Una graziosa tinta mortale

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Una bellezza tendente al barocco, brillante nei tessuti e articolata nelle acconciature e’ quella che domina l’eta’ vittoriana. Un’epoca ricca di novita’ che con il tempo divennero tradizione: l’abito bianco da sposa fu, infatti, indossato per la prima volta proprio dalla regina Vittoria d’Inghilterra. La moda vittoriana viene ricordata con stupore, ma tra i merletti e le tinte sgargianti si cela un segreto mortale: gli abiti dell’ottocento si rivelarono essere altamente pericolosi.

Un esempio piu’ banale di pericolo viene rappresentato dalla crinolina, una sottogonna dalla struttura rigida usata per mantenere il peso degli abbondanti abiti signorili. Ingombranti e scomode le grandi gonne si impigliavano nelle macchine da lavoro e persino nelle carrozze, provocando incidenti quotidiani. Con l’invenzione della crinolina nessuno aveva pensato ad un uso criminale, ma fu questo che si diffuse nell’ottocento: la grande gonna era diventata il mezzo per compiere un furto. Un giornale dell’epoca ci racconta che una donna riusci’ a nascondervici bonbons, orologi, gabbie per uccelli e pasticci di carne prima di essere arrestata. Non bisogna dimenticare, inoltre, che, nonostante i progressi dell’epoca, le citta’ erano luride e le malattie si diffondevano con grande facilita’. Le lunghe gonne, strisciando sulla strada, entravano in contatto con il fango e gli escrementi e in tal modo germi e batteri venivano portati nelle case. Come se questo non bastasse gli abiti venivano confezionati da sarte in luoghi privi di igiene e cosi’ malattie come tifo e tubercolosi venivano trasmesse per mezzo dei tessuti.

Il vero pericolo della moda ottocentesca si nasconde proprio nei tessuti: il cotone bianco cosi’ popolare nel XIX secolo era altamente infiammabile. Il tulle cosi’ fine ed elegante era la minaccia maggiore poiche’ bruciava rapidamente; alcuni documenti ci riferiscono che la famosa ballerina Clara Webster mori’ nel 1844, dopo che il suo vestito prese fuoco in teatro. Oltre a bruciare i tessuti vittoriani rilasciavano tossine, in quanto le tinte utilizzate contenevano un alto livello di arsenico. In particolare fu il verde sgargiante che conto’ più vittime. Le calze colorate con l’anilina davano infiammazioni ai piedi degli uomini, e portavano agli operai che li producevano dolori e perfino tumori della vescica. Un rapporto commissionato dalla Ladies’ Sanitary Association nel 1860 scopri’ che in un solo cappello c’era arsenico sufficiente per avvelenare 20 persone.

Il cappello a cui nessun uomo di classe dell’eta’ vittoriana rinunciava era un’assicurazione mortale. I copricapi erano pregni di mercurio, una sostanza estremamente pericolosa che puo’ rapidamente entrare nel corpo attraverso la pelle o l’aria. Il mercurio veniva utilizzato in grande quantita’ per trasformare le pellicce di lepri e conigli in feltro malleabile. Non erano tanto i compratori ad entrare in contatto con la sostanza nociva, grazie alla fodera interna, ma piuttosto gli stessi produttori. Molti cappellai soffrirono di avvelenamento da mercurio. La sostanza tossica porto’ molti alla pazzia, tanto che alcuni associarono gli squilibri mentali da mercurio dei cappellai all’appellativo di “cappellaio matto”.

 

Anche le capigliature eccentriche delle signore non ebbero un ruolo meno incisivo sulla scena, infatti tra i boccoli spuntavano dei graziosi uccellini impagliati. L’addobbo piu’ in voga del tempo era assai nocivo: la prassi dell’imbalsamazione prevedeva all’epoca un copioso uso di arsenico e altri prodotti velenosi. Persino i pettini di celluloide, che alcune donne usavano per ornare le loro acconciature, erano un possibile pericolo in quanto esplodevano se scaldati troppo. Le donne non potevano rinunciare alle loro acconciature altissime, cosi’ come non poteva venire meno il trucco. Le signore della ricca borghesia vittoriana si sottoponevano a lunghe sedute di trucco per accentuare il proprio pallore, era infatti il bianco pallido il simbolo della nobilta’. Questa moda nacque per voler copiare un dipinto di una donna di quei tempi, ma il pallore tanto amato della carnagione della fanciulla era dovuto alla tubercolosi da cui era infetta e per cui mori’. Per ottenere il colore ricercato si faceva uso di cosmetici a base di piombo, i quali potevano provocare anche paralisi e disturbi nervosi. In molte all’epoca volevano avere il pallore di un fantasma e cosi’ la moda le accontento’ portandole alla morte.

 

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