Il Mare

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Dico sempre di adorare il mare. E’ cosi’, non lo dico soltanto. In realta’ quando ero piccola non mi e’ mai piaciuto moltissimo andare a nuoto. Mia mamma voleva che io andassi e io dovevo andare . Non c’erano molte alternative, forse e’ per questo che non l’ho mai considerato come un vero svago. Non era lo sport che io avevo scelto per me , ma mia madre. Pero’ non sono arrabbiata per questo. Ringrazio molto i miei genitori per scelte che hanno preso al posto mio. Molte di queste non le avrei mai fatte e me ne sarei pentita, o meglio, non avrei mai valutato l’opzione, ma so che mi sarei preclusa qualcosa in cui ho trovato molta bellezza. In fondo, a nuoto mi sono sempre divertita. Ero brava a nuotare, in acqua si e’ liberi di muoversi in qualsiasi direzione. Mi e’ sempre sembrato quasi di volare, ma in un altro mondo, sott’acqua: una dimensione completamente diversa, opposta a quella che noi viviamo, un ecosistema del tutto stravolto. Vive e respira immerso nell’acqua. E’ cosi’ misterioso e lontano dal nostro habitat, dalla vita che conduciamo. Li’ il mondo sembra svanire, dissolversi come un suono che piano piano si fa sempre piu’ ovattato, silenzioso. Come quando si ascolta una musica, un suono allontanarsi al passo di chi la produce, piano piano svanisce e ci resta solo il ricordo di quella melodia. Il mare e’ cosi’. Ci si immerge per un secondo sott’acqua e per quei pochi momenti il mondo che  si e’ lasciato alle spalle scompare, si e’ circondati  soltanto dall’acqua, un’immensa distesa di acqua che spazza via tutto il resto, neanche l’ombra del nostro mondo. Vorrei poter non dover tornare su, poter nuotare, inabbissarmi nel luoghi piu’ profodi, esplorare grotte, caverne, vegetazione misteriosa, nutrirmi della salsedine, osservare i colori del mare, i raggi del sole che si fanno spazio attraverso le onde creando giochi di luce con la sabbia e tutto cio’ che incontrano. Anche loro hanno bisogno di assaporare quel mondo, cosi’ diverso, cosi’ magico rispetto tutto cio’ che c’e’ in superficie. Ma noi non siamo adatti per nuotare, per vivere nel mare, negli oceani, neanche nei laghi o nei fiumi. Siamo fatti per il 70% di acqua eppure e’ cosi distante dalla nostra realta’. Il nostro corpo si raffredda, i nostri muscoli si stancano, la nostra pelle piano piano sembra quasi invecchiare, disidratarsi, eppure e’ circondata d’acqua , le labbra diventano viola, guardiamo i pesci nuotare via, sguizzare da un punto ad un altro con una velocita’, agilita’ che noi non riusciremmo mai a raggiungere, anche i nostri occhi sono troppo lenti per quei pesciolini. Ma soprattutto i nostri polmoni li non funziona. Non possiamo respirare in acqua. Io non posso respirare, devo tornare su , altrimenti rischio davvero di restare in mare.

Il mondo e’ di nuovo davanti a me. Non posso vivere totalmente il mare. Vorrei rinascere pesce. Non dovrebbe essere bello o colorato o anche elegante. Solo pesce. Anche uno scorfano sarebbe meglio rispetto a dover vivere cosi’ pochi istanti in un luogo cosi affascinante, liberatorio.

 Sarebbe bello, gli uomini sono cosi’ deboli. Siamo in grado di pensare, abbiamo questa macchina straordinaria nella nostra testolina e poi poco piu’. La natura, invece, e gli animali che la abitano hanno molte più risorse di noi. Un animale non troppo forte sarebbe in grado di difendersi da un leone o da un ghepardo se la situazione glielo permettesse. Ognuno ha la sua strategia, il suo modo per adattarsi al mondo che lo circonda. Noi non ci adattiamo. Noi lo distruggiamo il mondo per crearcene un altro, a nostra misura, a nostra portata. Fatto di strade che collegano luoghi piu’ disparati attraversate da auto, perche’ le nostre gambe non riuscirebbero a percorrere tutti quei kilomentri. Un animale ne sarebbe capace. Annientiamo specie, disboschiamo foreste, spazziamo via ecosistemi solo per dare la possibilita’ ad altri uomini di continuare questa continua distruzione, per alimentare questo progresso che dilaga , insopprimibile e che invece ammazza la nostra unica facolta’: pensare. Non ci dedichiamo piu’ neanche a questo. Non facciamo altro che rincorrere qualcosa, una meta, un traguardo che non ci lascia il tempo per pensare. Conosciamo solo cio’ che dobbiamo: il sapere e’ diventato settoriale e questo lo distrugge. Siamo in una catena di montaggio, non troppo lontani dagli  operai che lavorano in una fabbrica, i figli della “rivoluzione industriale”. Ognuno ha il suo piccolo compito da svolgere che non deve intralciare o rallentare quello degli altri. Non si puo’ uscir fuori dagli schemi per reinventarli, costruirsi un oggetto tutto da soli, perche’ quello non contribuirebbe alla creazione di tutti gli altri. Come si dice? Ognuno e’ sostituibile. Be’ in effetti chi non lo e’? I grandi geni, forse, ma di quelli ce ne sono pochi, rare eccezioni. Noi persone comuni siamo relegati a questo sistema ben definito e architettato da cui non si puo’ scappare, e chi lo fa e’ escluso, emarginato, al di fuori di questa bella comunita’ che e’ cosi’ attenta al benessere di ognuno. Che non sia una prospettiva allettante?

Sono ancora in acqua e il mio corpo sembra stia per cedere. Devo davvero uscire e piantarla. Chi potesse ascoltare i miei pensieri li reputerebbe estremamente noiosi.

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