Tango letale – Capitolo V (Finale)

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La mattina dopo Rodi trovo’ il commissario addormentato sulla tastiera.

Dopo vani tentativi di svegliarlo decise di adottare le maniere forti: scese al bar di fronte a comprare la colazione. L’odore del caffe’ e del cornetto alla crema ridestarono immediatamente il commissario che, stropicciandosi gli occhi, sbadiglio’ un grazie informe.

I raggi del sole filtravano dalla finestra illuminando i poster attaccati dietro la scrivania del commissario.

Gaston Lenôtre, Ernst Knam e Nero Wolf. I loro volti sorridenti scintillavano nella carta plastificata. Erano tutti immortalati nel momento dell’azione, le uniformi pulite pronte a sporcarsi, gli strumenti del mestiere saldamente tenuti dalle loro mani esperte e gli sguardi concentrati sull’obbiettivo.

Aldo contemplava soddisfatto i volti dei pasticceri migliori d’Europa piu’ quello di Nero Wolf, detective privato portentoso, ma immaginario, che non si muoveva mai da casa, che era pronto ad inforchettare la pietanza davanti a lui.

Rodi azzardo’ un educato colpo di tosse. Aldo gli lancio’ un occhiataccia, si accarezzo’ i pochi capelli rimasti e disse:

“Bene cos’hai scoperto?”

“Che questo non e’ un veleno ma un sedativo per animali ed e’ stato ordinato di recente da un certo Marco Sebastini.”

Il commissario fini’ il cornetto:

“Non e’ il nostro uomo, sicuramente un complice. Questo complica un po’ le cose.”

“Veramente no. Credo che possiamo considerare il caso chiuso: ho controllato subito ed e’ uscito che questo Marco ha una licenza base di caccia e lavora come biologo, questo gli ha concesso un rapido accesso a quel sedativo. Dato che siamo lontani dalla stagione in cui qualsiasi tipo di caccia e’ legalizzato in qualsiasi riserva d’Italia mi sono insospettito, cosi’ sono andato direttamente a casa sua e l’ho spremuto fino al midollo.

Senta qua, suo cugino e’ proprio il nostro uomo e Marco gli doveva un favore.

Gli ha procurato il sonnifero, spiegandogli le dosi necessarie per stordirli, ma non sapeva che fossero morti.”

Rodi preferi’ di gran lunga quella versione. La verita’ e’ che, mentre vagava disperato per le farmacie del quartiere, si era scontrato in una di queste proprio con Sebastini, che andava a riconsegnare il sedativo avanzato. Alla vista del distintivo confesso’ tutto.

“E bravo Rodi, hai scoperto tutto questo in una sola serata? Dov’e’ lui adesso?”

“Ma quale serata! Sono le 12:30, lei ha dormito tutta la mattina mentre io lavoravo. Comunque e’ proprio qui, sta facendo deposizione.”

“Ottimo. Ce ne occuperemo piu’ tardi. Ora andiamo a prendere il nostro assassino. L’ho beccato dopo tre ore di registrazioni. In un momento di pausa lo si vede accanto all’allenatore e alla coppia di giovani, forse stava porgendo i suoi falsi complimenti al trio. Fatto sta che teneva delle rose dietro la schiena, con un molto zoom ho potuto costatare che gocciava. Era imbevuta di quella roba di cui ha ignorato le dosi. Avra’ fatto lo scambio in un momento di distrazione di quei tre. Insieme alla confessione di quel Mario e’ abbastanza come prova.”

“Andiamo a prenderlo commissario.”

“Si.”

I due presero posto nella volante e accesero la sirena.

“Sai Rodi, mi chiedo spesso perche’ dopo cosi’ tanti anni di storia umana, ci sono ancora persone del genere. Lo sai no il DNA, l’evoluzione… Non hanno effetto sul cervello? Mi sembra strano. Bah!”

“Eh commissario. Che ci vuole fare. Ci sono e ci saranno sempre, noi possiamo solo impegnarci al massimo per cercare di ridurne il numero e fargli capire i loro errori. Si sa poi:non tutte le ciambelle nascono col buco.”

“Rodi, ma che razza di metafora e’?”

“Commissa’ e’ un modo di dire su.” Aldo si fermo’ ad un semaforo rosso e si volto’ a guardare il suo allibito:

“Ma che modo di dire e modo di dire. e’ una frase insulsa che ti sei appena inventato, un vero insulto ai dolci. Una ciambella senza buco non e’ proprio una ciambella! Non ha senso quello che hai detto. Se una ciambella esce cosi’ il pasticcere non solo e’ pietoso, ma non puo’ neanche definirsi pasticcere!”

“Vabbe’ commissario, le sue di metafore pero’ devono essere sempre belle.

Comunque, che ne dice se al termine di questo caso non andiamo in quella pasticceria? Quella vicino casa sua.”

“Si perche’ no. Ci vuole sempre un bel dolce salutare dopo aver arrestato un criminale, pero’ e’ strano detto da te. Tutte queste metafore sulle ciambelle ti hanno fatto venir voglia di mangiarle?”

“Si piu’ o meno. Ne desidero una in particolare. Una dal profumo… Di rosa.”

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