Giovani eclissati

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Fiera di Grottaferrata. Domenica 24 Marzo alle 9.00 dibattito organizzato dall’associazione Archè e da www.lumiere.click

Alla fine degli anni ’90 il sociologo Ilvo Diamanti definì i ventenni di quell’epoca «generazione invisibile». Per gli esperti erano apatici e silenziosi.  I ragazzi di oggi sembrano simili, ma non è così. Più che apatici sono «eclissati». Così come la luna fece col sole in una delle più durature eclissi del XX secolo, politici ed economisti, nei nostri anni, stanno eclissando i giovani e se ne occupano sempre meno. «Lumiere» ne parlerà Domenica 24 Marzo alla Fiera di Grottaferrata. Vi aspettiamo alle 9.00 Sala Grande.

Grattaferrata (RM). La redazione di Lumiere

Accadde l’11 Agosto 1999. Il sole venne oscurato dalla luna e ci mettemmo tutti ad osservarlo con pezzi di vetro ombrato, occhiali da sole, maschere da saldatore improvvisate. Fu intorno a quella epoca che noi «più o meno» quarantenni concepimmo la generazione dei «più o meno» ventenni di oggi.

Senza dubbio un’epoca di grandi trasformazioni ed eventi. Di lì a poco saremmo entrati nel terzo millennio, avremmo buttato al macero tutte le banconote in lire, monete comprese. Avremmo cominciato a blaterare su Facebook e Twitter. La rete internet, con la banda larga, sarebbe diventata una presenza costante e pervasiva nella vita di tutti i giorni.

Purtroppo, avremmo visto, in diretta, l’attentato delle Torri Gemelle di New York e avremmo mandato a fare la guerra in Afghanistan e Iraq molti giovani militari italiani.

Sembrano essere nati nel caos e nel cambiamento più totale i nostri ragazzi del ‘99. Pare che siano figli di eventi storici che hanno trascinato il mondo in una nuova epoca. Eppure, oggi come allora, i giovani vengono descritti quasi con gli stessi aggettivi: «invisibili», «marginali», «troppo legati alla famiglia», «solitari», «poco ambiziosi».

Ilvo Diamanti

Il politologo Ilvo Diamanti, proprio nel 1999, aveva usato, forse tra i primi, l’espressione «Generazione invisibile» nel titolo e nei contenuti di un suo libro che fece molto discutere. Sono passati venti anni e, sorprendentemente, i giovani di oggi danno l’impressione di essere come erano i ventenni di quei tempi. Ovviamente i tempi sono cambiati. Immersi e «face down», più che mai, sui loro smartphone (ma lo siamo anche noi sessantenni) i ventenni italiani di oggi, secondo l’ISTAT, sono circa cinquecento mila. Quelli del ‘99 erano più di settecentomila. Ma i ventenni sono solo uno spicchio della realtà giovanile italiana. La popolazione tra i 20 e i 35 anni lascia ancora meno tracce. Appare ancora più invisibile, perché oltre centomila ragazzi all’anno se ne vanno in Gran Bretagna, Germania, Francia, Austria.

La generazione invisibile. 1999. Edizioni Il Sole 24 Ore

Insomma, la «Generazione invisibile» del 1999, quella fatta di giovani che, almeno all’apparenza, pareva poco incline al cambiamento e più desiderosa della vita in famiglia, si ripropone in una nuova edizione attuale di nati intorno al 1999, nati e vissuti tra un avvenimento epocale a l’altro, ma pur sempre poco rumorosi, poco avvezzi alla rivoluzione e più disposti al compromesso e alla rinuncia in cambio della sicurezza e minima stabilità garantita da genitori, nonni, zii e fratelli maggiori. Considerazioni piuttosto ovvie che, tuttavia, trascurano altri dati non meno importanti.

Millennials: nati tra il 1980 e il 2000

La «Generazione invisibile» edizione 2019, che possiamo definire con altre parole come «Millennials» o «Zero» tanto per distinguerli, ha caratteristiche un po’ diverse da quella dei ventenni del ‘99. Ai trentamila che se ne andavano fuori dai confini negli anni ‘90 rispondono i centomila che, adesso, ogni anno, cercano fortuna fuori dalla penisola. Tra i giovani degli anni ‘90 i laureati erano pochi, adesso, tra i centomila che vanno oltre le Alpi, quasi tutti hanno una laurea in tasca. Sempre negli anni ‘90, in molti tornavano. Adesso la stragrande maggioranza se ne resta fuori dall’Italia.

La «Generazione invisibile», quella, per capirci, dei ragazzi definiti pigri, svogliati e poco visibili, esiste. Ma esiste solo nella testa dei più ottusi.

In realtà i ventenni e dintorni di oggi, pur essendo in pochi e meno appariscenti, sono responsabili, preparati, motivati e raggiungono risultati. Se ne sono accorti tutti fuori dall’Italia e quando capita un ingegnere, un informatico, un fisico, un matematico, un esperto di greco e latino che sa parlare bene inglese, università ed enti di ricerca non italiani fanno a gara per stipulare ottimi e promettenti contratti di lavoro. Un gran danno al futuro dell’Italia.

Per i politici italiani il destino dei giovani passa in secondo piano rispetto ad altre questioni. Vengono prima le pensioni per gli ultrasessantenni, le indennità per chi perde l’occupazione, la diminuzione delle tasse per i lavoratori autonomi. Problemi veri, per carità. Problemi da affrontare e da risolvere. Ma se non si arresta l’emorragia di ragazzi che se ne vanno, «quota 100» e «reddito di cittadinanza» avranno lo stesso effetto delle «buste di ghiaccio istantaneo». Abbasseranno la febbre, daranno sollievo, ma non cureranno polmoniti e bronchiti.

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