Peppino Impastato, la storia di un uomo che lotto’ tutta la vita contro la mafia.

 -  -  3


Il 9 maggio 1978 e’ una data fondamentale per la storia del nostro paese. Una data che la maggior parte degli italiani ricordera’ nitida nella proprio mente; o forse ricordera’ ancora meglio il momento esatto in cui venne comunicata una notizia che si aspettava da mesi e mesi: il ritrovamento di Aldo Moro. Chi non conosce questo nome? Chi, vivendo quei giorni, non ha scolpita nella memoria questa vicenda? Eppure il 9 maggio 1978 e’ la data di un altro evento drammatico, simile al precedente. Sulle rotaie della ferrovia Cinisi-Trapani venne fatto esplodere il corpo di Peppino Impastato, un giornalista di 30 anni che aveva dedicato la sua vita alla politica, la politica di quel tempo che ti assorbe e non ti fa vivere di altro. Troppo poco spesso viene ricordato questo nome, e sicuramente non lo fu abbastanza allora. Allora che le menti di tutti gli italiani erano occupate a ricordare un’altra tragica vittima. Ma non fu solo questo il motivo per cui troppa poca gente si interesso’ alla morte di Peppino; perche’ la storia della sua morte e’ la storia di un depistaggio, il primo depistaggio recentemente dichiarato compiuto dallo Stato.

Chi era Peppino?

Nasce a Cinisi, una piccola cittadina della Sicilia, sulla costa, affacciata sul mare, e, come tante piccole cittadine della Sicilia, pullulava di Mafia. Una Mafia particolare, che stava cambiando, si stava trasformando. Cinisci rappresentava un ponte fondamentale per il passaggio della droga dall’oriente a Cosa Nostra americana; Pizza Connection, verra’ chiamato, e uno dei leader piu’ importanti fu Gaetano Badalamenti, uno dei principali bersagli di Peppino. Parliamo di Mafia internazionale, e Peppino la conosceva bene, non solo perche’ a quei famosi 100 passi da casa sua c’era quella del boss mafioso, ma perche’ ce l’aveva dentro casa la mafia lui. Era figlio di un mafioso, Luigi Impastato, amico di Gaetano, lo zio era mafioso ma soprattutto Cesare Manzella, cognato del padre, lo era. Cesare era il capo della cupola di Cosa Nostra negli anni ’60 e fu lui che intraprese lo spostamento degli interessi della mafia dalla campagna alla citta’, ma soprattutto fu lui che avvio’ il traffico di commerci con gli Stati Uniti. Ed e’ a 15 anni, quando Manzella viene fatto esplodere con una delle prime autobombe, durante la prima guerra di mafia, che Peppino capisce che quella non sarebbe stata la sua vita, ma che l’avrebbe contrastata con tutte le sue forze. Ruppe con il padre, venne cacciato di casa e giuro’: “E questa e’ la mafia? Se questa e’ la mafia allora io la combattero’ per il resto della mia vita”. 

Peppino e’ un caso unico: non esiste un militante come lui che proviene da una famiglia mafiosa. Era un ragazzo precoce e negli anni 60 fonda il suo giornale dove mette in evidenza i rapporti tra il potere politico di Cinisi e la mafia. La madre inizialmente cerca di metterlo in guardia, ma nel momento di maggior inasprimento dei rapporti con il padre decide di schierarsi dalla sua parte, e manterra’ questa posizione per tutta la vita, battendosi per anni e anni sia contro le autorita’, che i nemici del figlio pur di ottenere giustizia, che alla fine, almeno in parte, arrivera’. Peppino entra nella politica per una sua esigenza di reagire ad una condizione famigliare insostenibile. Il ‘68 e’ alle porte e scopre un nuovo impegno politico; infatti in questo periodo cominciano le battaglie del sociale a favore dei contadini che venivano espropriati per la costruzione dell’Aereoporto Punta Raisi, una delle cause per cui maggiormente si battera’ Peppino, soprattutto nel programma radiofonico Radio Aut, dove con spiccata ironia cerca di smascherare tutte le aberranti mosse di quella che lui chiamera’ Mafiopoli.  La decisione della costruzione venne presa dalla regione siciliana ma dietro c’era l’insistenza della mafia: il controllo di un aereoporto avrebbe significato avere mano libera nell’organizzazione dei traffici e  viaggi con l’America. Intanto intorno a lui si comincia a riunire un circolo di Ragazzi chiamato “Musica e Cultura” che s’ispira moltissimo a Peppino e che portera’ avanti i suoi ideali e battaglie. Quest’associazione, e ovviamente il suo ideatore, diventa un punto di riferimento per i giovani, una delle poche realta’ dove era possibile acculturarsi, scoprire tutte le novita’ che invadevano il mondo in quel periodo: l’arte, la musica , il cinema erano dei mezzi di comunicazione importanti per sensibilizzare i giovani verso l’impegno antimafia. Comincia nel ‘75 e si va avanti: sono anni molto intensi, dove Peppino dedica tutto il suo tempo, le sue forze, la sua rabbia, a contrastare e denunciare quell’organizzazione tanto odiata. Tra un evento e l’altro, una trasmissione e l’altra, si arriva al 9 maggio 1978, giorno dell’uccisione violenta e indimenticabile di Peppino. S’ipotizzo’ che era stato suicidio o ancora peggio un atto terroristico; sostenuti da alcuni scritti interpretati come prove della depressione di Peppino, gli inquirenti avanzarono l’ipotesi che il giovane “rivoluzionario” avesse voluto mettere fine alla sua vita con un gesto eclatante facendo saltare in aria i binari della ferrovia. Ma tutti conoscevano la verita’, tutti sapevano che non era stato lui ad uccidersi. Gli unici che si batterono per portarla a galla furono la madre e gli amici della vittima, che nei giorni seguenti all’omicidio raccolsero tutte le prove che la polizia e i carabinieri non erano riusciti a raccogliere. Peppino fu massacrato di botte in una piccola struttura vicino alla stazione, le tracce di sangue erano ovunque, le mani, con cui avrebbe dovuto tenere e far saltare la bomba erano une delle poche parti del corpo intatte, eppure solo nel 2002 Gaetano Badalamenti venne condannato all’ergastolo.

Peppino rappresenta una delle tante, troppe vittime di questo paese per Mafia; ma anche una delle tante voci che ebbero il coraggio di innalzarsi, di denunciare, di raccontare quello che nessuno, o ancora troppo pochi, hanno la forza di raccontare.

Quando finira’ il tempo della sconfitta dei giusti, dei coraggiosi, e della supremazia incontrastata dei criminali, e degli oppressori? Quando saremo troppi a denunciare, a raccontare da non poter piu’ essere uccisi tutti?

Link alla pa­gi­na del­l'au­to­re: https://​www.lu­mie­re.click/​au­thor/​so­fia-cen­tio­ni/
Link pa­gi­na in­sta­gram di Lu­mie­re: https://​​​www.in­sta­gram.com/​​​lu­mie­re_­click/
3 voto/i
comments icon 0 commenti
0 notes
42 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *