E per te? Cos’e’ la scrittura?

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E’ il primo articolo che scrivo in questo giornale e come prima cosa vorrei spiegare perche’ ho deciso di farlo, cosa mi spinge a prendere in mano la penna e scrivere un pensiero, una frase; cosa sia insomma per me la scrittura.

In un video Saviano ne parla, dice che da piccolo non ha “mai sognato di diventare astronauta, corridore, attore” ma da sempre scrittore perche’ lo ha sempre visto come un modo per vivere di piu’: tutte le esperienze che fai diventano possibile argomento per la tua scrittura, un modo per rivivere quello che si e’ gia vissuto e soprattutto ti aiuta a comprenderlo meglio perche’  e’ li davanti a te. Il momento non puo’ passare senza che tu riesca a coglierlo, puoi leggere e rileggere o scrivere e continuare a scrivere finche’ quel qualcosa che ti ha spinto a farlo di colpo trova un suo posto in mezzo a tutte quelle parole che si susseguono,e c’e’ la pace. Ma la scrittura non si ferma solo qui, non e’ sola tua.Quando qualcun altro legge le parole, i pensieri, le storie di chi le ha scritte allora quelle diventano le sue storie,le sue parole perche’ non significano piu’ solo quello che hanno significato per lo scrittore ma assumono un significato nuovo per ogni lettore che da’ vita a quel testo. Pirandello a tal proposito scrive:

“Quando un personaggio e’ nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che puo’ essere da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non penso’ di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sogno’ mai di dargli.”

Per questo credo che non si possa smettere di scrivere, e’ come un’energia che si spande, trova alimento in chiunque riesca a coglierlo e questo la rafforza,perche’ per quanto incorporee le parole sprigionano una forza che non puo’ essere schiacciata. Ognuna di esse ha in se’ una potenza che e’ tale e nessuno potra’ mai avere il potere di annullarla, perche’ risiede in esse e le parole esistono, non muoiono e se muoiono ne nascono delle altre. Ma se hanno tutta questa forza allora e’ opportuno usarle nel modo giusto le parole.. e qual e’? Gli scrittori hanno quasi sempre cercato di raccontare la verita’, di denunciare, testimoniare ,la societa’  in cui vivevano e che molto spesso non condividevano. Questo per molto tempo e’ stato lo scopo della letteratura e in parte lo e’ tuttora ma con il tempo e’ cambiato ,sotto un certo punto di vista, si e’ appiattito. Se prima solo una piccola parte di intellettuali scriveva, ora tanti, troppi senza alcun reale pretesto e legittimazione possono prendere in mano il computer, scrivere e pubblicare il loro bel libro. Sono quelle che vengono definite “scritture di categoria”: attori, cantanti, personaggi televisivi , sportivi che raccontano la propria vita e… fondamentalmente basta. Come se il fatto di essere famosi desse automaticamente la facolta’ e possibilita’ di cimentarsi in qualsiasi ambito, come se la scrittura fosse un passatempo tra un programma televisivo e l’altro. E in realta’ per questi personaggi e’ davvero cosi’. Ci si trova davanti a persone ormai famose, con un pubblico consolidato che sicuramente andra’ in libreria per comprare il nuovo libro di tal de’ tali. Mondadori ha dedicato un’intera raccolta a questa specifica modalita’ di scrittura che, guarda caso, s’intitola ”Ingrandimenti” proprio perche’ il genere piu’ gettonato e’ quello dell’autobiografia: una grande lente su queste vite degne di essere raccontate.

Ma ovviamente dietro tutto cio’ non si cela una vera vocazione letteraria e quindi un po’ tutti sono caratterizzati da una struttura ,o non-struttura, molto simile : domina il tema della morte, del padre la maggior parte delle volte. La televisione e’ cio’ che di piu’ effimero probabilmente esista, a differenza della morte. Come poter sembrare profondi? Parlare di morte e’ cio’ che piu’ ci da’ la possibilita’ di avvicinarci a questo scopo; ma non solo, continuamente gli autori di “ingrandimenti”, si fanno portavoce della necessita’ di tornare ai valori di una volta, valori che non esistono piu’, e che la televisione e loro con essa hanno contribuito a spazzare via. Uomini e donne che parlano e esortano alla sobrieta’ quando vivono nel lusso. Che forse dietro questa volonta’ di improvvisarsi scrittori non si celi un senso di colpa per il proprio lavoro? Uno dei pochi che ne ha parlato espressamente in un suo libro e’ stato Insinna

“Arrivare con tuo padre, di corsa, con l’ambulanza, nello stesso ospedale dove sei arrivato per una fiction, con una finta moglie, fintamente incinta, nello stesso atrio, la stessa corsa, le stesse scale, ti sembra quasi di impazzire (…) Trasformare in set un luogo cosi’ sacro, entrarci con la superficialita’ di tutto il carrozzone cinematografico e televisivo fatto di roulotte, di camion, di urla, di strilli, di battute, desacralizza il posto, esorcizza la morte “

E alla letteratura che succede? Si svaluta, sommersa da quest’enorme massa di letteratura per massa; come lo stesso scrittore. Chiunque puo’ esserlo, e di qualunque cosa si puo’ parlare. E il ruolo del letterato?Lo scrittore dovrebbe parlare di verita’, che non significa rappresentare solo e soltanto la realta’, ma riferirsi, in un modo o nell’altro al contesto che ci circonda e darne un’interpretazione, per guidare quella degli altri, quella di chi non vede la bellezza dove in realta’ c’e’, perche’ solo i grandi scrittori o poeti hanno la capacita’ di vedere  al di la’, oltre le cose reali, materiali, e percepire, sentire l’erba che nasce, che cresce.. Chi ci riuscirebbe ?

Mai come ora abbiamo bisogno di una letteratura, e non solo, che sia impegnata, impegnata a denunciare le ingiustizie che ogni giorno ci tolgono un pezzetto di vita che appartiene a tutti noi. E non solo quando la questione ci riguarda da vicino, ma sempre;  se non siamo noi a subire ingiustizia ugualmente parliamone, con chiunque, ovunque, a voce alta, a testa alta senza aver paura, perché un giorno potranno toglierli a noi i nostri diritti, e a chi chiederemo aiuto?

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