Il Cerchio e la Linea

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Mi ha sempre affascinato l’ambiente che ci circonda e ho sempre cercato di relazionarmici in base alle riflessioni dei grandi poeti o scrittori.

Pero’ la natura non si limita a questo, ai sentimenti o emozioni che suscita in ognuno di noi. E’ qualcosa di molto piu’ complesso che spesso tendiamo a semplificare; non ci sforziamo di comprenderla nella sua totalita’ ma e’ come se la spezzettassimo facendo riferimento ora ad un elemento ora ad un altro. Ma l’ambiente non funziona cosi’; ogni singola componente e’ collegata ad un’altra e il buon funzionamento di ognuna di esse dipende da un sistema ad incastro impossibile da imitare e forse comprendere del tutto. Per questo dovremmo fare un passo indietro. Chi siamo noi in confronto alla natura? Una piccola, piccolissima parentesi che non ha possibilita’ di competere con un organismo cosi’ imponente, un sistema cosi’ organizzato. 

Ho parlato sia di organismo che sistema perche’ la natura puo’ essere interpretata in entrambi le modalita’. Per molto tempo l’ambiente e’ stato considerato soltanto nelle sue componenti abiotiche e inorganiche, ovvero prive di una vera e propria vita come l’acqua, l’aria, gli elementi chimici che la compongono. Ma la natura comprende anche piante e animali che, al contrario, vivono e nel processo ciclico ,che caratterizza ogni ecosistema, sono fondamentali. Una scoperta che mi ha affascinata e’ stata quella di comprendere quanto le logiche umane si allontanino da quelle naturali. L’ambiente non spreca nulla, in un circolo continuo e ininterrotto che dura ormai quasi 5 miliardi di anni. La materia che compone il nostro pianeta e’ la stessa che era presente nel periodo di formazione della Terra perche’ esso non scambia materia con l’esterno ma soltanto energia. Questo grazie alle catene trofiche avviate sia dagli elementi BIOTICI: vegetali; animali; funghi e batteri che quelli ABIOTICI: acqua, aria.. ; resti di animali e vegetali;  ecosistema circostante. 

Le piante sono chiamate produttori perche’ sono le uniche in grado di nascere, crescere solo attraverso gli elementi inorganici presenti nel terreno e la luce solare; sono infatti proprio loro a dare il via alle catene trofiche inglobando l’energia solare, che poi viene ceduta ai consumatori primari (erbivori) e a sua volta secondari e terziari (carnivori). Quando il ciclo vitale di vegetali e animali si esaurisce intervengono i decompositori che trasformano i resti organici in materia inorganica che andra’ a nutrire il terreno in un ciclo continuo. 

E l’uomo? L’uomo non fa invece che distorcere questa logica: se quella degli ecosistemi puo’ essere considerata circolare, quella dell’uomo e’, invece, lineare. Tendiamo continuamente a prendere, utilizzare e buttare sia nella vita di tutti i giorni che per quanto riguarda i complessi sistemi nazionali e mondiali. Un esempio calzate e’ il petrolio. Preleviamo carbon fossile e idrocarburi, li bruciamo e quella parte di stock energetico e’ andata perduta, esaurita. Eh si, perche’ un grande problema, e non l’unico, di questa fonte energetica e’ che si e’ formata in milioni e milioni di anni; l’uranio addirittura risale alla formazione della Terra. Va da se che un uso quantitativamente e qualitativamente equivalente a quello attuale non rispetta i tempi di formazione e quindi inevitabilmente questo stock energetico andra’ esaurendosi. Ma l’assurdita’ non sta solo nel fatto che preleviamo materiale cosi’ antico senza domandarcene la reale funzione; ma oltretutto basiamo tutta la nostra energia su una fonte che prima o poi si esaurira’.  Puntare sul nucleare ovviamente non puo’ rappresentare un’alternativa dal momento che presenta la stessa problematica. 

Per questo bisognerebbe optare per le energie rinnovabili come l’eolica, solare, geotermico, idrogeno che oggi rappresentano solo il 3% dell’energia totale e sono considerate come fonti ausiliarie dal momento che la resa e’ minore e possono essere utilizzate solo in determinate condizioni. 

Ma questo cosa significa? Dovremmo rinunciare a tutte le innovazioni che l’uomo ha scoperto nel corso dei secoli? No, la natura non chiede questo. Ogni ecosistema e’ in grado di sopportare determinate pressioni grazie alle capacità di resistenza, resilienza e autopoiesi che lo caratterizzano ma entro un certo limite; inserire nell’ecosistema una dose eccessiva di sostanze naturali, come per esempio l’anidride carbonica,  potrebbe causare problemi; e allo stesso modo introdurre troppe sostanze artificiali potrebbe causare una metamorfosi dell’ecosistema. Dunque cio’ che dovremmo cercare di fare e’ eliminare gli eccessi ma orientare tutte le nostre attivita’ considerando in primis l’ecosistema che ci circonda e valutando attentamente le conseguenze che un’iniziativa comporterebbe.

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A tal proposito e’ stato elaborato il concetto di sviluppo sostenibile. Che cosa si intende? La definizione e’ contenuta nel rapporto Bruntland elaborato nel 1987 dalla commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo e parla di uno sviluppo che permetta di poter soddisfare i propri bisogni sia alle generazioni contemporanee che future. Per la prima volta si parla di trasmissione delle risorse e gli obbiettivi che si prefigge di raggiungere sono tre:

-sostenibilita’ ambientale: portare avanti un’economia che abbia come primo obiettivo quello della salvaguardia ambientale

-sostenibilita’ economica: mantenere stabile la crescita economica

-sostenibilita’ sociale: che si articola su due livelli:

-sostenibilita’ sociale: che sia articola sue due livelli. 

1) equita’ intragenerazionale: garantire un’equa distribuzione delle ricchezze tra Nord e Sud 

2) equita’ intergenerazionale: garantire stesse possibilita’ alle generazioni future.

Dunque l’uomo dovrebbe imparare a cambiare il proprio rapporto con l’ambiente abbandonando la logica antropocentrica che lo caratterizza, nel bene e nel male. Mettere al primo posto l’equita’ ambientale e sociale per portare avanti uno sviluppo che abbia come fine principale il benessere collettivo e degli ecosistemi e prevenire qualsiasi tipo di danno anzicha’ curarlo. 

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