L’uovo per Elisabetta

 -  -  1


 Stesa accanto a me sul divano-letto, la mamma guardava il Trono di Spade accarezzandomi i capelli.

Le mie palpebre si facevano sempre piu’ pesanti, dalla televisione provenivano suoni ed immagini confuse, le recepivo saltuariamente; la scena di un uomo con in mano una testa mozzata mi s’impresse nella testa, diedi il benvenuto agli incubi e caddi addormentata.

Parrocchi il bucaniere aveva tutte le caratteristiche del tipico pirata: gamba di legno, giacca, cappello, pistola, spada e… Un ermellino? Ma come, dov’e’ il pappagallo?

“L’ermellino l’ha mangiato” mi rispose il pirata, mentre il piccolo animaletto bianco gli trotterellava intorno annuendo con il musetto. Che carino. Gli manchera’ la neve pero’, come ci e’ finito qui?

“Lui odiava la neve. e’ un ermellino di mare, e’ caduto sulla mia nave per caso, mentre volava in groppa ad una cicogna. Ora vive con me.”

La storia del pirata mi sembrava sensata, in fondo tutti cadiamo per caso sulle nostre navi. Il galeone solcava placido l’erba alta della… Prateria? Greggi di caprette saltellavano felici tutto intorno al legno lucente della barca, alcune spiccavano balzi talmente alti da sembrare delfini.

L’ermellino correva su e giu’ per il ponte inseguendo un ragno tutto blu e con i capelli biondi. Quando finalmente riusci’ ad acchiapparlo se lo pappo’ in un boccone.

Mi chiedevo cosa stessimo cercando in quel mare d’erba.

Il volto del capitano era imperscrutabile, lo sguardo fisso all’orizzonte. Il vento mi scompigliava i capelli, l’ermellino si era acciambellato sul fondo di un secchio. Decisi di guardare nella stessa direzione del capitano.

“Calcola l’area delle vele. E poi la forza del vento e quindi la portanza. Devo capire se c’e’ pericolo che ci raggiungano.”

Scossi la testa, non sapevo farlo.

“Pigra! Pigra! Ci raggiungeranno!”

Ma chi ci stava per raggiungere? Proprio non capivo. Volevo solo godermi la brezza e il verde dell’erba.

Il capitano sembrava agitato. Anche l’ermellino, si era svegliato e scuoteva nervosamente la coda.

Il capitano, vedendo che non facevo nulla, mi passo’ il cannocchiale, lo puntai a poppa e allora li vidi: soldati brutti e grigi con dei riccioli biondi per capelli correvano sul prato, con una testa mozzata in una mano e una scimitarra nell’altra. Erano disgustosi.

“Cercano l’uovo!” Disse il capitano.

Che uovo? Chi erano? Proprio non capivo, ma non volevo che quegli pseudo zombi ci raggiungessero, povero ermellino chissa’ che paura! Quei riccioli biondi poi, non so perche’, mi accendevano una strana sensazione in petto. Decisi che dovevamo sbarazzarci di loro.

Chiesi al capitano se non potevamo lasciare loro l’uovo che cercavano.

“Pigra! Pigra! Non si puo’, non si puo’ assolutamente!”

Quello che diceva non aveva alcun senso. Il vento pero’ era ormai calato, le vele flosce non riuscivano a spingere avanti la nave nel mare d’erba. I soldati guadagnavano terreno velocemente lanciando urla stridule e raccapriccianti.

Il capitano batte’ sul ponte la sua gamba di legno due volte, sguaino’ la sciabola puntandola verso quei mostri e comando’:

“Caricate i cannoni!”

L’ermellino gli fece il verso ma nulla si mosse, d’altronde c’eravamo solo noi su quella nave.

“Su, su!” Incito’ il capitano, e si mise a dare il buon esempio chinandosi a sollevare le pesanti palle di ferro.

Prima di accendere la miccia ruoto’ le bocche dei cannoni verso i bersagli e quando poi fece fuoco l’esplosione risuono’ in tutta la prateria, un ombrello di terra si sollevo’ dove prima vi erano quattro o cinque di quei cosi.

Decisi di dare una mano e appena sparai anch’io per la prima volta uno strano motivetto musicale si diffuse nell’ambiente circostante.

Chiesi spiegazioni al capitano mentre continuavo le operazioni di caricamento.

Era molto seccato:

“Una pubblicita’ del riso! Al giorno d’oggi non si puo’ piu’ nemmeno combattere in pace! Ti invadono ovunque!”

Gli chiesi da dove venisse quella musica.

“Viene dall’atmosfera. Ti entra in testa per sempre, e’ una maledizione oscura! Le sue note maligne ti spingono a pensare sempre a lei, sempre a lei, sempre a lei! Finche’ alla fine…”

Non riusci’ a finire la frase. I versacci dei soldati-zombi ci avevano raggiunto, i primi iniziavano ad arrampicarsi sulla nave.

Non capivo perche’ non potevamo lanciar loro l’uovo che volevano, cosi’ ci avrebbero lasciato in pace.

“Lei attende. Da troppo tempo ormai. Dobbiamo portarle l’uovo.”

Oltre ad erba e mostri non c’era altro intorno a noi.

Il cielo pero’ iniziava ad imbrunire e del Sole non era rimasto che un piccolo cerchietto rosso che si levava sull’erba all’orizzonte.

Il capitano accese il grande lampione attaccato all’albero maestro. La cosa mi parve del tutto ordinaria e non feci commenti. Continuavo piuttosto a sparare col cannone su quegli abomini dai riccioli d’oro. Sentivo di odiare quei capelli e che era giusto fare a pezzi loro e le loro teste mozzate.

Il capitano aveva ingaggiato nel corpo a corpo i primi arrivati in cima, menava fendenti con foga e precisione, insultando di volta in volta la pubblicita’ che ancora dominava il sottofondo musicale della scena.

Si lamentava della musica e io non potevo dargli torto.

Mi disse di smettere di armeggiare con i cannoni e di badare al cambio di canzone. Non sapevo come fare, ma lui mi disse, affettando con la destra un soldato e sparando con l’archibugio nella sua sinistra ad un altro, che solo io potevo e che ci sarei riuscita, mi bastava volerlo.

Restai sulle prime un attimo interdetta, pero’ il capitano aveva proprio ragione: ritornelli sul riso non erano adatti ad una battaglia. Pensai a come sarebbe stata piu’ appropriata una bella musica rock oppure la colonna sonora dei Pirati dei Caraibi.

Scelsi la rock perche’ io non sapevo maneggiare una spada.

D’improvviso la musica cambio’ e l’atmosfera si carico’ di elettricita’, l’ermellino aveva preso a stare sulle sole zampe posteriori e con le altre suonava una piccola chitarra elettrica. Aveva degli occhiali da sole appuntiti e pieni di glitter. Era molto stiloso.

Mi sentii carica di energia e, chissa’ perche’, ora sapevo il valore della forza minima del vento che ci sarebbe servita per sfuggire a quei mostri. La urlai al capitano che, ormai ansimante per il tanto combattere, si ridesto’ completamente, mi sorrise e fece un respiro profondissimo. Soffio’ poi con l’intensita’ giusta sulle vele e la nave schizzo’ via verso prati ancora sconosciuti.

Gli zombi erano ormai superati, a prua solo verde.

Per ingannare il tempo feci una partita a scacchi con l’ermellino. La persi. Provammo poi la dama, il poker e morra cinese. Vinsi solo morra cinese perche’ lui riusciva a giocare solo carta, non avendo le dita.

All’improvviso il capitano grido’ “Acqua! Acqua! L’isola di Elisabetta, l’isola di Elisabetta!” Mi aggrappai alle sartie per vedere meglio e da una posizione piu’ d’effetto: la nave scivolo’ in acqua dolcemente e solco’ tranquilla le acque del lago dove eravamo arrivati fino all’isolotto.

Una volta approdati sull’isola il capitano diede l’ordine di scendere.

Prima pero’ rientro’ un istante nei suoi alloggi, riuscendone con un cofanetto d’oro decorato con ornamenti rosso porpora, smeraldi e diamanti.

Quanto sfarzo, chissa’ cosa c’era dentro, decisi di chiederglielo.

“L’uovo per Elisabetta, devi consegnarglielo ora, sei gia’ in ritardo.”

Mi porse il piccolo scrigno e mi indico’ l’imboccatura di una grande caverna.

Stavo per entrare quando un enorme ruggito me lo fece cadere dalle mani per lo spavento, un enorme drago con i riccioli d’oro era comparso nel cielo. Sputava fuoco e sembrava avercela con noi. Si avvicinava sempre di piu’ ma al posto di ringhiare o ruggire di nuovo scelse di cantare nuovi ritornelli pubblicitari. Il capitano, disperato, mi affido’ l’ermellino e si lancio’ con la sua spada contro il drago e i suoi spot.

Corsi dentro nella caverna sperando che il mio amico ce la facesse. L’ermellino mi seguiva con occhi speranzosi, non riusciva a trattenere pero’ piccoli, mesti, lamenti.

Arrivata alla fine della caverna mi ritrovai in un enorme salone stile ‘900, con poltrone di pelle bordo’, specchi, mobili antichi coperti da centrini e statuette e foto di figure religiose. Al centro della sala, accomodata sulla poltrona piu’ grande, c’era la nonna con un mattarello il mano.

“Finalmente sei arrivata!” Gracchio’ con la sua voce nasale.

“Mi mancava un solo uovo per fare i biscotti! Guarda che erano per te sai? Finalmente ti sei decisa a portarmelo!”

Si alzo’ faticosamente e mi venne incontro borbottando rimproveri. Mi lancio’ un’occhiataccia e mi strappo’ l’uovo dalle mani.

Raggiunse un tavolo pieno di attrezzi da cucina e si mise a lavorare canticchiando. Ma era una cantilena triste, drammatica, cantata da una voce melodiosa ed infantile. Non poteva essere quella della nonna.

Un lampo di luce mi acceco’ la vista. Una bambina bambina cantava con sguardo assente per un’ altra piu’ piccola. Dopo un primo piano sul suo viso partirono i titoli di coda.

La mamma mi sfilo’ il termometro da sotto il pigiama.

Era solo un sogno… Solo… Un sogno. Se la sarebbe cavata Parrocchi? L’ermellino?

La mamma spense la tv e mi diede la buonanotte: l’indomani sarei rimasta a casa.

Restai qualche istante a contemplare l’oscurita’ del soffitto. Che noia. Niente navi, niente avventure… Niente. Tossii. Cosa ci facevo ancora li’? I miei amici avevano bisogno di me, non ci sarebbero state pubblicita’ a fermarmi questa volta. Decisi che dovevo tornare al piu’ presto, chiusi gli occhi e diedi il benvenuto ai sogni.

Link pa­gi­na In­sta­gram di Lu­mie­re: https://​www.in­sta­gram.com/​lu­mie­re_­click/
Link alla pa­gi­na del­l'au­to­re:https://www.lumiere.click/author/flavio-bidolli/ 
comments icon 0 commenti
0 notes
41 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *