Recap semifinali di Conference NBA 2018

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Houston Rockets-Utah Jazz  4-1

Come da pronostico, Utah non ha saputo impedire il passaggio del turno ai Texani, ma ha comunque contribuito a mettere in evidenza alcuni tratti critici del gioco Dantoniano. L’attacco di Houston, fatto quasi esclusivamente di penetrazioni e tiro da 3 punti e focalizzato solo su pochi attaccanti specifici, potrebbe incepparsi qualora questi dovessero trovare una cattiva serata al tiro: e’ proprio quello che e’ successo in gara-2, nella quale i Jazz hanno sbancato il Toyota Center, grazie anche alla super prestazione di un ispirato Joe Ingles da 77% di canestri dal campo e 7/9 triple messe a segno. Quando invece i Rockets giocano di squadra e costruiscono canestri piu’ facili hanno il controllo della sfida, come dimostrano i 26 assist e il 48% dal campo di gara-3. I Jazz, tutto sommato disputano una buona serie, era complicato fare di meglio contro questi Rockets: per l’anno prossimo possono contare su una buona panchina (capace di dare il proprio contributo anche con assenze pesanti come quelle di Rubio ed Exum) e sul talento della loro stella. Proprio Donovan Mitchell, nel finale di gara-5 va ad abbracciare Chris Paul (autore di una gara da 41 punti, record ai Playoff per lui) dicendogli “Vai a prenderti il tuo primo anello fratello, te lo meriti”; e’ infatti per Paul la prima finale di Conference della sua carriera e, per Houston, un’importante occasione per giocarsi le Finals contro i campioni in carica dei Golden State Warriors.

Donovan Mitchell in palleggio contro James Harden in un episodio della serie

 

Golden State Warriors-New Orleans Pelicans  4-1

Grande prova di forza di Golden State che, grazie alla difesa e al talento cristallino dei suoi campioni, batte New Orleans in 5 gare. Le rotazioni, le strategie difensive e i quintetti messi in campo da Steve Kerr mandano in confusione i Pelicans che, come gia’ accaduto ai San Antonio Spurs, hanno grossi problemi in accoppiamento, specie su Kevin Durant, e in fase di costruzione del gioco, con Rondo marcato fisso da Draymond Green che e’ comunque sempre libero di staccarsi dal lato debole e andare a raddoppio specialmente su Davis. Fondamentale, come sempre, la profondissima panchina degli Warriors: Kerr puo’ contare infatti su Kevon Looney per limitare offensivamente Davis e su Nick Young, schierato titolare nelle prime partite per non rischiare subito Curry al rientro dall’infortunio. Con rotazioni così larghe ed efficienti, Golden State puo’ anche permettersi di rimanere piu’ tempo in campo con il cosiddetto “Death Lineup” (il quintetto basso) poiche’ non e’ conveniente giocare con troppi lunghi contro New Orleans. Gli Warriors, dopo gara-5, raggiungono le 15 partite consecutive vinte in casa ai Playoff (eguagliando il record dei Chicago Bulls della stagione 1990-91) e si proiettano verso la finale contro i Rockets: “Dicono di essere costruiti per batterci? Possono dire quello che vogliono, le partite poi vanno giocate sul campo”, queste le parole di Draymond Green, che punta al terzo titolo in 4 anni con i Californiani.

Stephen Curry, autore di un’ottima serie al rientro dall’infortunio

 

Toronto Raptors-Cleveland Cavaliers  0-4

Dalle mille sorprese la sfida a Est tra Toronto e Cleveland, che termina inaspettatamente con una sonora batosta inflitta ai canadesi da King James e compagni, e sottolineiamo “e compagni”. In questa serie Cleveland appare una squadra totalmente diversa da quella che ha battuto a fatica Indiana, soprattutto dal punto di vista del gioco: da una serie nella quale nessun compagno di LeBron e’ mai riuscito a superare i 20 punti in una singola partita, a una nella quale i Cavs hanno sempre terminato la gara con almeno 5 giocatori in doppia cifra. Cleveland e’ passata da essere la squadra con il peggior attacco (94,9 punti di media contro Indiana) a quella col migliore (118,5 in questa serie, col 41% da tre punti e il 52,3% dal campo). Segnali confortanti per Coach Tyronn Lue e per LeBron James, che dopo il passaggio del turno spende parole generose per i suoi compagni: “I miei compagni sono stati fantastici fin da gara-1, quando io ho giocato in maniera orribile, e loro mi hanno aiutato a vincere. Da gara-2 in poi non ho fatto altro che seguire la loro leadership fino alla vittoria di stasera”. Poco da salvare c’e’ invece della serie di Toronto, giunta con le migliori aspettative ma eliminata nel peggiore dei modi; consapevole della prestazione sottotono dei suoi, Coach Dwane Casey dichiara al termine di gara-4: “Abbiamo disputato una stagione meravigliosa, ma ai Playoff c’è un livello di basket diverso, e stasera ne abbiamo avuto la riprova”.

LeBron James chiude un’azione in schiacciata davanti alla colpevole difesa dei Raptors

 

Boston Celtics-Philadelphia 76ers  4-1

La strepitosa annata di Philadelphia si conclude in semifinale di Conference, avendo comunque disputato una buona serie contro Boston; un secondo turno di Playoff combattuto infatti, va gia’ ben oltre le piu’ rosee aspettative di inizio stagione, ora stara’ a loro e alla dirigenza capire come fare il prossimo passo in avanti. I Celtics si sono dimostrati squadra piu’ pronta e matura dei Sixers, che pagano l’inesperienza e le tante piccole disattenzioni commesse in gara: un accoppiamento svantaggioso concesso con troppa facilita’, una palla persa evitabile, un taglia-fuori mancato, un tiro affrettato, sono tutti fattori che possono fare la differenza nell’economia di gare giocate fino all’ultimo possesso (vedere gara-2, gara-3 e gara-5, tutte e tre sconfitte arrivate con non piu’ di 5 punti di scarto). La profondita’ e la prontezza del roster di Coach Stevens stupiscono ancora una volta: nonostante le numerose assenze (ricordiamo quelle di Kyrie Irving, Gordon Hayward, Shane Larkin e Daniel Theis) gli uomini in campo danno sempre il massimo, dalla difesa, con l’intensità di Marcus Smart e l’intelligenza di Al Horford, all’attacco, con le solide prestazioni di Terry Rozier e Jaylen Brown e un incredibile Jayson Tatum che chiude tutte le 5 partite della serie con almeno 20 punti a referto e dimostrando una maturita’ e un’intelligenza tattica difficili da associare a un ragazzo al suo primo anno in NBA. Per Boston, e’ tutta da giocare la finale contro i Cavs di LeBron James.

Al Horford, quasi sfinito, esulta al termine della combattutissima gara-5, portata a casa grazie a un canestro di Smart nel finale
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