Un nemico invisibile: le microplastiche

 -  -  103


I detriti marini, in particolare i detriti di plastica sono un problema globale che crea danni rilevanti a livello ambientale. Le plastiche sono ricavate dal petrolio e circa il 10% del greggio diventa plastica. I rifiuti plastici sono solitamente divisi in quattro categorie dimensionali: 

• Le macroplastiche (>200 mm). 

• Le mesoplastiche (4,76-200mm). 

• Le microplastiche di medie dimensioni (1,01-4,75mm). 

• Le microplastiche piu’ piccole (0.33-1.mm) e nanoplastiche (0,001-0,1 micrometri). 

Nel Mediterraneo l’impatto antropico e’ maggiore che in qualsiasi altro mare del mondo e puo’ essere considerata come una zona hotspot in termini di abbondanze di microplastiche. I frammenti di plastica di grandezza < di 5 mm sono considerate microplastiche e comprendono una vasta gamma di polimeri con struttura colore e composizione chimica molto diversa. A causa della loro struttura e colore possono essere accidentalmente ingerite o confuse per prede. I frammenti non rilevabili dall’occhio umano e compresi tra 0,001 e 0,1 micrometri, vengono definiti nanoplastiche. Le microplastiche possono essere suddivise in microplastiche primarie o secondarie. Stimate dall’ONU nel 2017 in un numero di 51.000 miliardi negli ecosistemi marini mondiali, la loro dispersione nell’ambiente ne consente l’ingresso nella catena trofica, documentato in oltre 180 specie animali, tra cui uccelli, pesci, tartarughe e mammiferi, con un impatto ecotossicologico che arriva a coinvolgere anche la specie umana. 

Microplastiche primarie e secondarie

Le microplastiche primarie possono essere prodotte sia per uso diretto che indiretto. Generalmente utilizzate nella produzione di cosmetici e detergenti per il viso o come vettori per i farmaci. L’uso di detergenti contenenti microplastiche e’ aumentato drammaticamente dal 1980. 

Inoltre, I pellet di resina possono essere rilasciati involontariamente nell’ambiente sia durante la produzione che durante il trasporto ed a causa della loro persistenza sono stati identificati nei sistemi marini di tutto il mondo. 

Le microplastiche secondarie si originano a seguito della frammentazione di materiale plastico preesistente. La frammentazione e’ dovuta ad elementi quali processi fotochimici e dalle onde. 

Microplastiche

Sorgenti e trasporto di microplastiche: 

La distribuzione delle microplastiche nell’ambiente marino dipende da vari fattori antropici ed ambientali quali i venti e le correnti. Le sorgenti possono essere marine, se trasportate sulla costa dalle correnti o antropiche. Circa 35.540 tonnellate di microplastiche sono alla deriva negli oceani del mondo. Le microplastiche, utilizzate soprattutto nei prodotti cosmetici vengono drenate nel mare tramite sistemi di drenaggio domestici o industriali. Il turismo costiero e’ fonte di microplastiche. Anche le navi sono una rilevante fonte di rifiuti marini, uno studio compiuto da Pruter (1987) stima che intorno gli anni 70’ la flotta peschereccia globale abbia scaricato in mare circa 23000 tonnellate di imballaggi di plastica. Si stima che il 70% dei rifiuti di plastica affondi. L’attrezzatura e reti da pesca possono aggrovigliarsi nel biota marino causando soffocamento o lacerazioni. Come sostenuto da Legambiente in un articolo di maggio 2017 i rifiuti offrono un mezzo di trasporto alle specie aliene per raggiungere nuovi ambienti, al di fuori dei loro confini naturali, mettendone in pericolo la biodiversita’, come riscontrato anche nel Mediterraneo. Alcuni rifiuti, poi, sono responsabili anche dei danni a diversi ecosistemi, tra cui quello bentonico o le barriere coralline. Le microplastiche sono osservabili sia sulla superficie che allo strato di sedimenti e persistono nell’ecosistema marino causando danni notevoli, poiche’ difficili da individuare e rimuovere. 

I danni sono anche sulle attivita’ economiche: danni meccanici a imbarcazioni e attrezzature da pesca, agli stock ittici; alti costi per la pulizia del mare e spiagge e impatti negativi sul turismo. 

Microplastiche

Ingestione e tossicita’: 

Le microplastiche fungono da vettore per le sostanze chimiche attraverso gli organismi marini incluso il plancton. Mangiando le microplastiche gli organismi marini sono sensibili a danni fisici e a sostanze inquinanti. L’ingestione di microplastiche puo’ influenzare negativamente sia L’alimentazione sia il valore nutritivo di una dieta a base di plancton. Infatti, poiche’ il plancton e’ alla base della catena alimentare il trasferimento di inquinanti risulta ovunque all’ interno di essa. La tossicita’ degli inquinanti e l’incorporazione nei tessuti varia a seconda della specie biologica. Recenti ricerche ne hanno inoltre rilevato la loro presenza nel miele, nella birra, nel sale da tavola e nell’acqua potabile, mentre uno studio condotto nel 2018 dalla Medical University di Vienna e dall’Environment Agency Austria ha accertato la presenza di microparticelle polimeriche nelle feci umane di tutti i nove individui sottoposti a una settimana di studio. 

Effetti delle microplastiche sul biota marino: 

In un articolo pubblicato il 5 febbraio 2018 su Trends in Ecology & Evolution a cui ha collaborato la dottoressa Fossi dell’universita’ di Pisa si individuano gli organismi piu’ soggetti ad ingestione di microplastiche o piu’ sensibili a quest’ultime. Nell’articolo si specifica che le microplastiche potrebbero agire come vettori per sostanze tossiche e che uno dei vettori piu’ a rischio sono i molluschi bivalvi tra cui filtratori quali cozze o vongole. Ma le microplastiche possono trovarsi anche in specie di predatori che vivono a lungo e che quindi, sono piu’ soggette ad esposizione, quest’ultime potrebbero infatti superare il livello considerato sicuro per la consumazione. Si sa che il pesce puo’ essere fonte di PBT come diossine in popolazioni che ne fanno uso frequente. Molte organizzazioni sanitarie hanno suggerito di limitare il consumo di pesce agli elementi piu’ sensibili quali i bambini o donne in gravidanza. Di contro la riduzione drastica del consumo di pesce o molluschi puo’ portare al rischio di diminuire componenti essenziali in una dieta equilibrata, sia di adulti che bambini. I pochi studi svolti al fine di analizzare le concentrazioni di microplastiche nei bivalvi hanno avuto luogo in Europa, Cina, Nord America e Brasile. Da questi si evince che il tasso 

piu’ basso di microplastiche contenute e’ quello Europeo, circa 0.5 g particelle di microplastiche per grammi di tessuto molle. I valori invece rilevati in Canada risultano circa 100 volte piu’ alti di quelli Europei. 

Fin’ora le analisi svolte su altri molluschi, in particolare crostacei quali Il gambero comune (Cragon cragon) e l’aragosta norvegese (Nephrops norvegicus) sono avvenute solo nel Mare del Nord, nel Mare d’Irlanda e sulle coste del Belgio, Francia e Gran Bretagna. Gli individui campionati contenevano da 0.03 a 1.92 particelle di microplastiche per grammo, inoltre la concentrazione varia in base al periodo dell’anno. Comparando le concertazioni di un gambero intero ed uno “sbucciato” e’ stato notato che nel tessuto muscolare (quello edibile) non vi era concentrazione di microplastiche. Infatti, apparentemente sono l’apparato digerente e la testa a contenere la maggior concentrazione di microplastiche. 

Anche negli Echinodermi, specie largamente consumate in alcune regioni, e’ stata osservata l’ingestione di nylon e polivinile e conseguentemente l’accumulo di microplastiche nell’organismo. Gli studi sono stati condotti su quattro specie diverse di cetrioli di mare (Holothuroidea). 

L’ingestione di microplastiche, inoltre, e’ stata osservata in specie utilizzate per il consumo sia nell’Oceano Pacifico, Atlantico, Indiano e nel Mar Mediterraneo. Sono state osservate microplastiche nel tratto gastro- intestinale in 11 delle 20 specie piu’ importanti di pesce pinnato presente nelle pescherie di tutto il mondo: Scomber Japonicus (Sgombro occhione), Clupea herengus (Aringa), Scomber scombrus (sgombro), Engraulis japonicus (Acciuga giapponese), Gadus morhua (merluzzo nordico), Sardina pilchardus (sardina), Micromesistius poutassou (melu’), Sprattus sprattus (spratto), Scomberomorus cavalla (sgombro) ed altre specie di sardine. La concentrazione di microplastiche rilevata e’ presente principalmente nel tratto gastro-intestinale di questi pesci e quindi limita il rischio di ingestione. Nonostante cio’, alcune specie come le aringhe o sardine sono frequentemente mangiate intere, e questo aumenta la probabilita’ ingestione di microplastiche. Molto apprezzate al livello gastronomico e diffuse nel Mediterraneo, in Italia abbiamo due famiglie: Engraulidae e Clupeidae. Alla prima appartengono Alici ed Acciughe, alla seconda Alosa, Spratti e Sardine. Anche i Merluzzi sono diffusi nel Mediterraneo precedentemente citato e’ stata rilevata presenza di microplastiche in questi organismi necton bentonici. 

I ricercatori tra cui la dottoressa Fossi, hanno esaminato la presenza di plastica all’interno di 450 esemplari ittici presenti nei mari italiani. Le incidenze variano notevolmente a seconda della specie e dell’area in cui questa e’ stata pescata, ma le percentuali spaziano dal 48% all’8%, come nel caso del merluzzo. Citando una tra le specie edibili, come la triglia, le percentuali si attestano dal 28% al 15%. 

La plastica rappresenta un pericolo anche per i cetacei: nel 2017 nelle coste dell’Italia i cetacei spiaggiati segnalati sono stati 212, soprattutto tursiopi, 9 in Liguria, pochi rispetto alle altre regioni, in Toscana si sale a 42, e le regioni con maggiori casi sono Sardegna, a quota 32, e Sicilia con 23 casi, a seguire il Lazio con 20. “Nel 65% delle cause di morte e’ possibile avanzare l’origine infettiva, a seguire ci sono cause ambientali, ovvero l’inquinamento dove la plastica gioca un ruolo importante, e l’attenzione adesso si sta spostando dalle macroplastiche, dai classici sacchetti e oggetti di una certa dimensione, alle micro e nanoplastiche che rischiano di entrare nella catena alimentare degli organismi marini, ovvero di depositarsi all’interno dei loro organi, creando altri 

gravi problemi.” Spiega Angelo Ferrari, Direttore Sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. 

Da uno studio condotto da Chris Wilcox, Melody Puckridge, Qamar A Schuyler, Kathy Townsend & Britta Denise Hardesty e pubblicato il 13 settembre 2018 su Nature si evince che la mortalita’ delle tartarughe marine e’ strettamente legata all’ingestione di plastica, infatti B. D. Hardesty spiega che analizzando i dati nel 50% dei casi gli individui che avevano ingerito almeno 14 frammenti di plastica erano destinati al decesso. 

Si stima che globalmente il circa il 52% di tutte le tartarughe marine abbia ingerito detriti di plastica, questi dati variano notevolmente da zona a zona. Infatti, il 90% delle giovani tartarughe del Brasile e dell’Oceano Atlantico sud-orientale e l’80% delle specie che si trovano nel Mediterraneo Orientale si stima abbiano ingerito plastica. L’ingestione di plastica avviene a tutte l’eta’ degli individui ma e’ piu’ frequente nell’eta’ infantile ed in mare aperto. 

Microplastiche nel Mediterraneo: 

Il Mediterraneo costituisce uno dei mari piu’ trafficati del mondo e riceve acqua da bacini densamente popolati come il Nilo, l’Ebro ed il Po. Le sue coste ospitano il 7% della popolazione mondiale. Secondo l’UNEP i rifiuti marini sulle spiagge del mediterraneo sono composti principalmente da plastica, alluminio, vetro e bottiglie e rifiuti marini associati al fumo. La maggior parte degli studi condotti sulle spiagge del Mediterraneo hanno riportato una concentrazione di plastica molto elevata derivanti da condizioni locali o da eventi alluvionali. I risultati di uno studio condotto nel Mediterraneo da Co’zar ha dimostrato la presenza di plastica in tutte retinate superficiali. Sono stati identificati cinque tipi differenti di oggetti di plastica come granuli, film, fili da pesca, schiuma e frammenti. L’83% del numero totale degli elementi raccolti nelle reti era piu’ piccola di 5mm, comunemente identificato come microplastica. L’indagine condotta da Legambiente aveva lo scopo di verificare la presenza di microplastiche nel Mediterraneo. Per questo sono state campionate 6 isole e due foci, Po e Tevere. (Elenco risultati) 

Fossi et al. (2012) ha riportato l’impatto della concentrazione di microplastiche su organismi filtratori come la balenottera del Mediterraneo o lo squalo elefante. Poiche’ essi assumono sostanze chimiche deriviate dalle microplastiche oltre al plancton. 

Soluzioni e sostenibilita’: 

Il presidente Canadese ha chiaramente dichiarato di voler eliminare l’uso degli oggetti di plastica, il 10 giugno 2019. Ha detto di non riuscir a spiegare al proprio figlio il motivo per cui i cetacei si spiaggiano lungo le coste dopo aver ingerito buste di plastica. Oltre 60 nazioni si stanno mobilitando per la riduzione della plastica. A marzo il parlamento europeo ha votato per abolire l’utilizzo dei 10 oggetti piu’ comuni di plastica monouso sulle coste entro il 2021. Il presidente indiano Narendra Modi ha dichiarato nel 2018 che l’India eliminera’ le plastiche monouso entro il 2022, un piano ambizioso per il secondo continente piu’ popoloso del mondo. Il Peru’ vieta ai turisti di portare oggetti monouso di plastica nelle aree protette come Machu Picchu, Manu ed Huascara’n. 

Un prodotto che potrebbe sostituire la plastica e’ la “lana di roccia”, proveniente da una roccia ingnifuga naturale, dalla quale dopo averla sciolta vengono prodotte delle fibre che potrebbero sostituire il poliestere. 

Un’altra soluzione all’utilizzo di bottiglie di plastica viene dall’idea di tre ingegneri spagnoli (Rodrigo García González, Guillaume Couche e Pierre Paslier), che nel 2014 hanno realizzato Ooho. L’idea e’ stata presentata pubblicamente al Lexus pavilion a Milano. Le bolle presentano una doppia membrana, costituita da una mistura di sodio, alghe marine e cloruro di calcio, sono quindi completamente edibili. All’interno di esse si puo’ inserire acqua o qualsiasi tipo di bevanda si preferisca. Il costo della produzione di ciascuna bolla e’ decisamente modico; circa due centesimi. 

I tre ingegneri hanno appena lanciato una raccolta fondi per arrivare a metterla in commercio entro un anno. 

Microplastiche

Bibliografia e sitografia: 

•Nature: 

https://www.nature.com/articles/s41467-018-03104-3 https://www.nature.com/articles/s41598-018-30038-z 

•National geographic: https://www.nationalgeographic.com/environment/2018/07/ocean-plastic- pollution-solutions/ 

•BBC: http://www.bbc.com/future/story/20190125-the-natural-products-that-could-replace- plastic 

•Repubblica: https://www.repubblica.it/ambiente/2017/04/13/news/ooho_bolla_bottiglia_del_futuro- 162839072/ https://genova.repubblica.it/cronaca/2018/04/05/news/i_cetacei_spiaggiati_e_la_plastica_killer_ nei_nostri_mari-193061316/?refresh_ce 

•Legambiente: https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/beach_litter_2017.pdf 

•Treccani: 

http://www.treccani.it/enciclopedia/microplastiche/

http://www.treccani.it/enciclopedia/mar-nero/

http://www.treccani.it/enciclopedia/posidonia/

•Life se posso: http://lifeseposso.eu/?page_id=8708 

•Sito FAO : http://www.fao.org/3/a-i7677e.pdf 

Link alla pa­gi­na del­l'au­to­re: https://​www.lu­mie­re.click/​au­thor/​vio­la-pa­glia­ni/
Link pa­gi­na in­sta­gram di Lu­mie­re: https://​​​​​www.in­sta­gram.com/​​​​​lu­mie­re_­click/
10 voto/i
comments icon 3 commenti
3 notes
103 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.