The Process: il futuro della NBA

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Nello sport, cosi’ come nella vita, e’ fondamentale saper fare delle scelte, riuscire a capire quando e’ il momento di abbandonare una via per intraprenderne una nuova, distruggere per poter ricostruire qualcosa di migliore, piu’ solido e duraturo. E’ di questo che si parla all’edizione annuale della MIT Sloan Sports Analytics Conference (SSAC), tenutasi lo scorso 24 febbraio. Il tema della conferenza e’, appunto, “Trust the Process? Team Building and Rebuilding in the NBA (Fidarsi del Processo? Costruzione e ricostruzione delle squadre nella NBA)” e tra gli ospiti non poteva certo mancare Sam Hinkie, ex GM (General Manager) dei Philadelphia 76ers e artefice di cio’ che oggi e’ riconosciuto come “The Process”, ovvero una delle operazioni di team rebuilding piu’ grandi, e che si prospetta essere una delle piu’ riuscite della storia della NBA.

Estate 2016. I Sixers chiudono la Regular Season all’ultimo posto della Eastern Conference con un terribile record di 10-72 (solo 10 partite vinte sulle 82 disputate), situazione che porta la proprieta’ alla scelta radicale di ricostruire la squadra. Il compito viene affidato proprio a Sam Hinkie, al quale viene richiesto di non costruire una squadra ragionando sul breve periodo, ma di provare a creare basi solide che possano garantire buoni risultati per alcuni anni (vincere un titolo e’ l’obiettivo principale, ma non l’unico), facendo tutto cio’ che e’ necessario e sacrificando anche un paio di stagioni alla causa. Per realizzare questo progetto, Hinkie sa bene di aver bisogno di due elementi fondamentali dai quali non puo’ prescindere: uno di essi e’ un capo allenatore in grado di risollevare le sorti di una franchigia disponendo di un roster giovane e spesso male assortito a causa dei continui scambi, cessioni e acquisizioni. La scelta va su Brett Brown, australiano di scuola Spurs (vice di Coach Popovich dal 2009 al 2013) e con le idee chiare: rendere piu’ efficiente l’attacco prendendo un maggior numero di tiri ad alta percentuale e dare assolutamente un’altra faccia alla difesa, ed e’ proprio quello che fa: la percentuale di canestri segnati dal campo sale dal 43.1% della stagione 2015-16 al 47.1% del 2017-18 e, in particolare, quella di canestri dall’arco dal 33.9% al 36.7%. In difesa, dal defensive rating di 106.7 del 2015-16 (25° peggior difesa della Lega) si passa al 102.3 di quest’anno (meglio dei Sixers solo Boston, Utah e San Antonio). Gli incredibili progressi della squadra pero’, non passano solo dalle mani di Coach Brown, ma anche da quelle di un ragazzone di 2.13m che fino a qualche anno fa non sapeva neanche cosa fosse il basket.

Coach Brett Brown a dialogo con Ben Simmons durante un time out

Il secondo elemento fondamentale di cui necessita assolutamente Sam Hinkie e’ infatti un cosiddetto franchise player, il giocatore-franchigia, quello in grado di caricarsi l’intera squadra sulle spalle e di segnare il canestro decisivo che vale la vittoria; a Philadelphia, Pennsylvania, questo ruolo non ci mette molto a prenderselo Joel Embiid, ventiduenne camerunese selezionato dai Sixers come terza scelta assoluta al Draft NBA 2014. Joel, anche grazie al suo fisico, e’ in grado di dare a Philadelphia cio’ che le manca e di cui ha disperatamente bisogno: porta un’importante presenza sotto canestro sia in attacco (con isolamenti e penetrazioni al ferro), sia in difesa (e’ un eccellente difensore e in questa stagione viaggia a una media di 11 rimbalzi a gara). Tra il 2015 e il 2017 il quintetto viene ulteriormente rinforzato con uomini di qualita’ e capaci di fare la differenza anche in ingresso dalla panchina, come J.J. Redick e Marco Belinelli (ottimi tiratori dalla lunga distanza e giocatori di grande esperienza), Dario Saric (ala grande che puo’ giocare anche da playmaker), T.J. McConnell (importantissimo nelle rotazioni di Coach Brown, primo giocatore della stagione ad aver realizzato una tripla doppia partendo dalla panchina), Robert Covington e molti altri. Nonostante l’innesto di alcuni dei giocatori sopra menzionati, la situazione non migliora granche’: Philadelphia chiude il 2017 al quattordicesimo posto e con sole 28 vittorie a referto, certo, meglio delle 10 dell’anno precedente, ma comunque non abbastanza per essere competitivi (l’accesso ai Playoffs, solitamente, si guadagna con almeno 40 vittorie).

J.J. Redick e Marco Belinelli: la panchina e’ importantissima all’interno delle dinamiche di gioco dei Sixers

Non c’e’ pero’ da preoccuparsi, il sacrificio di una o due stagioni per rodare la squadra era stato preventivato. La vera consacrazione del progetto di Hinkie e la conseguente svolta per il futuro di Philadelphia si hanno nella stagione 2017-18, con il prepotente ingresso nella NBA di un ragazzo australiano che porta il nome di Ben Simmons. C’e’ chi lo paragona a LeBron James, chi a Magic Johnson, ma una cosa e’ certa, quello che sta facendo Ben nel suo anno da rookie e’ qualcosa che trascende dal normale, tanto che il premio ROY (Rookie Of the Year) gli sembra destinato da inizio stagione. Tanto per dirne una, Ben e’ entrato nel club dei giocatori ad aver realizzato almeno 1000 punti, 500 assist e 500 rimbalzi nella sua prima stagione, club di cui fanno parte solo Oscar “Big O” Robertson e Magic Johnson. Philadelphia, in questa stagione, occupa attualmente il terzo posto, dietro a Toronto e Boston e, anche se non vincera’ il titolo, e’ lecito chiedersi dove puo’ arrivare questa squadra, al cui attuale roster va certamente aggiunto il valore di Markelle Fultz, prima scelta al Draft 2017 e rimasto fuori quest’anno per infortunio.

Da sinistra verso destra: Ben Simmons (21 anni), Joel Embiid (24 anni) e Markelle Fultz (19 anni). Il futuro di Philadelphia e’ fondato sui giovani

Tornando alla conferenza SSAC, particolare rilevanza assumono le parole dell’ex giocatore di Toronto e Miami Chris Bosh, di cui riporto qui un estratto: “One of the main things is the joy, having joy of going out there and playing at a high level getting on the platform. You might not win a championship but, hey, we had a hell of a run in the Playoffs. You look around and see the excitement in the city because you’re competing for something Mai come oggi queste parole rispecchiano la realta’ di una delle franchigie piu’ promettenti della NBA, mai come oggi possiamo essere certi che il futuro e’ a Philly, mai come oggi, let’s trust The Process.

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