La Prigione di Dracula a Budapest

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La Prigione di Dracula a Budapest.

 

A Budapest, tra il Bastione dei Pescatori e la Galleria Nazionale vi e’ un vicolo seminascosto tra gli edifici in mattoni. E’ facile superarlo senza neppure accorgersene. In fondo fa capolino un’insegna: il Labirinto. Incuriositi io e il mio compagno di viaggio seguiamo le indicazioni e giungiamo all’entrata di quello che sembrerebbe un complesso e intricato sistema di gallerie sotto l’imponente Castello di Buda. Lasciamo cosi’ gli ultimi bagliori del giorno ad illuminare la citta’ e ci addentriamo nei cunicoli rocciosi.

Sotto il palazzo si sviluppavano un tempo grotte di tufo calcareo scavate dal passaggio dell’acqua nel sottosuolo e arricchite poi dall’intervento dell’uomo da vere e proprie stanze e volte. Impiegate come cantine, camere di tortura, prigioni e depositi di armi, questi sotterranei si snodano fino a sedici metri di profondita’; per percorrerli interamente e’ necessaria almeno mezz’ora. Comincio ad avvertire un po’ di freddo: di tanto in tanto dal soffitto basso piovono gocce d’acqua, l’aria e’ umida. Oltre al fatto che non vi e’ un percorso prestabilito, ma solo sommarie indicazioni per evitare che qualsiasi visitatore si perda nei meandri del labirinto (cosa che la sottoscritta ha in ogni caso rischiato), a rendere l’ambiente ancora piu’ suggestivo sono le luci e le ricostruzioni d’epoca immerse nella nebbia. Mentre procediamo, l’illuminazione diminuisce progressivamente, in certe stanze e’ perfino assente. Dopo un po’ mi accorgo che le voci degli altri visitatori sono lontane, nessuno si e’ spinto cosi’ oltre rispetto agli ambienti principali. Poi ad un certo punto qualcosa rapisce il mio sguardo: su un riquadro appeso al muro, tra le altre informazioni sul labirinto, c’e’ scritto: “La prigione di Dracula”. Probabilmente saprete che Bram Stoker per il celebre romanzo del conte vampiro si sia ispirato alle figure storicamente esistite di Vlad II detto Dracul (drago o diavolo) e soprattutto di suo figlio Vlad III l’Impalatore, Dracul-Nasferatu ( colui che non muore o il morto vivente ). Il soprannome “Dracula” deriverebbe dall’Ordine del Drago di cui sia Vlad padre che figlio furono cavalieri. Fu proprio Vlad III ad essere rinchiuso nel Budavari Labirintus per un anno e in generale a restare prigioniero in Ungheria per ben dodici anni.

Occorre fare pero’ un passo indietro.

Vlad nasce nel 1431 in Transilvania, nel pieno dell’inarrestabile espansione dell’Impero Ottomano. A soli nove anni viene dato in ostaggio dal padre al sultano Murat II assieme al fratellino piu’ piccolo Radu, come garanzia di fedelta’, evento che segnera’ profondamente la vita e la personalita’ di Dracula. I due giovani crescono quindi presso la corte ottomana circondati dal lusso, ma anche dalla violenza: oltre ad apprendere la lingua e i costumi del luogo, Vlad III fa tesoro delle elaborate tecniche di tortura del sultano; negli anni della giovinezza conquista fama e ammirazione tra i turchi come condottiero.

Quando pero’ un giorno gli giunge notizia della morte del padre, decide di fuggire (si racconta travestito da ancella), e di riconquistare le sue terre, intento che raggiungera’ solo nel 1454.

Durante il suo regno si aggiudica il soprannome sanguinario di Impalatore: e’ l’impalamento infatti lo strumento di tortura che Dracula preferisce. Il supplizio pero’ non era inflitto sempre allo stesso modo. La punta dell’asta poteva essere piu’ o meno affilata: a volte era addirittura arrotondata e coperta di grasso e veniva infilata nel retto del condannato cosicche’ il peso stesso della vittima facesse penetrare lentamente l’asta nel corpo: l’agonia poteva durare anche diversi giorni. Altre discriminanti erano il livello sociale della persona o la colpa di cui si era macchiata. Quando a venire giustiziato era un uomo ricco, si sceglieva un palo piu’ lungo, cosparso di argento, perche’ lo sventurato godesse di una visuale migliore. Una donna accusata di adulterio invece veniva impalata di fronte la casa nuziale.

Gli scritti, ma anche numerose raffigurazioni, testimoniano vere e proprie foreste di nemici impalati e addirittura pare che Dracula amasse allestire banchetti davanti al macabro spettacolo. Nella citta’ di Sibiu (Romania) le fonti parlano di 10.000 persone impalate in solamente tre ore. Il folklore pullula di aneddoti e storie raccapriccianti sul suo conto: non mancano accenni ad episodi di cannibalismo e alla sua presunta ossessione per il sangue delle vergini. Ecco la fonte di ispirazione di Stoker.

Ma, come fini’ dunque prigioniero in Ungheria? Per scoprirlo occorre continuare il percorso e leggere (con un po’ di sforzo per chi, come me, non ha una vista d’aquila) gli altri riquadri. Il fratello Radu, rimasto tra le fila degli ottomani, inviato dal sultano, riesce a spodestare Vlad. Rifugiatosi sui monti della Transilvania e braccato, Vlad viene infine catturato dal re di Ungheria Matteo Corvino, costretto da un patto di non aggressione ad essere alleato dei turchi. Al cospetto di questi, ridotto in catene, pronuncera’ un discorso sibillino: “Voi mi credete sconfitto, maesta’, e senza alleati. In realta’ ho un amico molto influente, oserei dire di suprema potenza. Vi consiglierei prudenza perche’ noi non amiamo perdere”. Gli storici ritengono verosimilmente si riferisse al papa, i piu’ superstiziosi all’Anticristo.

A parte i lunghi mesi trascorsi nelle segrete sotto il castello, per i restanti dodici anni Dracula, protetto dal favore del papa per le numerose crociate intraprese, riceve un trattamento di favore, alloggiando in una sontuosa villa sulle rive del Danubio e sposa in seconde nozze, durante la prigionia, Ilona Szilagy, figlia del barone magiaro Mihail.

Ho la sensazione che il labirinto non finisca mai: quando pensiamo di aver compiuto tutti i possibili percorsi, ecco che c’e’ una nuova svolta, un passaggio che a prima vista ci era sfuggito. Mi chiedo se saremo in grado di tornare indietro, ora che siamo completamente soli. Intanto pero’ la storia di Dracula continua ad accompagnarci. Sara’ Papa Sisto IV a restituirgli la liberta’ e a volerlo alla guida di una nuova crociata.

Ad attendere una vita cosi’ oscura non poteva che esserci una fine altrettanto misteriosa. Dracula, poco dopo aver riconquistato la Valacchia, muore sul campo di battaglia, nell’ennesimo scontro con i turchi, ma del suo corpo si perdono ben presto le tracce. Forse bruciato per impedire che tornasse in vita, forse fatto a pezzi e portato ad Istanbul. La teoria piu’ accreditata lo vedrebbe sepolto in un monastero nella di citta’ di Snagov (Romania): la salma calzava al dito l’anello dell’Ordine del Drago.

Dopo qualche errore tra stanze e cunicoli che si assomigliano tutti, troviamo l’uscita. Ormai e’ calata la sera. Sorrido, mentre ci immergiamo di nuovo nei suoni caoticamente rassicuranti della citta’.

Una cosa e’ certa, a Stoker sarebbe bastato raccontare la terribile storia di Vlad III per scrivere un romanzo inquietante quanto il capolavoro “Dracula”.

 

 

Fonti ulteriori:

http://www.latelanera.com/vite-estreme/personaggio.asp?id=261

https://it.wikipedia.org/wiki/Vlad_III_di_Valacchia

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