L’ambientalismo oltre Greta Thunberg

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L’ambientalismo oltre Greta Thunberg -“Gestire la complessita’”

“Menti di metallo ed ingranaggi”, sembrano perfette le parole dello scrittore fantasy J. R. R. Tolkien per descrivere le azioni dei vandali che hanno appeso a Roma, sotto il ponte in via Isaac Newton, il fantoccio della sedicenne Gretha Thunberg il 7 ottobre. Menti di metallo perche’ si tratta di persone, un gruppo che sui social si e’ fatto chiamare “Gli Svegli”, che arrivano a demonizzare una sedicenne tanto da raffigurarla impiccata, probabilmente trasportati dal fastidio, che si e’ poi trasformato in odio, verso quello che la ragazza rappresenta, trascinati dalle proprie emozioni. Quindi menti di metallo incapaci di dominare la propria emotivita’.

Ma condannare non e’ abbastanza, bisogna comprendere come si sia arrivati ad una situazione tanto tesa, il fantoccio recava con se’ un cartello, “Greta is your god”, “Greta e’ il tuo dio”; questa e’ una percezione comune ed indica come il volto piu’ famoso del movimento ambientalista rischi di diventare cosi’ ingombrante da oscurare la battaglia per cui combatte . Il movimento iniziato dalla ragazza svedese, ultimamente e’ stato tempestato di critiche e attacchi , a cui si aggiunge questo gesto di propaganda violenta ed inaccettabile, spesso rivolti direttamente a Greta. Le critiche arrivano non solo da quella minoranza che dichiara di non credere al cambiamento climatico, ma da una larga fetta dell’opinione pubblica, facendo di Greta Thunberg un personaggio estremamente divisivo, capace di far parlare di se’ e della battaglia che porta avanti molto piu’ di quanto ci si aspetterebbe da una sedicenne che ha deciso di saltare scuola per protesta.

L’agosto del 2018 Greta Thunberg inizia lo sciopero chiamato “Friday for future”, un nome che ora e’ ben conosciuto nel dibattito pubblico, e che il 27 settembre in Italia ha portato un milione di giovani, studenti del liceo e dell’universita’, nelle piazza a protestare perche’ il governo prenda azione contro il cambiamento climatico; eppure nonostante l’apparente vasta popolarita’ del movimento chiamato “Green Wave”, le critiche sembrano non finire e sembrano essere tutte incentrate sull’eccessiva emotivita’ di Greta o al massimo sulla superficialita’ delle soluzioni che offre. La problematica piu’ evidente in questo diverbio e’ il soggetto del discorso, che diventa troppo spesso non la criticita’ del cambiamento climatico e le possibili risoluzioni che i governi possono prendere a riguardo, ma la sedicenne che ha iniziato un movimento di protesta a riguardo.

La metafora con cui inizia l’articolo viene da un personaggio particolare, Barbalbero (un albero vivente) il quale, nella famosa trilogia fantasy del professor J. R. R. Tolkien “Il Signore Degli Anelli”, accusa uno dei malvagi stregoni dell’opera tolkieniana, Saruman, di aver acquisito una “mente di ferro ed ingranaggi”, ovvero di aver perso la sua sensibilita’, di aver lasciato andare il suo lato umano in nome di un efficienza e di un tecnicismo che possiamo osservare chiaramente anche nella moderna societa’ industrializzata, nonostante Tolkien scriva nella seconda meta’ del Novecento. I richiami al mondo reale nell’opera del Professore sono rari e solitamente sottili, ma questo caso e’ uno dei pochi dove diventano indiscutibili, l’ambientalismo era in Tolkien una caratteristica imprescindibile (a riguardo si consiglia “Ents, Elves, and Eriador: The Environmental Vision of J.R.R. Tolkien” , un libro di Matthew Dickerson” ) e non c’e’ esempio migliore per dimostrare quanto l’ambientalismo sia una battaglia estremamente piu’ grande di Greta Thunberg ed un movimento di giovani ragazzi in protesta, per quanto sia grande la portata della protesta stessa.

La metafora delle menti di metallo ed ingranaggi non puo’ fermarsi ai gesti piu’ estremi, poiche’ non e’ solo una piccola percentuale di estremisti a causare questo stallo nel dibattito riguardante il “climate change” e la sua risoluzione, ovviamente lo stallo e’ responsabilita’ di tutta la societa’, che ha concentrato l’attenzione sul personaggio simbolo del movimento ambientalista e sopratutto, alle “emozioni” legate a quel simbolo, questa animosita’ incontrollata rischia di compromettere l’intera campagna. Per portare avanti il dibattito risulta necessario superare il linguaggio comunicativo estremamente semplificatorio e catastrofista di Greta e dei suoi piu’ appassionati sostenitori, e’ necessario abbandonare il lato piu’ sentimentale della questione per attivare una ricerca di soluzioni concrete ed attuabili, anche se cio’ comportera’ una minore efficienza comunicativa.

Per quanto la green wave sia un movimento dagli effetti indubbiamente positivi, c’e’ una disperata necessità nel mondo odierno di dare fiducia alle masse, di immettere nelle discussioni pubbliche la complessita’ del mondo reale, anche quando essa e’ spaventosa e difficilmente comunicabile, altrimenti, reinterpretando le parole di Tolkien, gli ingranaggi delle nostre menti rischiano di arrugginirsi e lasciarci senza difese davanti al potere travolgente delle emozioni, non e’ la sensibilita’ che manca, ma la capacita’ di gestirla.

L'ambientalismo oltre Greta Thunberg.
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