Satyricon I – Sullo smarrimento d’un berretto

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Satyricon e’ una rubrica poetica di piccoli “esercizi di stile”, se cosi’ si possono definire, di stampo pseudosatirico. Gli argomenti trattati sono semplici e leggeri, adatti ad una lettura di piacere; non hanno pretese di genere, se non l’essere comici nel loro elevare, in terzine (con un distico finale in rima baciata) che imitano uno stile aulico, piccole disgrazie quotidiane delle persone, come possono essere lo smarrimento d’un cappello o la perdita di una schedina. Questo primo componimento affronta, appunto, il primo argomento citato: il protagonista, dopo aver perso il berretto di lana, ne piange la privazione e chiede perdono a Dio, perche’ il suo “nudo scalpo” non e’ dovuto ad una ritrovata fede, ma al duro evento cui il Fato l’ha condannato.

 

 

SATYRICON I – (Sullo smarrimento d’un berretto)

Ancor s’odono i cupi e dolenti pianti

-che si spandono nella sera urbana-

di quando fuggisti gl’orecchi santi,

 

per coprir capi di stirpe men sana,

fuggendo quelli a te cari e fidati,

di certo piu’ degni della tua lana.

 

I miei lobi, ora raggelati,

i passati giorni van rimembrando

quando eran dal tuo tepor ammantati.

 

Quali altri crini ti stanno indossando?

Forse d’un giovane i velli fluenti?

O ‘l calvo vecchio ch’or va passeggiando?

 

Io piango e Dio sorride ai lamenti,

che’ ‘l capo mio ora non piu’ velato

par mostrar riverenza e pentimenti.

 

O Dio, possa io esser perdonato

se ‘l nudo scalpo non per sentimento

porto, ma per dannazione del Fato

 

che, vil, m’ha destinato al duro evento,

meschino, spregevole, greve e abbietto,

ovvero del cappel lo smarrimento.

 

Giuro, vorrei trovar cristian rispetto,

ma non posso senza alzar il berretto.

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