Una parola, uno scherzo, una violenza. Nelle scuole di oggi non si puo’ stare tranquilli. Come prevenire?

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I dati sono chiari e li mette sul banco lo studio Istat “Bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”: “Nel 2014, poco piu’ del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti.

Il 19,8% e’ vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioe’ le subisce piu’ volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.”.

Le prepotenze si classificano in brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).

Ogni anno i dati vanno peggiorando e non solo per i ragazzi/e ma anche per gli insegnanti: nei primi quattro mesi del 2018 ben 26 insegnanti sono stati aggrediti dentro o nei dintorni di scuole italiane. Uno ogni quattro giorni, secondo i dati riportati su Repubblica da Corrado Zunino.

Quando parliamo di studenti piu’ maturi arriviamo anche a casi di violenze sessuali in particolare verso le ragazze, in maggioranza atti di violenza meno gravi ma non si escludono stupri. Questi ultimi sono molto piu’ diffusi in America. Ma ne sappiamo veramente abbastanza? Di nuovo i dati ci dicono che 9 donne/ragazze su 10 non denunciano le violenze sessuali. Gli psicologi, infatti, rivelano che la vergogna dopo un tale atto e’ cosi’ preponderante da bloccare totalmente le vittime, con conseguenze incontrollabili per la stabilita’ emotiva delle stesse.

Legato a tali brutalita’ vi e’ il verificarsi di depressioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ rivela che nel 2001 la depressione si trovava al quarto posto fra le malattie causa di invalidita’, ma si prevede che entro il 2020 raggiungera’ il secondo posto dopo le malattie cardiovascolari. Tra i giovani la depressione si e’ diffusa in modo particolare negli ultimi anni e, insieme ad essa, il suicidio.

Come ogni anno, sara’ il 10 settembre la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, su iniziativa dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita’) e dell’IASP (Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio). Secondo l’Istat, sono stati 594 in un anno i casi di suicidio tra i ragazzi dai 15 ai 34 anni. Numeri incredibili ma soprattutto in incredibile aumento.

Come prevenire?
Sicuramente l’attenzione da parte dei genitori da’ la possibilita’ del campanello d’allarme. L’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, l’isolamento e la mancanza di volonta’ nel fare cio’ che prima era una passione sono i primi sintomi di depressione con più visibilita’.

Dall’altra parte gli insegnanti, nell’attenzione verso gli studenti presi di mira, i piu’ deboli ma non solo: dietro una maschera di felicita’, magari un ragazzo pieno di amici, si puo’ svelare una fragilita’ nascosta.

E poi noi, compagni di scuola, universita’, colleghi di lavoro, con una semplice parola buona possiamo dare una speranza a qualcuno che si sente senza piu’ nessuno al mondo.
A volte questo stato di angoscia puo’ essere alleviato con i modi piu’ semplici, infatti. Un saluto, una domanda o semplicemente la compagnia.

Credi di aver bisogno di aiuto? Credi che tuo figlio, un tuo compagno, alunno o collega mostri sintomi di disturbi mentali? E’ prima di tutto consigliabile recarsi in un centro di salute mentale o invitare il diretto interessato a farlo. Ne e’ un esempio il CSM di Frascati distretto H1 di via Enrico Fermi, n° 2, 00044, aperto dal lunedi’ al venerdi’ dalle ore 8,00 alle ore 20,00 e il sabato dalle ore 8,00 alle ore 14,00.
(Trova il più vicino a te nel Lazio qui: https://www.psicologiaeterapia.it/ospedali%20cliniche/psichiatria_csm.htm )

Il suicidio non dovrebbe mai essere un’opzione. La depressione si puo’ sconfiggere in tempo. Aiutiamo chi ci e’ accanto. Guardiamo con piu’ cura le persone a noi vicine e anche noi stessi.

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