Una questione di potere

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La stretta di mano e’ un biglietto da visita, permette di identificare, in pochi secondi, il carattere di una persona: insieme allo sguardo e’, infatti, il primo contatto che ha luogo tra due persone sconosciute. La stretta di mano e’ considerata come un gesto non verbale della comunicazione e puo’, dunque, esprimere i pensieri di una persona.

Questo tipo di gesto e’ comune a tutto il mondo, ma ogni cultura fa riferimento a diversi motivi storici che ne hanno designato l’uso. Per gli egiziani la stretta di mano era un simbolo di dono e veniva associata all’idea di un passaggio del potere divino dal cielo in terra, al faraone. Quest’ultimo, in una cerimonia annuale, stringeva la mano della statua del Signore dei Signori, in modo da ricevere l’estrema autorita’. Per i romani ed i greci, la stretta di mano veniva utilizzata per salutare o per dichiarare una tregua e consisteva nell’afferrare l’avambraccio dell’altro.

Nei primi insegnamenti islamici, invece, la stretta di mano era utilizzata per riconoscere il bene ed il male. La mano destra rappresentava la bonta’ e per questo motivo quando gli uomini si incontravano porgevano la mano destra, in segno di uguaglianza e rispetto. Anche nel cristianesimo viene associata la mano sinistra al diavolo e, dunque, si scambia la mano destra in segno di pace. Nel XIV secolo, i cavalieri porgevano le mani in avanti per dimostrare di essere disarmati e con la destra alzavano l’elmo, da qui l’uso della mano destra per salutare.

 

La proprieta’ piu’ nota di una stretta di mano, per identificare la tendenza caratteriale di una persona, e’ quella dell’intensita’. Alcuni studiosi affermano che una stretta di mano molle indica insicurezza, viceversa una stretta vigorosa e’ indice di aggressivita’, sicurezza o prepotenza. Ad indicare il carattere dell’individuo e’ anche la distanza posta tra i corpi, una persona che tende ad avvicinare l’altro e’ insicura, o piu’ semplicemente ha una considerazione diversa dello spazio personale in base alla provenienza geografica; chi invece tende il braccio vuole mantenere una certa distanza per delimitare il proprio spazio personale, che non deve essere invaso.

La stretta di mano e’, pero’, anche una questione di potere. Questo gesto puo’ essere dominante, di sottomissione o di uguaglianza, in base alla posizione che la mano assume. Chi dà la mano e ruota il polso verso sinistra in modo che il proprio dorso sia visibile ad entrambi, sta attuando un’azione di dominanza, viceversa chi ha il dorso della mano non visibile e’ sottomesso. Quando la stretta di mano avviene perpendicolarmente allora ci si trova in una situazione di uguaglianza e rispetto. Questo “gioco” di potere viene spesso attuato in politica, infatti, chi ha il palmo visibile alla stampa e’ chi domina la scena. In certi casi questa sottomissione viene oppressa ponendo la mano libera sopra la mano dell’altra persona, in modo tale da coprirne il dorso dominante. In altri casi viene messa in gioco la spalla, solitamente simbolo di stima per l’altro, ma spesso usato per mascherare altre intenzioni. Un esempio puo’ essere quello di Justin Trudeau, primo ministro canadese, ed il presidente Donald Trump studiato dall’esperta di linguaggio del corpo Patti Wood. Secondo l’analisi della studiosa, Trudeau, nell’incontro del 14 febbraio 2017, avrebbe voluto esprimere forza ponendo la mano sulla spalla del presidente, ma l’azione non ha avuto successo poiche’ posizionata troppo in basso e in maniera poco vigorosa.

Una stretta di mano, dunque, puo’ definirci in pochi istanti e non sempre rappresenta il noto simbolo di pace ma, piuttosto, si tratta di una sfida.

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