La voce degli Yazidi

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3 agosto 2014.  Ha inizio lo sterminio degli Yazidi, Iraq

Prima del 2014 nella regione del Sinjar, nel nord dell’Iraq, abitavano oltre la meta’ dei 500 mila Yazidi contati nello stato iracheno. Oggi, pero’, queste cifre sono cambiate a causa delle azioni che si svolsero nell’agosto del 2014. All’inizio del mese di quel fatidico anno, l’Isis fa irruzione sul territorio e vi lascia un numero incredibile di vittime. Gli uomini armati hanno dato la liberta’ di scelta tra la conversione all’Islam e la morte, molti hanno deciso di attendere il boia.
Gli ultimi studi rivelano che almeno il 2,5% dell’intera popolazione yazida del Sinjar sia stata rapita o uccisa. Le vittime del Sinjar sono state giustiziate per avere come colpa un diverso credo.
Lo yazidismo consiste nel credere in un Dio primordiale che ha creato o e’ divenuto l’universo e si e’ poi manifestato per mezzo dei Sette Grandi Angeli, Melek Ṭāʾūs, avente sembianze di pavone, e’ il principale. Quest’ultimo ha creato il bene ed il male ed i fedeli, con lui, cercano di far prevalere il bene. Gli Yazidi sono estremamente riservati per cio’ che riguarda il loro culto e non credono nella conversione, affermando che Yazidi si nasce.

15 agosto 2014.  Arrivo dell’Isis nel villaggio di Kocho, Iraq

Le cifre delle vittime aumentano quando l’Isis arriva nel villaggio di Kocho. A distanza di poche settimane lo stato iracheno versa nuovi fiumi di sangue. In poche ore le forze dell’Isis uccidono tutti gli uomini che riescono a trovare, i caduti sfiorano il migliaio e altrettante donne vengono rapite e poi uccise poiché troppo anziane per poter essere usate. Le fosse comuni si riempiono di corpi ed i vestiti stracciati sventolano come bandiere. Uomini, donne e bambini riuniti sottoterra. Il contatore gira ed arriva a circa 5 mila morti nella terra dell’Iraq. Centinaia di ragazze, di età compresa fra i 9 ed i 28, vengono rapite e stuprate ripetutamente. Rinchiuse in un centro con il solo scopo di soddisfare sessualmente gli uomini armati. Vendute e schiavizzate come fossero bestiame.

16 dicembre 2015.  Consiglio di Sicurezza dell’Onu, New York (U.S.A.)

Nadia Murad, vittima dello sterminio di Kocho, riesce a scappare dopo tre mesi di prigionia. Nel novembre del 2014 la giovane irachena riesce a fuggire da Mosul grazie allo sbaglio di una guardia, la quale non aveva chiuso, distrattamente, a chiave la porta. Dopo mesi interminabili di sofferenza, punizioni corporali e ripetuti stupri di gruppo, Nadia riesce a trovare il coraggio di scappare da quel varco rimasto aperto. Con l’aiuto di una famiglia della zona, la fuggitiva riesce a raggiungere prima il campo profughi di Duhok e la Germania poi. Sopravvissuta allo sterminio Nadia decide di parlare per le vittime che ancora subiscono soprusi e per i suoi numerosi familiari che ha ritrovato nella fossa comune tra brandelli di carne e tessuto. Nel dicembre del 2015 fa appello alle forze dell’Onu affinche’ ci sia un movimento in aiuto verso cio’ che definisce genocidio degli yazidi. Fra lacrime trattenute e con il forte sostegno e rispetto del suo avvocato, Amal Clooney, Nadia denuncia l’orrore che ha vissuto ed il fatto che non abbia visto militari soccorrere in aiuto. La sua forza e’ la speranza ed il suo coraggio e’ nelle parole che pronuncia, quelle stesse parole che la porteranno ad essere, dal 16 settembre 2015, prima Ambasciatrice Onu per la dignita’ dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

5 ottobre 2018.  Nadia Murad e’ il volto della pace, Oslo

Dopo anni di dibattiti, di attivismo, di programmi d’azione, la giovane irachena Nadia Murad vince il Premio Nobel per la pace 2018 insieme al congolese Denis Mukwege. Quest’ultimo e’ un ginecologo e attivista che si e’ sempre battuto per condannare gli stupri di massa impuniti, criticando persino il governo congolese per non aver fatto abbastanza, insieme agli altri paesi, per fermare l’uso della violenza sessuale contro le donne come strategia ed arma di guerra.
I due vincitori del Nobel pretendono giustizia per tutti questi abusi. Secondo le stime delle Nazioni Unite, solo nell’ex Zaire ci sono stati 15mila casi accertati di violenza sessuale nel 2015.
A oggi, inoltre, sono ancora molte le vittime yazide nelle mani dell’Isis, che ha spezzato una popolazione la quale, ormai, vive profuga in giro per il mondo. Nessuno è tornato a Kocho ed il villaggio è stato raso al suolo.
“Essere sopravvissuta a un genocidio porta con se’ grandi responsabilita’ (…) ma il mondo deve sapere. Il mondo deve sentirsi moralmente responsabile ad agire.” afferma la giovane Nadia Murad.

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