Donne e rugby: una nuova sfida globale

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Rugby e donne: sembra impossibile, eppure anche il gentil sesso pratica questo sport. Il rugby femminile in Italia nasce ufficialmente nell’aprile 1980, quando si sfidarono le squadre di Villorba e CUS Milano, terminata 8-4 per la prima. Un po’ tardi rispetto a quanto accadde in Irlanda e Nuova Zelanda. Infatti, il primo ingresso femminile in questo sport nel paese di San Patrizio si verifico’ nel 1887. Una ragazza di nome Emily Valentine si uni’ alla squadra organizzata dai fratelli nel Portora High School in Enniskillen, mentre nel paese degli All Blacks ci fu un tentativo di formare una squadra rugbistica femminile nei primi anni del Novecento, ma falli’, a causa di una forte opinione pubblica contraria. Comunque, in Nuova Zelanda, Australia e Francia i primi teams rugbistici femminili nacquero intorno agli anni Venti e Trenta e s’intensifico’ durante la Seconda guerra mondiale; le donne, percio’, andarono a sostituire gli uomini nelle performaces sportive, continuando a mantenere alto l’attenzione del pubblico in questo sport, concedendo piccoli momenti di svago e felicita’ mentre il mondo bruciava.

Al giorno d’oggi com’e’ la situazione del rugby femminile nel mondo?

Per quanto riguarda l’Italia, la nostra nazionale ha ottenuto dei buoni risultati nel torneo Sei Nazioni, il piu’ prestigioso dell’emisfero boreale. In effetti, ha perso soltanto contro la Francia e vinto contro il Galles, prima che l’intero torneo si fermasse a causa del coronavirus. Inoltre, proprio a partire dalla stagione sportiva 2019/2020 la FIR progettava l’organizzazione di un campionato interregionale coordinato e di una Serie A femminile con un maggiore equilibrio meritocratico e geografico. 

In Nuova Zelanda soltanto nel 2018, a seguito del successo del torneo nazionale femminile New Zealand women National Rugby Sevens Team, ovvero il piu’ prestigioso torneo mondiale di rugby a sette, le atlete dei vari comparti nazionali neozelandesi hanno cominciato ad avere un contratto semiprofessionistico. Inoltre, le atlete del rugby a 15 hanno vinto per la seconda volta consecutiva il titolo di campionesse mondiali nel 2019.  Bisogna ricordare, anche che, come la nazionale maschile, quella femminile compie uno dei rituali piu’ entusiasmanti del mondo sportivo: l’Haka, la danza dei guerrieri maori un tempo, ora carica emotiva prima di ogni partita dei teams maschili e femminili neozelandesi, che li rende unici al mondo.  Infine, possiamo ora focalizzarci sul rugby femminile nella nazione arcobaleno, il Sud Africa, dove il rugby e’ stato elemento di coesione nazionale dopo l’apartheid. Esiste anche qui una nazionale femminile, attiva dal 2004 e partecipe delle varie manifestazioni dei mondiali rugbistici femminili. Ma ancora si deve fare tanto per sponsorizzare le atlete, nonostante il Sud Africa abbia approvato il National Sport and Recreation Amendment Act nel 2007, che invita le varie federazioni a colmare il divario tra le attivita’ agonistiche maschili e femminili. Inoltre, nel 2012 fu redatto il Transformation Charter for South African Sport, con il quale il governo ha identificato l’agonistica femminile come un mondo abbastanza marginalizzato nel paese. 

Dunque, il rugby femminile mondiale sta cercando di trovare la sua strada ed un suo pubblico da conquistare e, dalle politiche messe in atto dai vari paesi, sembra che pian piano anche le donne stiano riuscendo a trovare il loro posto, il loro desiderio di gloria e di successo nel mondo del rugby.

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