Cio’ che dimenticai

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Precipizio

che guardi di lontano,

percepisci

ogni mio passo.

 

Il gelo nebbioso

m’ispira

a cadere in te.

Incerta. Brivido.

 

Un frusciare familiare

mi giunge

e dimentico.

 

Il profumo di lavanda

s’intrica, serpeggia,

s’intrama

e ricompone i frammenti

della mia passata inettitudine.

 

Le spire del vento

m’avvolgono,

senza stringere,

come le sue braccia.

 

Il gabbiano

mi sussurra:

“e’ tempo

di tornare”.

 

Retrocedo

e m’abbandono

in questo letto

di ricordi familiari.

 

Una goccia

mi bagna.

Buonanotte anche a te

Madre.

 

 

(Questa poesia è stata una delle vincitrici alla IV edizione del Premio Letterario di Poesie “Giusy Santonocito”)

 

 

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