La Sindrome di Firenze

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Vi e’ mai capitato di essere talmente travolti dalla bellezza di un luogo da provare come un senso di confusione, o tachicardia, vertigini e capogiri? Se si’, siete stati colpiti anche voi dalla Sindrome di Stendhal.

Fu proprio lo scrittore francese Marie-Henri Beyle, meglio conosciuto proprio come “Stendhal”, a delineare questa patologia spicosomatica che in prima persona lo colpi’ e che descrisse nella sua opera “Roma, Napoli e Firenze” del 1817.

“La’, seduto su un gradino di un inginocchiatoio, la testa abbandonata sul pulpito, per poter guardare il soffitto, le Sibille del Volterrano mi hanno dato forse il piacere piu’ vivo che mai mi abbia fatto la pittura… ero arrivato a quel punto di emozione dove si incontrano le sensazioni celestiali date dalle belle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi: la vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere.” Sono proprio queste le parole dello scrittore che segnarono la sua visita presso Firenze.

Tale affezione e’ denominata, infatti, anche come “sindrome di Firenze” proprio perche’ e’ li’ che si e’ registrata la maggior parte degli effetti sintomatici. Tanto e’ vero che e’ proprio l’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze a registrare un gran numero di stranieri colpiti da malessere dopo la visione di questa straordinaria citta’.

Ad esaminare nel dettaglio la sindrome, mediante anche casi clinici, e’ stata la psicanalista italiana e esperta di storia dell’arte, in particolare di Michelangelo, Graziella Magherini. Tuttora ella e’ membro didatta dell’Associazione Italiana di Psicoanalisi e dell’International Psychoanalytic Association, nonche’ attuale presidentessa dell’International Association for Art and Psychology (ndr. Gruppo di studio interdisciplinare Arte e Psicologia). Ella e’ nota per aver scritto un libro proprio su tale sindrome in cui descrisse piu’ di 100 casi.

Il malessere e’ transiente e non lascia segni permanenti, ma si puo’ esternare con diverse manifestazioni: dalle crisi di panico ai disturbi di tipo cognitivo, fino agli stati depressivi.

Gli studi più recenti correlati alla patologia si riferiscono alla Neuroestetica, fondata da Semir Zeki. Questa scienza studia come il cervello reagisce di fronte ad un’opera d’arte. L’immedesimazione e, quindi, anche i vissuti passati sono protagonisti di tale studio che mette in luce il meccanismo dei neuroni specchio, i quali ci fanno sentire parte dell’opera tramite l’identificazione nei protagonisti raffigurati nella stessa.

Una sindrome affascinante e curiosa che in Italia trova la sua culla nel nostro colossale patrimonio d’arte. Ad esserne colpiti sono sicuramente gli individui piu’ sensibili ed emotivi. In particolare sono soprattutto gli stranieri a soffrirne, forse perche’ noi, invece, sin da piccoli siamo abituati a vivere circondati dalla bellezza smisurata del nostro paese. Un’abitudine meravigliosa, ma che, forse, ci ha reso un poco apatici di fronte alla grandiosita’ dell’arte?

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