L’Odio e’ una palla al piede: consigli cinematografici antirazzisti

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Dopo la brutale uccisione da parte della polizia di George Floyd e le successive proteste che da Minneapolis si sono diffuse a macchia d’olio in America e nel resto del mondo, molte persone si sono interrogate su cosa poter fare nel proprio piccolo per contrastare il razzismo sistemico che ogni giorno porta a piccole e grandi discriminazioni. Una bella citazione che sta girando molto sui vari social in questi giorni e’ “Se resti neutrale in una situazione di ingiustizia, allora hai scelto la parte dell’oppressore”, parole pronunciate da Desmond Tutu, attivista sudafricano che negli anni ‘80 si distinse per le su battaglie contro l’apartheid, che fanno molto riflettere sulle responsabilita’ del singolo. Il primo passo verso una presa di coscienza e un progressivo avvicinamento alla comprensione di determinati fenomeni e’ la volonta’ di informarsi, di approfondire e di far sentire la nostra voce quando ne abbiamo la possibilita’. In questo processo di approfondimento il cinema puo’ sicuramente venirci in aiuto, raccontando, con il suo linguaggio universale e i suoi tempi ridotti, storie di uomini e di donne che hanno lottato per i propri diritti.

Per mia esperienza personale, la visione collettiva di un film che affronta tematiche sociali e politiche puo’ creare belle discussioni e scambi di opinioni e puo’ spingere all’approfondimento personale.  Ecco dunque una breve lista di film che raccontano il razzismo con toni e modalita’ differenti, ora commuovendo, ora indignando, alle volte persino strappando una risata.

American History X, Tony Kaye, 1998

Ambientato nella Los Angeles degli anni ‘90, American History X e’ sicuramente il piu’ violento e scioccante tra i film consigliati, perche’ raccontato dal punto di vista di un giovane neonazista, leader di punta dei movimenti legati al White Power. Dopo aver brutalmente trucidato tre afroamericani che stavano tentando di rubargli la macchina, Derek Vinyard (Edward Norton) finisce in carcere, dove una spirale di ulteriore violenza lo portera’ a rivedere le sue posizioni.

Il film, che non segue un andamento cronologico lineare, racconta il prima e il dopo nella vita di Derek, magistralmente sottolineato dall’uso del bianco e nero per il suo passato da Skinhead convinto, e il ritorno al colore per sottolineare il suo cambiamento. Una volta uscito di prigione pero’ Derek scopre che suo fratello minore sta seguendo le sue orme, avvicinandosi sempre di piu’ a posizioni estremiste.

Il film, lungi da un’ottica dicotomica “buoni-cattivi”, fa riflettere su come rispondere all’odio con altro odio non possa che generare una spirale infinita di violenza.

Suppongo che a questo punto dovro’ dirle cos’ho imparato. La conclusione, giusto? Be’, la mia conclusione e’ che l’odio e’ una palla al piede: la vita e’ troppo breve per passarla sempre arrabbiati. Non ne vale la pena. Derek dice che bisogna sempre terminare una tesina con una citazione, dice che c’e’ sempre qualcuno che ha detto una cosa nel migliore dei modi, percio’ se non riesci a fare di meglio, ruba da lui e farai la tua figura. Ho scelto una citazione che penso le piaccia: -Non siamo nemici, ma amici. Non dobbiamo essere nemici. Anche se la passione puo’ averci fatto vacillare, non deve rompere i profondi legami del nostro affetto. Le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate, come se a toccarle fossero i migliori angeli della nostra natura-”.

consigli cinematografici antirazzisti

The help, Tate Taylor, 2011

Tratto dall’omonimo romanzo del 2009 di  Kathryn Stockett, The help e’ la storia di Skeeter, un’audace  neolaureata con la passione della scrittura, interpretata da Emma Stone, che decide di scrivere un libro per documentare la condizione delle donne afroamericane nel Mississippi  del 1963, impiegate come domestiche e bambinaie nelle facoltose famiglie bianche. Doppiamente discriminate, in quanto donne e nere, le bambinaie del Mississippi vivono il paradosso di dover svolgere un compito fondamentale, ovvero crescere i figli dei bianchi, spesso divenendo figure di riferimento per i bambini, senza pero’ poter sedere a tavolo con loro da pari a pari, secondo le logiche razzializzanti e classiste profondamente radicate nella societa’ WASP dell’epoca.

Il coraggio non sempre equivale a prodezza. Il coraggio e’ avere l’ardire di fare cio’ che e’ giusto, malgrado la debolezza della nostra carne. E Dio dice a noi tutti, sospinge noi tutti e sprona noi tutti ad amare. Amen. Vedete, l’amore, come e’ portato ad esempio da nostro Signore Gesu’ Cristo, e’ essere pronti, disponibili a mettersi in pericolo per il nostro prossimo. E per prossimo io intendo il vostro amico, vostra sorella, vostro fratello, il vostro vicino e il vostro nemico. Se riuscite ad amare il vostro nemico avete gia’ in mano la vittoria”.

consigli cinematografici antirazzisti

Selma. La strada per la liberta’, Ava DuVernay, 2014

Nel 1965, un anno dopo l’emanazione da parte del Presidente Lyndon B. Johnson del Civil Rights Act, che sanci’ l’uguaglianza elettorale di bianchi e neri, Selma, piccola cittadina dell’Alabama, passera’ alla storia per un’imponente manifestazione organizzata dal pastore protestante e attivista Martin Luther King, che vide coinvolte migliaia di persone che percorsero gli 80 chilometri che separano Selma dalla capitale Montgomery. Il diritto di voto per gli afroamericani, infatti, sebbene consentito formalmente, era di fatto ostacolato nelle cittadine del Sud dalle azioni violente di razzisti locali.

La pellicola, pur raccontando una protesta corale, fa emergere la caratura morale ed etica di uno dei grandi leader pacifisti del ‘900, rappresentandone anche dubbi e cedimenti, senza per questo ridimensionarne l’eccezionalita’.

       “La vita non e’ degna d’essere vissuta se non siamo disposti a morire per coloro che amiamo e per cio’ in cui crediamo…”

consigli cinematografici antirazzisti

BlacKkKlansman, Spike Lee, 2018

L’incredibile storia vera di Ron Stallworth, interpretato da John David Washington, il primo poliziotto afroamericano del dipartimento di Colorado Springs, che negli anni ‘70 e’ riuscito a infiltrarsi nel Ku Klux Klan, contattando telefonicamente David Duke in persona, leader del suprematismo bianco, e usando come sua controfigura per gli incontri con il clan il collega ebreo Flip Zimmerman (Adam Driver)

Spike Lee racconta la vicenda alterando toni drammatici e umoristici e oscillando tra generi diversi, dalla commedia nera al film di spionaggio, con frequenti rimandi alla blaxploitation, un filone cinematografico a basso budget rivolto alla comunita’ afroamericana, nato degli anni ‘70 negli Stati Uniti.

BlacKkKlansman e’ un film ironico, dissacrante e iconoclasta, che racconta una societa’ razzializzata e lacerata, dove alla brutalita’ della polizia si contrappongono le proteste, non sempre pacifiche, delle Black Panters.

Spike Lee e’ un regista che non ha paura di mostrarsi politico, mettendo in evidenza la vicinanza dei discorsi dei suprematisti bianchi alla retorica nazionalista dell’America First di trumpiana memoria. La genialita’ del film risiede soprattutto nella caratterizzazione caricaturale dei membri del KKK, che sembrano dimostrare la tesi della “banalita’ del male” descritta dalla storica e politologa Hannah Arendt, senza pero’ mai metterne in dubbio la pericolosita’.

Bruciamo croci, facciamo marce… si prospetta un grande anno per noi”.

Green Book, Peter Farrelly, 2018

Vincitore di tre premi Oscar nel 2019, tra cui miglior film, Green book e’ una bellissima storia vera di amicizia che travalica differenze razziali e di classe.  Nel 1962 Don Shirley (Mahershala Ali) uno dei piu’ acclamati jazzisti neri del momento, sta per intraprendere un tour che lo potera’ a esibirsi dalla progressista New York fino agli stati del profondo sud, dove e’ ancora in vigore la segregazione razziale. Durante il suo viaggio sara’ accompagnato dal buttafuori italo americano Tony Vallelonga, interpretato da un credibile Viggo Mortensen, incaricato di fargli da guardia del corpo.  Dopo un’iniziale e reciproca diffidenza, tra il raffinatissimo e compassato pianista e il verace autista nascera’ una profonda e umana connessione.

Il film racconta con grande delicatezza, riuscendo a essere anche genuinamente spassoso, diverse forme di discriminazione, compresa quella basata sull’orientamento sessuale, per cui Don Shirley passera’ una notte in carcere. Molto interessante vedere rappresentata sul grande schermo anche la discriminazione nei confronti dell’italiano Vallelonga, a riprova che si e’ sempre meno bianchi di qualcun altro.

Se per te non sono abbastanza nero e per loro non sono abbastanza bianco, allora dimmi chi diavolo sono io!”.

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