Cleveland spazzata via in 4 gare, i Golden State Warriors sono ancora campioni NBA

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Senza storia la serie di Finals tra Cleveland Cavaliers e Golden State Warriors, che rifilano un netto cappotto agli avversari e vincono il secondo titolo consecutivo, il terzo in quattro anni e il sesto della loro storia. Eppure, da gara-1, si prospettava una serie piu’ aperta di quella che poi e’ effettivamente stata.

I campioni in carica infatti, nella prima partita in casa, vanno subito in difficolta’ nel primo tempo sotto i colpi di uno straripante LeBron James, trovandosi in svantaggio anche di 9 punti. Si fa sentire, e anche molto l’assenza di Andre Iguodala nella meta’ campo difensiva degli Warriors, che i Cavs riescono ad attaccare efficacemente nel primo tempo con blocchi e cambi per far arrivare Curry in mismatch su LeBron James. Gli Warriors riescono tuttavia a rimettere la gara in parita’ sul 56-56 e ad andare anche in vantaggio all’inizio del terzo quarto, all’interno del quale pero’ non danno il solito strappo e cosi’ la partita rimane combattuta punto a punto fino al decisivo ultimo possesso nel quale accade l’impensabile: con una manciata di secondi sul cronometro dell’ultimo quarto, George Hill va in lunetta per due tiri liberi, il primo dei quali va a segno portando la gara sul 107-107. Hill sbaglia il secondo libero e il rimbalzo d’attacco viene prontamente raccolto da J.R. Smith che pero’, invece di tirare o scaricare sul liberissimo James, inizia a palleggiare per perdere quei secondi finali, credendo di trovarsi in vantaggio; la partita va cosi’ all’overtime, tra la rabbia di LeBron e la disperazione dei compagni. Disperazione giustificata, perche’ sanno di aver sprecato uno dei LeBron James migliori di sempre (51 punti per lui, massimo in carriera ai Playoff) e soprattutto un’opportunita’ irripetibile per battere Golden State in casa. Nell’overtime i Cavs crollano, Tristan Thompson viene espulso, subiscono un parziale di 9-0 e perdono la partita che avrebbe potuto cambiare le sorti della serie.

La disperazione di LeBron James dopo l’inspiegabile errore di J.R. Smith che e’ costato a Cleveland gara-1

 

Gara-2 e’ tutta un’altra storia: con un LeBron James non straordinario come in gara-1 (“solo” 29 punti con 9 rimbalzi e 13 assist) e una difesa piu’ preparata, i padroni di casa giocano sul velluto e si portano sul 2-0 nella serie. Fondamentale l’apporto delle due panchine: quella di Coach Lue e’ pressoche’ inesistente, con soli 11 punti segnati a fronte dei 10 del solo Shaun Livingston (in grande forma, 100% al tiro in queste prime due gare per lui). Importante e’ stato anche l’inaspettato impatto di JaVale McGee, partito titolare e sempre attento sia in difesa, dove finisce spesso in marcatura su James cavandosela discretamente, che in attacco, punendo con tagli al ferro la difesa di Cleveland troppo impreparata e prevedibile sui cambi di marcatura sistematici. Impossibile non citare anche la super prestazione balistica di Stephen Curry che segna 33 punti di cui 9 triple, battendo cosi’ il record di Ray Allen per il maggior numero di tiri da 3 punti segnati in una gara di Finals. Sara’ ora necessaria una reazione dei Cavs nelle due partite in casa per rimanere aggrappati alla serie.

Stephen Curry nella realizzazione di una delle 9 triple di gara-2, probabilmente una delle piu’ belle della sua carriera

Gara-3 inizia in fotocopia a gara-1: Cleveland molto aggressiva difensivamente e offensivamente mette subito la partita sui binari giusti andando in vantaggio anche di 13 punti nel primo tempo, complice una cattiva serata al tiro per Golden State (10 punti per Klay Thompson e 11 per Steph Curry con un disastroso 1/10 da 3 punti), tranne che per Kevin Durant che riesce miracolosamente a tenere gli Warriors sotto di due soli possessi all’intervallo, e a portarli in vantaggio nel terzo quarto, grazie anche al prezioso aiuto del gia’ citato McGee. La partita arriva allo scadere di nuovo in parita’, come accaduto nel primo episodio della serie, ma stavolta a decidere la gara, e probabilmente anche il titolo, non poteva essere che Kevin Durant: a 49 secondi dalla fine, sul 103-100 per gli Warriors, prende palla, si porta verso l’arco, mette i piedi a posto e dalla stessa mattonella, nello stesso stadio e nella stessa gara, spara la stessa tripla senza senso che decise anche gara-3 dell’anno scorso. Una giocata da campione per coronare una prestazione da campione da 43 punti (massimo in carriera ai Playoff per lui), 13 rimbalzi e 7 assist.

Kevin Durant dopo aver realizzato la tripla che ha affondato i Cavs in gara-3

Si gioca la seconda gara alla Quicken Loans Arena sul 3-0 per i Californiani, esattamente come nel 2017, tuttavia in quell’occasione ci fu una grande reazione dei Cavs, che pur non riuscendo ad evitare poi la sconfitta nella serie, diedero prova di grande orgoglio rifilando una sonora batosta agli avversari (86 punti solo nel primo tempo). Quest’anno pero’, gli Warriors non si fanno scappare l’occasione di chiudere qui i conti, e sono loro a rifilare una sonora batosta al Re e compagni, che sembrano essere rassegnati al loro destino gia’ dal primo minuto di gioco: gara-4 si conclude 108-85 per Golden State che si riconferma campione NBA per la terza volta nell’arco di 4 anni. Nonostante un’eccellente serie da 27,5 punti di media per Curry, l’MVP delle Finals e’, per il secondo anno consecutivo, Kevin Durant (solo Michael Jordan e Shaquille O’Neal ne hanno vinti di più di seguito), che riceve anche i graditi complimenti del Re, che lo definisce “il giocatore piu’ forte che abbia mai affrontato”.

Kevin Durant e’ l’MVP delle Finals NBA 2018

Per capire i motivi di una cosi’ pesante sconfitta, sono emblematiche le parole rilasciate alla vigilia di gara-4 da LeBron James, che ha definito questa annata come “una delle piu’ impegnative della mia carriera”, per via delle continue trade che hanno stravolto il roster di Cleveland nel corso dell’anno, portando alla cessione di giocatori come Derrick Rose (Minnesota), Dwayne Wade (Miami) e Isaiah Thomas (L.A. Lakers). “Mi pare ovvio affermare che per puro talento, dal primo al quinto giocatore, Golden State e’ molto piu’ attrezzata di noi. Diciamoci la verita’. Hanno in quintetto due MVP, poi Klay, uno capace di segnare 40 punti in un quarto, e Draymond, con ogni probabilita’ il miglior difensore della Lega e una delle menti di pallacanestro piu’ brillanti”, prosegue LeBron nella sua analisi, che poi conclude: “Quando fai errori del genere vieni punito, perche’ non solo hanno piu’ talento di te ma giocano anche in maniera piu’ intelligente e hanno dentro quel DNA dei campioni che fa la differenza”. Parole dure quelle del Re, che sembra non sentire attorno a se’ il talento necessario per poter competere per il titolo: fu questa la motivazione che lo porto’ a lasciare Cleveland nel 2010 (in quegli anni al posto degli Warriors c’erano Spurs e Celtics) e lo sara’ probabilmente anche quest’anno. Dichiarazioni come queste lasciano infatti intuire per LeBron un futuro lontano dal suo amato Northeast Ohio e l’estate della sua free agency sara’ tutta da seguire.

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