L’apprendista stregone – 1. La Bacchetta Magica

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LA BACCHETTA MAGICA

 

 

Nel dare inizio a questa mia strampalata rubrica sulla Magia e sul Folklore nella Letteratura e non solo, ho pensato che fosse d’obbligo partire dall’oggetto che piu’ di tutti rappresenta il nostro apprendista stregone e su cui mi sono interrogata meno in questi anni: mi riferisco alla bacchetta magica. Lo strumento in questione, carico di significati simbolici, trae origine, molto probabilmente, dal legame ancestrale tra l’uomo e la natura (proprio dal legno si intagliano le bacchette): addirittura secondo una fantasiosa ricostruzione, il suo antenato per eccellenza sarebbe la clava, il primo strumento di potere, oltre che un indubbio simbolo di forza, per l’uomo preistorico; una sua possibile evoluzione storica sarebbe quindi anche lo scettro, simbolo del potere del sovrano. Mentre, secondo Freud, essa assurgerebbe ad emblema fallico di dominazione.

Gia’ negli affreschi dell’Antico Egitto compaiono le prime bacchette, ma anche le culture nordiche non sono da meno. I druidi e i maghi dei popoli celti celebrano i riti con bacchette ricavate da alberi considerati sacri, come il tasso, il salice o il biancospino. Per quanto riguarda il Cristianesimo, in molti affreschi del III e IV secolo, all’interno di catacombe, Cristo compie miracoli con una bacchetta. Perfino nel diritto romano, alcuni atti solenni prevedevano l’utilizzo di un oggetto molto simile ad una bacchetta: nella vindicatio di una res, ovvero quando un cittadino rivendicava la proprieta’ di un bene, come riporta Gaio, nelle sue Istituzioni: – …Colui che effettuava la vindicatio, teneva la festuca (una bacchetta); quindi afferrava la cosa (oggetto di controversia), come ad esempio uno schiavo, e cosi’ diceva: “Io affermo, secondo il diritto dei Quiriti, che questo schiavo e’ mio. Cosi’ come ho detto, ecco contro te ho imposto la vindicta” – .

Nell’Antico Testamento, Mose’ si serve di un bastone da pastore per aprire le acque del Mar Rosso e per compiere tutto cio’ che Dio gli comanda.

Il Signore disse a Mose’ e ad Aronne: “Quando il faraone vi chiedera’: Fate un prodigio a vostro sostegno! tu dirai ad Aronne: Prendi il bastone e gettalo davanti al faraone e diventera’ un serpente!”. Mose’ e Aronne vennero dunque dal faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato: Aronne getto’ il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente. Allora il faraone convoco’ i sapienti e gli incantatori, e anche i maghi dell’Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa. Gettarono ciascuno il suo bastone e i bastoni divennero serpenti. Ma il bastone di Aronne inghiotti’ i loro bastoni. Pero’ il cuore del faraone si ostino’ e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore.

Nell’Odissea, invece, la maga Circe adopera una bacchetta per trasformare i soldati in porci.

La’ abita Circe, figlia del Sole e di Perseide, sorella di Eeta, esperta di ogni genere di veleno. Odisseo divide a sorte i suoi compagni e mentre resta sulla nave, Euriloco parte con ventidue compagni per recarsi da Circe; tutti entrano, eccetto Euriloco. Costei offre a ciascuno un miscuglio di formaggio, di miele, d’orzo e di vino, e lo rimescola con il veleno. Mentre bevono, trasforma il loro aspetto toccandoli con una bacchetta, e alcuni li rende lupi, altri maiali, altri ancora asini, altri leoni.

Un’altra bacchetta leggendaria e’ quella di Hermes, il dio greco maestro nell’arte dell’inganno.
Nota con il nome di Caduceo, veniva descritta come una bacchetta alata e avvinta nelle spire di due serpenti. Secondo il mito, gli venne data da Apollo in cambio di un flauto, divenendo il simbolo del potere del dio.
L’iconografia del caduceo si rinviene gia’ nelle raffigurazioni del 3500 a.C. in Mesopotamia. Secoli dopo, i greci vi aggiunsero le ali per celebrare la sveltezza e la furtivita’ del dio.
Una leggenda diffusa a Roma narra, invece, che Mercurio (il nome romano di Hermes) avesse creato il caduceo quando si era imbattuto in due serpenti che lottavano. Il Dio pose fra loro la sua verga e quelli vi si attorcigliarono e divennero subito amici.
E’ spesso confuso con la bacchetta di Esculapio, il dio della guarigione: un lungo bastone al quale si avvinghia un unico serpente, animale che ogni anno con la muta cambia la vecchia pelle e quindi emblema di rinascita e di rinnovamento.
Entrambe vengono infatti associate alla medicina: non e’ un caso che in epoca medievale i medici portassero con se’ una canna per palesare la propria professione.

Infine, per chi fosse interessato a fabbricarsi una bacchetta che eguagli quella di Sambuco (la potentissima bacchetta nel mondo di Harry Potter), uno dei testi medievali piu’ noti sull’argomento, La Clavicola di Salomone, afferma che la bacchetta ideale dovrebbe essere tagliata dall’albero di nocciolo con un solo colpo di un’ascia appena forgiata.

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