L’anno che verra’

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Il pandoro quest’anno ha un retrogusto amarognolo di lacrime e tabacco. Mia moglie ride per una battuta del presentatore tv. La sua e’ una risata breve, secca e catarrosa, da tabagista incallita, completamente diversa rispetto alla risata aperta e sonora di quando era ragazza. L’orologio segna mezzanotte meno cinque, il presentatore annuncia l’inizio del conto alla rovescia. Chiudo gli occhi, strizzandoli forte. Ripenso al nostro viaggio di nozze in Grecia, mia moglie a ventisei anni che ammicca davanti alla macchina fotografica nel suo costume striminzito con le frange. Provo a far combaciare il fantasma dei miei ricordi con la donna asciutta e severa che non stacca gli occhi dal minuscolo schermo del televisore. Cerco di comunicare con lei con il pensiero. Da giovane mi capitava di pensare intensamente il suo nome quando lei era distratta, concentrandomi su ogni singola lettera fino a farla galleggiare nello spazio vuoto della mente. Certe volte non succedeva niente, ma spesso lei si girava di scatto verso di me e sorrideva. Tre minuti alla mezzanotte. Mia moglie si passa nervosamente le dita tra i capelli. Da giovane li portava lunghissimi, fino alla vita, una carezza biondo rossiccia sulla sua schiena pallida. La prima volta che l’avevo vista nuda, coperta solo dai suoi capelli, ero rimasto senza fiato. Ora porta un comodo taglio alle spalle, parola d’ordine: praticita’. Ne eravamo entrambi sprovvisti quando ci siamo conosciuti. Il suo armadio era una baraonda caotica di tessuti e colori diversi che non era assolutamente in grado di abbinare. Due minuti alla mezzanotte. Sul divano giace abbandonato il libro di poesie che le ho regalato a Natale. L’ho vista sfogliarlo svogliatamente e poi tornare a leggere il giornale. Quando ci siamo fidanzati, lei si era imposta di memorizzare tutte le sue poesie preferite, dimostrando una disciplina ferrea che a me e’ sempre mancata. Un minuto alla mezzanotte. Penso distrattamente che dovremmo lasciarci. All’improvviso lei sorride e la fossetta che ha sul mento si accentua. Mi aggrappo disperatamente a quel dettaglio. Ripenso a quando le baciavo il mento e pensavo che quel minuscolo incavo fosse stato pensato per ospitare la punta della mia lingua. Lei continua a sorridere, la fossetta e’ ancora li. Poso la mia mano sulla sua e la stringo leggermente. Lei guarda le nostre mani intrecciate, poi guarda me dritto negli occhi. Mezzanotte. “Ti devo parlare “, dice.

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