Razzismo: il caso George Floyd

 -  - 


Sembrava impossibile parlar d’altro che non fosse la pandemia. Le misure del governo, lo sciopero dei braccianti, la speranza che la riapertura sembrava portare con se’. Riprendevamo gradualmente familiarita’ con la vita che era stata lasciata sospesa qualche mese prima, quando ad un tratto un video catalizza la nostra attenzione. Il ginocchio preme all’altezza del collo, la voce soffocante, il naso sanguinante:

“Non riesco a respirare, non riesco a respirare.
Non uccidermi”Cosi’, stando alla ricostruzione di una delle testimoni, Darnella Frazier e’ spirato George Floyd, afroamericano di 46 anni. “La polizia l’ha ucciso, l’ha ucciso li’ di fronte a tutti mentre gridava non posso respirare” afferma la donna in lacrime. Gli agenti erano accorsi per arrestarlo, in quanto convinti fosse sotto effetto di stupefacenti. Attenendoci alla versione della polizia, l’uomo avrebbe opposto resistenza e soltanto dopo averlo ammanettato, gli agenti si sarebbero accorti del suo malessere. I video diffusi sui social network smentiscono la ricostruzione ufficiale. Sono girati dai passanti, che provano ad opporsi nel limite delle loro possibilita’, rivolgendosi direttamente all’agente: “Vuoi rimanere li’ seduto con il ginocchio sul collo?”, anche quando ormai Floyd e’ disteso inerme sull’asfalto di Minneapolis. “L’avete ucciso?” si sente dire. L’agente responsabile del crimine, Derek Chauvin, si era gia’ reso protagonista, in passato, di altri episodi di violenza e di razzismo, ed e’ stato arrestato per omicidio colposo. 

Non si sono fatte attendere le proteste, che hanno acceso le strade della citta’ e che non hanno risparmiato il terzo distretto di polizia. Nonostante le barricate erette in sua difesa, l’edificio e’ stato preso d’assalto ed incendiato nella terza notte di contestazioni. Si teme per eventuali armi ed esplosivi che potrebbero essere stati rubati. Immediata e’ arrivata anche la reazione del presidente Trump, che ha subito minacciato l’intervento dell’esercito in caso la situazione non dovesse rientrare in tempi brevi e che si e’ affrettato a schierarsi apertamente contro la violenza delle proteste, sottolineando come infangasse la memoria di George Floyd. 

Da sottolineare e’ anche il commento di Barack Obama, il quale si augura che nel Paese si possa avviare una nuova stagione dove “l’intolleranza e il trattamento diseguale tra cittadini non infettino piu’ le nostre istituzioni e i nostri cuori”. La sua figura merita sicuramente una breve riflessione quando si discute di determinati argomenti. Nonostante infatti l’elezione e la rielezione del primo presidente afroamericano nella storia del Paese, persistono problemi legati alle discriminazioni razziali e continuano ad avvenire episodi come quelli di Minneapolis. e’ doveroso dunque aprire una riflessione in merito. Simboli come Martin Luther King e Barack Obama in particolare sono la prova che un cambiamento sia effettivamente possibile, che la parita’ di diritti non sia semplicemente un miraggio, un’utopia, ma un obiettivo realmente raggiungibile. I simboli, e’ evidente, non sono pero’ sufficienti. Sebbene un discorso del genere possa sembrare retorico, e’ invece di estrema importanza ribadire come la radice del problema sia culturale e che dunque la soluzione debba necessariamente essere piu’ articolata e debba mirare alla sensibilizzazione della comunita’ intera, sia nelle piccole realta’ che nelle metropoli. L’unica via e’ ripartire dagli episodi piu’ ordinari, che sembrano privi di significato ma la cui somma sfocia nelle violenze di cui il caso di Floyd e’ solo uno dei molteplici esempi. Ribellarsi anche ai piu’ irrilevanti gesti d’intolleranza, sempre ovviamente nel rispetto dell’altro, diviene dunque necessario per l’apertura di quella stagione auspicata da Obama e la strada migliore affinche’ quello di Minneapolis sia l’ultimo di questo agghiacciante genere di episodi.

Link alla pa­gi­na del­l'au­to­re: https://​www.lu­mie­re.click/​au­thor/​pao­lo-bar­ba­ra­nel­li/
Link pa­gi­na in­sta­gram di Lu­mie­re: https://​​www.in­sta­gram.com/​​lu­mie­re_­click/

comments icon 0 commenti
0 notes
45 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *