Villa Farnesina: la loggia di Amore e Psiche

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In molti conoscono il Raffaello delle stanze vaticane, dove tra il 1508 e il 1511 dipinge la Scuola di Atene, ma in pochissimi sanno che il pittore urbinate e la sua bottega furono attivi nella villa Farnesina, la cui costruzione fu voluta dal banchiere del Papa Agostino Chigi, e costruita dall’architetto senese Baldassarre Peruzzi intorno al 1510. 

Di grande bellezza, e’ sicuramente l’affresco che rappresenta la storia di Amore e Psiche, mito che si ricollega alla storia personale di Agostino Chigi, banchiere di Papa Giulio II, che prende in moglie Francesca Ordeaschi, cortigiana che aveva conosciuto a Venezia e della quale s’innamoro’ follemente, tanto da avere quattro figli da lei.

Raffaello comincio’ a lavorare a quest’affresco attorno al 1514, ma i lavori furono portati avanti dalla bottega del maestro d’Urbino. In particolar modo, Vasari narra che essi furono ultimati da Giulio Romano e da altri assistenti, come in seguito verra’ analizzato, date le numerose commissioni che Raffaello doveva curare. 

La storia di Amore e Psiche e’ narrata dallo scrittore latino Apuleio, nel suo racconto L’Asino d’oro: Psiche era una ragazza di una bellezza e gentilezza tale da far invidia alla stessa Venere, dea dell’Amore, che chiamo’ a se’ Amore (Cupido), suo figlio, ordinandogli di colpire la fanciulla con una delle sue frecce e di farla innamorare dell’uomo piu’ brutto sulla terra. Amore e’ pronto ad obbedire agli ordini della madre, finche’ non vide la fanciulla: se ne innamoro’ perdutamente. Cosi’, propose alla ragazza e ai rispettivi genitori di riceverla in sposa, a patto che essa fosse disposta ad incontrare il marito soltanto di notte. La ragazza accetto’. Una notte pero’, siccome la curiosita’ e’ femmina, con una lampada ad olio, la ragazza illumino’ il volto del suo amato, scoprendone la bellezza. Il dio scappo’, una volta spezzata la promessa nunziale. 

Dopo che Venere venne a sapere delle nozze segrete del figlio, la dea sottopose Psiche a varie prove, e la ragazza fu aiutata dagli altri de’i. Cosi’ Venere pianifico’ un’ultima prova che la fanciulla doveva superare: prendere un po’ della bellezza di Persefone, moglie di Ade. Cosi’, Psiche si reco’ negli Inferi, riuscendo a compiere la sua missione. Essa, pero’, apre l’ampolla, spinta dalla curiosita’, e cadde in un sonno profondo, dal quale fu risvegliata da Amore. Una volta superate tutte le prove, gli de’i acconsentono al matrimonio e festeggiarono le nozze, e Psiche, dopo aver bevuto il nettare d’ambrosia, divenne anch’essa una divinita’. 

Concentrandosi sulla raffigurazione raffaellesca, e’ possibile notare come i due pannelli centrali dell’affresco rappresentino i momenti finali del mito: gli de’i che acconsentono al matrimonio e la celebrazione del matrimonio stesso. Queste due scene sono tutte delimitate da una bellissima decorazione vegetale, eseguita da un importante allievo di Raffaello, ovvero Giovanni da Udine, rappresentando numerose piante (circa centosettanta esemplari erbacei), raffigurando anche quelle provenienti dalle Americhe, appena scoperte, come il mais, la zucchina e le zucche. Nelle lunette, oltre alle rappresentazioni di putti alati (amorini), e’ possibile trovare anche le raffigurazioni di Venere su un carro, Mercurio, Cupido e le tre Grazie, Venere con Cerere e Giunone, Venere che prega Giove. In cima al soffitto, inoltre e’ possibile trovare anche lo stemma di Giulio II, il Papa per cui Agostino Chigi lavorava. 

Dunque, un capolavoro che chiunque deve visitare, non soltanto per la bellezza degli affreschi, ma anche perche’ rappresenta una storia d’amore che, grazie a Raffaello e bottega, rimarra’ immortale.

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