Leonardo “musico”

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Articolo pubblicato in collaborazione con l'associazione Musica a Margutta. Link del lavoro originale: https://www.musicamargutta.it/2019/10/07/leonardo-musico/ 

Tra le figure della storia che potremmo definire “inesauribili”, un posto in prima fila e’ riservato a quel celeberrimo “omo sanza lettere” quale fu Leonardo. Protagonista indiscusso dell’epoca rinascimentale, torna ad essere protagonista in questo anno in cui ricorre il 500° anniversario della sua morte. Il 2019 e’ infatti l’anno di Leonardo, nuova occasione per incensarlo e tributargli nuovi onori come sommo artista e scienziato visionario, ma e’ anche il momento di evidenziare un aspetto che lo interessa di cui si sente invece parlare molto poco: il suo rapporto con la musica e il profondo legame che lo univa ad essa.

L’interesse che Leonardo mostra nei confronti della musica si manifesta da un punto di vista teorico, rientrando in una querelle che aveva preso piede tra i suoi contemporanei su quale tra le arti fosse la superiore: l’ago della bilancia propendeva per la pittura a discapito soprattutto della scultura, ma anche la musica, annoverata tra le arti, veniva menzionata come metro di paragone.

Avevano preso parte attiva al dibattito artisti e uomini di cultura di ogni dove, e una personalità come Leonardo non poteva di certo esimersi dall’apportare un contributo significativo.

In particolare, leggiamo nel suo Trattato della Pittura

“La musica non e’ da essere chiamata altro che sorella della pittura […] Ma la pittura eccelle e signoreggia la musica perche’ essa non muore immediatamente dopo la sua creazione, come fa la sventurata musica.”

L’interesse per il campo musicale si estende anche a quello per la professione, il musico, che l’artista si sente in dovere di ritrarre attraverso l’arte che gli era piu’ congeniale: la pittura.

Per il Ritratto di musico (1485ca.), conservato nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, sono state proposte diverse identificazioni del soggetto rappresentato: le piu’ accreditate sono quella che si tratti di Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo di Milano dal 1484, o del compositore franco-fiammingo Josquin Desprez, contemporaneo di Leonardo e attivo nel meneghino. Piu’ recentemente, e’ stata avanzata un’ulteriore ipotesi che si tratti di Atalante Migliorotti, musico toscano amico di Leonardo, giunto con lui a Milano come cantante e abile suonatore di lira.

Proprio questa citta’ vedra’ Leonardo protagonista di un episodio in cui la speculazione teorica musicale essenzialmente legata alle proporzioni armoniche, questo suo interesse puramente intellettuale e figurativo, trovera’ un riscontro nella pratica attiva.

“Avvenne che morto Giovan Galeazzo duca di Milano e creato Lodovico Sforza nel grado medesimo l’anno 1494, fu condotto a Milano con gran riputazione Lionardo al Duca, il quale molto si dilettava del suono de la lira, perche’ sonasse: e Lionardo portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, accio’ che’ l’armonia fosse con maggior tuba e piu’ sonora di voce, laonde supero’ tutti i musici, che quivi erano concorsi a sonare. Oltra cio’ fu il migliore dicitore di rime a l’improviso del tempo suo. Sentendo il Duca i ragionamenti tanto mirabili di Lionardo, talmente s’innamoro’ de le sue virtu’, che era cosa incredibile”.

Cosi’ scrive nelle sue Vite il primo biografo dell’artista, Giorgio Vasari, riferendoci della solenne entrata in scena dell’artista alla corte di Ludovico Sforza, in cui Leonardo si presento’ prima di tutto come musicista e poeta, intonando rime improvvisate al suono del suo strumento. Quest’ultimo per l’epoca ebbe sicuramente un grande impatto visivo, oltre che sonoro: si trattava infatti di una lira d’argento a forma di teschio di cavallo, caratterizzata da un timbro molto potente. 

Purtroppo non rimane alcuna testimonianza di questo progetto nei manoscritti giunti fino a noi, ma fortunatamente non e’ stato l’unico strumento in cui l’inventore si sia cimentato nella sua progettazione.

Fra gli appunti e i disegni del Codice Atlantico e del Codice di Madrid, troviamo anche schizzi per diversi strumenti musicali: 

la celebre viola organista, strumento musicale ibrido formato da un complesso sistema di piu’ ghironde allineate e pensato per essere suonato similmente ad un clavicembalo;

Leonardo

un organo portativo con tastiera verticale a mantice, definita da alcuni erroneamente come una bizzarra fisarmonica per la sua singolare conformazione, e da altri chiamata Accordion;

Leonardo

una clavi-viola, che si discosta dalla viola organista in quanto alimentata da un unico arco continuo e pensata come uno strumento trasportabile, da utilizzare durante cortei e feste;

Leonardo

una piva a fiato continuo, progetto geniale in cui un unico musicista sarebbe stato in grado, da solo, di cantare accompagnandosi con uno strumento a fiato;

il flauto doppio, in cui l’artista aveva migliorato l’emissione del tono e della vibrazione, dando allo strumento una leggera eco che si sarebbe estesa come sottofondo alla nota musicale prodotta.

Leonardo definiva la musica “raffigurazione dell’invisibile”, ma con i progetti di tutti questi strumenti che hanno trovato una realizzazione pratica nei nostri giorni, la “raffigurazione dell’invisibile” e’ diventata “visibile”, concretizzandosi materialmente.

La volonta’ del suo genio di voler contribuire in maniera sostanziale, originale e pragmatica anche all’arte della musica, si coniuga cosi’ alla finalita’ ultima delle sue speculazioni e dei suoi disegni: la natura prettamente scientifica dello scienziato si realizza in ultimo attraverso l’automatizzazione dello strumento in modo da renderne l’utilizzo il piu’ semplice possibile.

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