La condanna di essere una vittima

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10 maggio 2018. Noura Hussein Hammad viene condannata alla pena capitale per aver ucciso il marito stupratore, armata di un coltello da cucina, in una lotta per la sopravvivenza.

 

La giovane sudanese era stata costretta a sposarsi all’età di 13 anni per volere del padre, ma si e’ trasferita dal marito solo dopo aver concluso gli studi tre anni dopo, nell’aprile del 2017. Forzata a sposarsi Noura si e’, pero’, rifiutata di consumare il matrimonio, cosi’ il marito ha reclamato il proprio “diritto” con l’aiuto di due fratelli ed un cugino: immobilizzata dai parenti Noura e’ stata violentata una prima volta. Il giorno successivo, il 3 maggio 2017, il marito tenta di violentarla nuovamente ma Noura decide di ribellarsi afferrando un coltello da cucina per potersi difendere davanti alle parole del marito “O muori tu, o muoio io”, come racconta Sodfa Daaji, del network europeo donne migranti, che si e’ occupata del caso della giovane sudanese. Nel combattimento Noura si ritrova sola con il cadavere del marito e decide di tornare a casa dal padre che, pero’, la consegna alla polizia. La giovane Hammad viene rinchiusa nella prigione di Omdurman, la piu’ grande citta’ del Sudan, e nel mese di luglio comincia il suo processo.

 

29 aprile 2018. Dopo un lungo periodo di prigionia Noura viene accusata di omicidio volontario, atto che in Sudan e’ punito con la pena di morte in quanto, nel Paese, vige la legge islamica detta Shari’ah. Il giudice che si occupa del caso di Noura decide di non prendere in considerazione lo stupro del marito, nonostante la ragazza riportasse ferite di difesa tra cui tagli alle mani e segni di morsi sulla spalla, e dunque di non considerare la legge che riconosce la violenza coniugale. Noura non può essere salvata, bensi’ viene condannata alla pena capitale.

 

Nonostante varie organizzazioni, tra cui Amnesty International, si siano mosse per salvare la giovane con una petizione munita di #JusticeforNoura, la condanna a morte e’ stata confermata il 24 maggio 2018.

Il nome di Noura Hussein Hammad e’ solo uno delle molteplici donne che vengono ogni giorno violentate. In tutto il mondo si stima che circa il 35% delle donne abbia subito violenza, sessuale e non, almeno una volta nella vita. Inoltre nel 38% dei casi di omicidi di donne, il colpevole e’ il partner. Noura non rappresenta solo i volti delle donne del mondo, ma anche quelli delle spose bambina. Nel 2016 i dati di Onu, Save the Children e Terre des Hommes, pubblicati in occasione della Giornata mondiale in difesa delle ragazze, contano, nel mondo, 700 milioni di ragazze costrette a sposarsi in eta’ minorile. In Sudan il matrimonio e’ legale a partire dall’eta’ di 10 anni e Noura ci dimostra quali siano gli effetti di tale forzatura, un’infanzia distrutta, una vita portata via.

 

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