La stampante

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Era una mattina come le altre in ufficio: solito ritardo, solita macchia di caffe’ sui pantaloni, solita cravatta mal sistemata.

Ero tranquillamente intento ad imprecare contro il caffe’, strofinando vigorosamente i pantaloni quando il capo mi chiama.

Tutto nella norma, il solito rimprovero per non essere arrivato in orario, penso.

Quindi…lui mi chiama, mi fa la solita cazziata e mi chiede di stampargli dei documenti.

Io cerco di ricordargli che per i documenti c’e’ Orlanda, la segretaria, ma lui fa orecchie da mercante e mi manda a stampare questi documenti, dicendomi perfino di far presto che gli servono subito.

Ed io subito ritorno nella mia stanza per stampare i documenti.

Quanto sarebbe mai potuto essere difficile, non erano che un paio di pagine.

Attraverso tranquillo il corridoio, saluto i colleghi, lancio occhiatacce alla macchia sui calzoni.

Apro la porta dell’ufficio e accendo computer e stampante. Mi metto comodo sulla sedia, inserisco la chiavetta e porto i file sul desktop. Nulla di che, chi non lo sa fare.

Apro i documenti, li sfoglio velocemente e li mando in stampa.

La stampante inizia a gorgogliare e a prepararsi per l’operazione.

E qui e’ l’inizio della fine.

Guardo distrattamente fuori dalla finestra, un bel sole primaverile, cielo azzurro, poche nuvole, una bella giornata insomma. Guardo, guardo, guardo il cielo e poi, finiti i gorgoglii della stampante faccio per prendere i fogli ma…  I fogli non ci sono.

Penso: “E chi li ha presi?”

Mi guardo intorno, ma niente. Vabbe’, un paio di click e faccio partire un’altra coda di stampa. 1,2,3 secondi e si blocca: sullo schermo del computer appare una notifica, e’ finito l’inchiostro.

Uffa, mi alzo scendo al piano di sotto e recupero l’inchiostro. Apro, stacco, riattacco, sistemo e richiudo, tutto apposto. Click e la stampante ricomincia a brontolare.

Rilassato sulla sedia mi chiedo cosa ci sarebbe stato per pranzo alla mensa quando quella si blocca di nuovo.

“E adesso che vuole?”.

La stampante e il computer non sono sincronizzati correttamente.

Non sono…Correttamente. Vabbe’, stacco la spina, cambio filo, resetto le impostazioni, clicco ristampa.

L’apparecchio barbuglia come una fontana senz’acqua, inizia a stampare, dieci minuti dopo esce solo un foglio bianco.

Mi prendi in giro?

Spengo, riaccendo, aggiungo carta, pulisco l’interno, ristampa.

Chiama il capo: “Allora arrivano queste carte o no!?” sembra adirato, “Si si un minuto solo”, riattacco irritato e aspetto.

Rieccola ribollire di suoni, neanche si stesse strozzando, inizia a sputare fuori tutti i fogli con meta’ documento stampato sopra.

Quello stupido ammasso di ferraglia! Mi chiedo tutt’ora quale sia stato il suo problema.

Lancio a terra i fogli, ora visibilmente adirato. Sul desktop compare una nuova notifica.

Apro il risolutore di problemi di Windows, quello scannerizza, apre, fa cose incomprensibili e mi dice problema risolto.

Bene, benissimo grandioso, prendo e stampo. Nulla. Si e’ ribloccata.

Tiro un pugno sul tavolo, cerco su internet, consulto le istruzioni del modello, guardo sul blog di Salvatore Arazzulla.

Impostazioni, clicco, riclicco, ripristino, cambio, spunto, rispunto, salvo, chiudo e stampo. La stampante ricomincia con i suoi conati di vomito ma di nuovo non butta nulla fuori.

Me l’aveva detto mio padre! Era successo anche a lui si! Era in terzo liceo, sognava di fare il biologo, doveva tenere un esame che gli sarebbe poi servito per la futura università, la scadenza per la consegna dei moduli era arrivata e lui se ne era dimenticato.

Ha provato a stampare il foglio la sera prima per farlo compilare ai genitori ma niente, neanche la sua stampante partiva.

Non hanno accettato il modulo arrivato in ritardo, non ha tenuto l’esame ed è finito a fare il camionista. (Con tutto il rispetto per i camionisti s’intende).

Sbuffo, tiro un pugno alla stampante e vado dai colleghi.

Viola la stava usando, Mario non c’era e la sua stanza era chiusa, Franco lo stesso, Laura si, quella di Laura era disponibile. Finalmente! Entro, ringrazio, preparo tutto e stampo.

Mi preparo alla cantilena ma nulla, quella proprio neanche partiva.

Impreco, ritorno alla mia postazione e mi richiama il capo, ora seriamente arrabbiato.

Mi da’ dell’incapace e del ritardatario e a quel punto vado su tutte le furie!

Gli sbatto il telefono in faccia, irrompo nel suo ufficio e gli lancio i documenti stampati a meta’ insieme con tutta alla stampante sulla scrivania. Lo mando a quel paese e mi licenzio.

Prendo la macchina, arrivo ad un negozio di elettronica, compro una stampante dello stesso modello di quella dell’ufficio, la pago, la scarto e la sbatto a terra davanti al commesso prendendola a calci.

Ringrazio, saluto e me ne vado.

Torno a casa, preparo la cena e aspetto.

Quando tutta la famiglia e’ presente racconto ciò che ho fatto.

Il giorno dopo vendo la casa, i mobili, tutto, carico moglie e figli in macchina e me ne vado nell’agriturismo di mio cugino.

Mi trasferisco li’ per sempre..….

Li’ cioe’ qui, dove sono ora, e’ cosi’ che sono arrivato.

Beh che te ne pare!?

La capra lo guardava con disinteresse mentre masticava apatica l’erba.

Stampante o no, ufficio o no, tanto alla fine non le fregava nulla, le bastava essere accompagnata sopra la collina ogni mattina e di nuovo giù alla sera, lei e tutto il suo gregge.

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