La situazione di Hong Kong e il caso “Moreygate”

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Da diverse settimane ormai Hong Kong e’ teatro di intense manifestazioni e proteste contro il governo: la richiesta di piu’ democrazia e del rispetto dei diritti sono gli argomenti del malcontento popolare nei confronti della Cina. Tali tensioni sono state recentemente accentuate dalla decisione da parte dell’emittente televisiva nazionale cinese di oscurare temporaneamente la visione dei match di NBA, la maggiore lega di basket statunitense

I MOTIVI DELLE TENSIONI TRA HONG KONG E CINA

Hong Kong e’ una regione appartenente politicamente alla Cina, ma soggetta a un’amministrazione speciale: di fatto possiede una propria identita’ culturale, conia la sua moneta e ha un proprio sistema politico. Di conseguenza, i cittadini di Hong Kong godono di diritti diversi da quelli dei cinesi continentali, quali ad esempio il diritto di protestare, la liberta’ di stampa e la liberta’ di parola. Questa trasparenza del sistema giuridico rispecchia piu’ il modello britannico, che quello cinese, essendo stata Hong Kong, effettivamente, per 150 anni una colonia britannica. Cio’ che ha scatenato i recenti attriti e’ stata proprio una presunta violazione di questi diritti, e quindi, una sempre maggiore ingerenza da parte di Pechino nel sistema giuridico di Hong Kong, rappresentata principalmente dall’avanzamento di un disegno di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina per lo svolgimento dei processi dei presunti criminali. I residenti dell’ex colonia britannica hanno immediatamente chiesto il ritiro della legge e, piu’ in generale, la concessione di maggiori liberta’ democratiche attraverso manifestazioni in piazza e proteste popolari talvolta anche violente, tali da essere definite dal responsabile del gabinetto cinese per gli affari di Hong Kong, Zhang Xiaoming, “la peggiore crisi dal 1997”, anno in cui Hong Kong e’ tornata sotto la giurisdizione cinese.

Proteste ad Hong Kong
I manifestanti di Hong Kong durante la marcia tenutasi il 9 giugno contro l’estradizione forzata in Cina. Secondo gli organizzatori, i partecipanti sarebbero stati piu’ di un milione

LA CONTROVERSIA CON L’NBA E LE PAROLE DI LEBRON JAMES

Le difficolta’ con l’NBA sono scattate in seguito a un tweet da parte del General Manager degli Houston Rockets, Daryl Morey a sostegno delle proteste di Hong Kong, in cui commentava: “Combattere per la libertà, siamo con Hong Kong”

Il tweet del GM dei Rockets Daryl Morey con cui ha dichiarato l’appoggio alle proteste di Hong Kong e che ha suscitato la reazione cinese

Queste parole sono state prese molto seriamente dall’emittente nazionale cinese Cctv, che ha deciso di cancellare la programmazione dei match di NBA, spiegando:

“Crediamo che qualsiasi commento che sfidi la sovranita’ nazionale e la stabilita’ sociale non rientri nell’ambito della liberta’ di parola”

 Anche la Federazione cestistica cinese, presieduta da Yao Ming, ex giocatore proprio degli Houston Rockets, ha preso posizione interrompendo tutte le partnership con la squadra texana, per di piu’ una delle squadre piu’ popolari in Cina proprio grazie alla carriera di Yao Ming ai Rockets. Sulla questione si e’ subito espressa la Lega americana, che ha inizialmente preso le distanze dal comportamento di Morey, definendosi in un comunicato “profondamente delusa dal commento non appropriato, che ha senza dubbio ferito i fan cinesi”. Successivamente, il Commissioner (l’amministratore delegato dell’NBA) Adam Silver ha fatto marcia indietro, dichiarando:

“Negli ultimi tre decenni la NBA ha sviluppato grande affinita’ con la Cina. Come altri grandi marchi, anche noi portiamo la nostra attivita’ in posti che hanno sistemi politici diversi, ma i valori di uguaglianza, rispetto e liberta’ di espressione hanno da sempre caratterizzato la NBA e continueranno a farlo […] La NBA non si mettera’ nella posizione di fissare regole su quello che giocatori, dipendenti e proprietari di squadre possono o non possono dire su diversi temi. Semplicemente, non possiamo operare in questo modo”

Silver, nei giorni successivi, si e’ comunque recato a Pechino, intento a riallacciare i rapporti con la Federazione cinese e con Yao Ming “anche se al momento e’ difficile”, come ha lui stesso dichiarato. 

Anche LeBron James, giocatore attualmente dei Los Angeles Lakers e una fra le piu’ potenti e influenti personalita’ sportive del momento, non nuovo a commenti su tematiche del genere (si e’ infatti espresso, in passato, sui diritti dei neri, sulla liberta’ di espressione da parte degli atleti e sulla candidatura presidenziale di Donald Trump), ha speso delle parole sul GM dei Rockets, secondo lui “malinformato o poco istruito sulla situazione”. James ha poi spiegato:

“Personalmente, quando prendo posizione, lo faccio su questioni che conosco in maniera approfondita, e che mi vedono appassionatamente coinvolto. Rispetto a questo caso (le tensioni tra Hong Kong e Cina), sento di non essere adeguatamente informato, e questo e’ un pensiero condiviso dai miei compagni e dalla nostra organizzazione. […] credo che (Morey) abbia parlato senza valutare accuratamente le potenziali conseguenze delle sue parole e quindi molte persone potrebbero aver subito l’impatto di quanto detto. […] Occorre prestare molta attenzione a cio’ che diciamo, facciamo e twittiamo: abbiamo la liberta’ di espressione, ma dobbiamo essere consci delle potenziali ripercussioni negative di quanto affermato”

Puntualizzando, infine, sulla pericolosita’ di condividere particolari questioni sui social:

“Si tratta solo della mia opinione, ma quando da certe posizioni possono essere influenzate le vite di cosi’ tante persone, le cose possono cambiare, e forse i social media non sono il luogo migliore per affrontare certe questioni”

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