Pagina nuova

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Era bastata la parola “dettato” scritta in cima ad una pagina nuova perche’ questa invecchiasse.
Prima che la mie dita pizzicassero l’angolo del foglio per voltarlo, guardai di nuovo tutte quelle parole storte scritte in corsivo con la penna blu. A quel punto, insoddisfatta, mi promisi di impegnarmi di piu’ e di smettere di scrivere la lettera “o” a partire dal basso. La maestra di li’ a poco avrebbe omesso un imperativo per dire “a pagina nuova”.
Ed io ci sarei andata e l’avrei anche scritto il dettato se la pagina non fosse stata bianca. Purtroppo lo era, ed era anche molto piu’ bella di tutte le altre stropicciate e sporche di colore. Lei, invece, era la pagina nuova: limpida, liscia, dritta e silenziosa ma soprattutto bianca.
La osservai e la ascoltai come si fa con un cieco che parla del mondo. Nelle altre pagine il mare era blu ma mai uguale al cielo, il fuoco rosso ma non quanto il sangue, la luna luminosa e sempre più delle stelle. Per lei invece poteva non esserci un cielo e il sole da sott’acqua avrebbe potuto illuminare i tetti delle case, arance e violette magari sarebbero state dello stesso colore. Tutto questo lei lo custodiva come un saggio; se ne stava in silenzio aspettando che ogni cosa immaginabile fosse pensata. Dopotutto, sarebbe potuta essere davvero qualunque cosa.
In un’ora scrissi la parola “dettato” e una volta riletta, mi accorsi della lettera “o” ancora capovolta. La maestra mi rimpovero’ per tutto questo, ma non lo fece la pagina nuova, la cui bellezza di essere bianca stava nel fatto di non essere di un colore solo.

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