Quella volta in cui mio nonno sussurro’ al suo cavallo

 -  -  82


Quando ero piccola mio nonno mi raccontava della Seconda guerra mondiale e della sua esperienza come partigiano durante la Resistenza. Ne parlava con il tono con cui si raccontano le favole ai bambini, sprofondato nella sua poltroncina verde, la narrazione interrotta di tanto in tanto dal fischio del suo apparecchio acustico che non funzionava tanto bene. 

Io sedevo sul bracciolo della poltrona e ogni tanto mi distraevo, giocando con i radi capelli bianchi di nonno, consapevole di non rischiare alcun rimprovero per via della mia condizione di unica e amatissima nipote. In quel periodo avevo da poco iniziato le elementari e alle mie orecchie i racconti di guerra non erano diversi da talune favole nere, la cui crudezza e spietatezza lasciavano ben poco all’immaginazione. 

Naturalmente gli eventi piu’ drammatici e sanguinosi venivano omessi, come la rievocazione dei bombardamenti e dei corpi dilaniati sparsi sul terreno, che avrebbero popolato di incubi le sue notti negli anni a venire, o la fucilazione dei suoi compagni partigiani da parte dei fascisti dalla quale si salvo’ per miracolo. 

Con il passare degli anni, attraverso lo studio e l’approfondimento personale, l’alone favolistico e irreale di quei racconti sedimentati nella memoria si e’ attenuato, fino a scomparire per mostrarsi nella luce cruda della realta’, facendomi capire che la storia e’ molto piu’ spaventosa di un qualsiasi racconto di fantasmi e che Barbablu’ non vive solo nelle pagine dei libri per bambini ma rivive ogni volta che un uomo rinuncia alla sua umanita’ per eseguire un ordine, ogni volta che un essere umano esercita il suo potere per schiacciare il prossimo.  

A distanza di quasi quattordici anni dalla scomparsa di mio nonno, alcuni episodi mi tornano in mente con nitidezza, solleticati dal ritrovamento di qualche cimelio di guerra, come le numerose medaglie al valore custodite gelosamente da mia madre, la sciabola ancora avvolta nel suo fodero o una fotografia d’epoca di nonno sorridente in uniforme. Tra i tanti ricordi uno in particolare spicca nella mia mente per il suo contenuto emotivo, ricostruito anche grazie alle parole di mamma, sempre pronta a spazzare via le ragnatele del tempo che passa. 

Mio nonno amava molto i cavalli di cui apprezzava intelligenza e sensibilita’, un amore tale da spingerlo ad arruolarsi ad appena diciassette anni nel corpo dell’Artiglieria a cavallo, dopo aver convinto il padre ad autorizzarlo in quanto minorenne. L’atto del cavalcare comporta un entrare in simbiosi con il cavallo, prevedendone le mosse per poterne assecondare i movimenti, ma soprattutto presuppone fiducia e rispetto reciproco.  

Il cavallo che ha accompagnato nonno Enzo durante la guerra era uno splendido esemplare berbero di nome Teseo, come l’eroe greco che aveva coraggiosamente affrontato il temibile Minotauro nei meandri del labirinto, ponendo fine all’usanza di sacrificare ogni anno quattrodici giovani ateniesi. Indubbiamente durante la guerra Teseo e il suo cavaliere Enzo hanno affrontato mostri ben piu’ temibili del Minotauro, hanno affrontato l’odio e la violenza piu’ cieca, la morte degli amici, la paura di non riuscire piu’ a ricordarsi dei loro volti e, soprattutto, il terrore di non essere riconosciuti una volta tornati a casa, come accadde a Ulisse finalmente rientrato a Itaca e allo stesso nonno Enzo, che rimase parecchi minuti sulla soglia di casa prima che la madre e la sorella riconoscessero nel volto scavato dagli stenti e negli occhi sconvolti dall’orrore il viso del ragazzo che avevano amato e cresciuto.  

Enzo e Teseo hanno condiviso insieme un tratto di strada lungo e tortuoso, ma la loro storia ha avuto un triste epilogo. Poco dopo che si era unito alla Resistenza, il nonno cadde in un’imboscata dei fascisti insieme ai suoi compagni. Immediatamente ordinarono loro di scendere da cavallo e si impossessarono dei loro averi, intimarono di mettersi in fila l’uno dietro l’altro e presero i cavalli come bottino di guerra. Li strattonavano con violenza tirandoli per le briglie e assestando loro calci sui fianchi. Alla fine erano riusciti a domarli tutti eccetto Teseo che scalciava e nitriva con forza, impedendo ai fascisti di avvicinarsi. Uno di loro, furioso per la perdita di tempo, aveva puntato la canna del suo fucile sull’occhio di Teseo, pronto a fargli saltare il cervello.  

Mio nonno allora si stacco’ dalla fila dei prigionieri e si fece avanti, le mani alzate dietro la testa per palesare intenzioni pacifiche. Non appena il cavallo lo vide inizio’ a tranquillizzarsi e a protendere il muso verso di lui, come faceva tutte le mattine per svegliarlo. Mio nonno comincio’ ad accarezzarlo sul muso in maniera lenta e metodica, sussurrandogli parole rassicuranti. Intorno a lui il tempo si era fermato, fascisti e prigionieri, carnefici e vittime, avevano osservato in silenzio finche’ uno dei capi non aveva bruscamente intimato a mio nonno di allontanarsi dal cavallo. Senza lasciarsi intimidire mio nonno prese le briglie del cavallo e lo condusse fino a colui che gli si era rivolto con tono imperioso, consegnandogli il cavallo ormai perfettamente docile. 

Nonno aveva osservato il dorso di Teseo allontanarsi fino a divenire una piccola macchia marrone all’orizzonte destinata a scomparire, consapevole di avergli salvato la via ma certo che non si sarebbero mai piu’ rivisti.  

Gli anni erano passati, il nonno aveva cavalcato altri cavalli e infine anche la guerra di Liberazione era finita e lui era finalmente tornato a casa, ma gli occhi di Teseo che 

pian piano si acquietavano mentre gli parlava non avrebbe mai potuto dimenticarli e, anche a distanza di sessant’anni, ormai anziano e circondato dall’affetto dei suoi cari, si commuoveva nel ricordare quell’episodio. Anch’io non posso dimenticarlo perche’ e’ la dimostrazione che perfino nella barbarie e nella crudelta’ della guerra c’e’ spazio per la gentilezza di un uomo che sussurra parole di addio al suo cavallo.  

Racconto finalista al “Premio Chiara giovani 2019”, pubblicato nella raccolta “Il potere della gentilezza” edita da Amici di Piero Chiara (Varese).

Link alla pagina dell'autore: https://www.lumiere.click/author/arianna-trombaccia/
Link pagina instagram di Lumiere: https://www.instagram.com/lumiere_click/
8 voto/i
comments icon 2 commenti
2 notes
182 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.