Tango letale – Capitolo III

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“Allora, la gara fu istituita per la prima volta nel…” Aldo bacchetto’ le mani del suo vice con il cucchiaino, “Rodi voglio la versione breve, solo le cose che potrebbero esserci utili, non abbiamo tempo, tra poco inizia.” Aldo indico’ con un cenno il televisore appeso dietro al loro tavolo.”

Rodi alzo’ gli occhi al cielo, fece finta di capire a cosa si riferisse il collega e ricomincio’:

“Era un gara al livello europeo, c’erano ballerini provenienti da tutto il continente. Il premio era un grande somma di denaro. Tutte le fasi della gara sono state seguite da telecamere televisive, e’ stato anche affittato un canale radio.

I nostri erano riusciti a iscriversi con molta fatica, dato che questa edizione si sarebbe tenuta qui a Roma non potevano farsi sfuggire l’occasione e hanno lottato con le unghie e con i denti.

All’inizio nessuno dava loro credito, stando all’allenatore i giudici li osservavano poco e i telecronisti quasi non li citavano nemmeno all’elenco concorrenti.”

Aldo lo interruppe:

“Bene, questo ci fa capire che non e’ stato un omicidio premeditato, in quanto nessuno li considerava avversari pericolosi all’inizio, non c’era motivo di preparare un assassinio. Continua.”

“Lei crede che sia stata opera di alcuni concorrenti?”

“Non ho detto questo Rodi. In ogni caso non e’ da escludere. Va avanti su che e’ quasi ora. Mario intanto accendi va.”

“Subito commissario.” Il cuoco si alzo’ per prendere il telecomando, Rodi intanto riprese a parlare:

“Continuando il discorso… Mano a mano che la gara continuava tutti iniziavano a scoprire la loro bravura. Continuavano a vincere e a passare, fase dopo fase. Un giudice disse che erano travolgenti e rapidi come il battito d’ali del colibrì e graziosi come farfalle. Fu durante la, chiamiamola semifinale, che accusarono un forte malessere e quasi stramazzarono al suolo. Giuria e allenatore li costrinsero a ritirarsi. Il resto lo sa.”

Aldo prese il telecomando che Mario gli tendeva: “E allora vediamola questa semifinale.”

Il commissario accese il televisore, sul canale il TG mostrava la replica di quella fantomatica gara di tango.

Fin’ora tutto nella norma: l’orchestra attacco’ i violini e i ballerini si lanciarono in pista. Erano tutti decisamente portentosi. Con un’elasticita’ incredibile volteggiavano, piroettavano in un vortice coinvolgente di impeto ed eleganza.

I tre nel ristorante individuarono la loro coppia. Lei alta, slanciata e agile con fervore teneva le mani all’amato e conduceva la danza. Lui posato, robusto, determinato a vincere, lanciava furtivo occhiate ora ai giudici ora all’allenatore e ora puntava quei suoi grandi occhi verdi foglia sulla compagna, segnalandole quando aumentare il ritmo e quando invece alleggerire i passi.

E proprio come le foglie cullate dal vento, volteggiavano nella sala padroni degli sguardi della platea.

Ed ecco uno dei numeri finali, con velocita’ fulminea lui sfilo’ la rosa rossa dall’occhiello del gile’ e con quella tenuta tra i denti, come un pirata morde il coltellaccio mentre si arrampica per lanciarsi all’arrembaggio, attacco’ con la compagna le coppie avversarie con casche’, piroette e lanci.

Di bocca in bocca passo’ la rosa, sempre separando le loro labbra, sempre impedendo loro quel bacio appassionato che si erano promessi alla vittoria.

Aldo lascio’ acceso l’apparecchio fino al momento in cui la presentatrice interruppe le clip per comunicare la notizia della loro morte.

Guardo’ Prima Mario, poi Rodi.

Si sfrego’ le mani ed esclamo’: “Grazie amico per il pranzo e per il caffe’, ora io e il mio vice abbiamo del lavoro da sbrigare.”

“Figurati! Sempre disponibile quando si tratta di vincere un abbacchio!”

I poliziotti uscirono dal locale. “Bene Rodi, abbiamo l’arma del delitto, abbiamo il movente… Ci manca l’assassino.”

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