventa cosa ben definita. Di sicuro Democrito aveva davanti agli occhi la sua amica del cuore. Pure lei era fatta di materia, ma era incantevole.

«Come è possibile – si chiedeva Democrito – che dalla stessa materia escano fuori persone bellissime e vertiginose come lei e altri esseri umani brutti e antipatici». Democrito pensò che si trattasse pur sempre di una causa materiale. Allora pensò all’esistenza di atomi, ossia parti di materia indivisibili, e all’unione casuale infinita di atomi che si attraggono e si respingono per motivi legati alle loro proprietà soggettive e alle loro caratteristiche.

Un altro bel colpo di genio per merito della filosofia ossia del pensare con la propria testa e niente altro. L’ “infinito” e l’ “atomo”, due cose che noi osserviamo con strumenti tecnici sofisticatissimi, ma che Anassimandro e Democrito hanno svelato pensandoci sopra, ponendosi domande, facendo ipotesi, muovendo dubbi a spiegazioni accreditate, rovesciando punti di vista e, soprattutto, utilizzando solo ed esclusivamente il pensiero.

La filosofia, dicono alcuni, non è solo quella dei pensatori vissuti prima del cristianesimo, ma anche quella di Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino. Due monaci che vivevano per testimoniare la parola di Dio. Sí, certo. Ma anche il “Bue muto”, soprannome di quel ragazzone silenzioso che era San Tommaso, faceva complicatissimi esercizi di riflessione filosofico per giustificare che Dio esiste. Arrivò a codificare le 5 cause dell’esistenza di Dio. Tutte rigorosamente basate sulla disquisizione filosofica, cioè resistenti a tutte le obiezioni e smentite. Ovviamente San Tommaso non ha aperto la strada alla teoria dei quanti, come affermano di Democrito alcuni ricercatori contemporanei, ma, di sicuro ha alimentato la fiducia nel formidabile strumento che la natura ha messo a disposizione dei comuni mortali: la facoltà di pensare su se stessi e sul mondo, in una parola la filosofia.

Woody Allen, dopo “Crimini e misfatti” ha continuato a fare successo con film basati sulla riflessione filosofica. In “Match point” del 2005 Allen torna deciso a parlare del futuro e del nostro destino.

In un dialogo due futuri sposi si confrontano sul ruolo della fortuna.
«Chris: In ogni cosa è importante avere fortuna.
Chloe: Be’, io non credo nella fortuna, credo nel duro lavoro.
Chris: Ah, il lavoro è indispensabile ma hanno tutti paura di ammettere quanta parte abbia la fortuna. In fondo gli scienziati stanno confermando sempre di più che la vita esiste solo per puro caso. Nessuno scopo. Nessun disegno».
In poche battute il regista statunitense valorizza la potenza incredibile della riflessione filosofica. In ogni momento della nostra vita dobbiamo pensare a quanta parte abbia il “caso” nello sviluppo del nostro destino. Non possiamo pensare di farla franca se abbiamo commesso un reato, ma non possiamo nemmeno escluderlo. Meglio non fare affidamento alla provvidenza quando siamo con l’acqua alla gola, ma un bel colpo di fortuna potrebbe salvarci.

Insomma potremmo essere nel caos e nella confusione più completi, ma usare la nostra intelligenza potrebbe essere un salvagente. Ce lo spiegano gli epicurei. I seguaci del grande studioso che visse tra l’isola di Samo e Atene avevano un antidoto miracoloso contro l’angoscia: lo scopo della vita umana è la felicità, per questo è necessario allontanarsi dal dolore e cercare il piacere. Gli epicurei, in questo senso, distinguono i piaceri necessari come mangiare, bere, dormire; quelli naturali non necessari come la comodità; quelli non naturali e non necessari come i lussi. La regola che dobbiamo usare è quella di evitare la dipendenza dai piaceri. Qualsiasi azione pratichiamo, escluse quelle naturali, dobbiamo renderci indipendenti avendo la possibilità di scegliere o non scegliere la comodità e il lusso. Solo così saremo in grado di vincere l’angoscia di privazioni provocare dalla sfortuna. Non sono necessari complicatissimi percorsi di fede o rieducazione, ma una seria e intensa riflessione filosofica. Senza la filosofia rischiamo di sentirci come lo stesso Woody raccontò di essersi trovato durante una fase di crisi nella lavorazione di un fim:

«Allora, in un momento tutto il film della mia vita mi è passato davanti. E io non ero nel cast!».

Per stare nel cast della nostra vita, meglio pensare come ci insegnano i filosofi.

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