La musica al tempo della Grande Guerra

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La musica da sempre ha accompagnato l’umanita’ in ogni momento della sua storia, sia esso piacevole al ricordo, sia doloroso. La musica si sa, ha il potere di donar forza e gioia, di diventare uno strumento con cui sopportare e superare le avversita’ che ci si pongono davanti, uno strumento spesso di unione dei popoli, un’arte in grado di entrare nella parte piu’ profonda dell’interiorita’ degli individui. Essa e’ stata certamente fedele compagna di avventura a molte persone anche in uno dei momenti piu’ oscuri del vasto passato: la grande guerra (1915-1918). Proprio in quegli anni si dava vita a un repertorio nazionale che sarebbe stato condiviso dalle Alpi alla Sicilia. Solo il  24% dei soldati parlava l’italiano e  di quelli il 90% erano ufficiali. La canzone di guerra si muto’ in una forma di ausilio per la diffusione della lingua e alla creazione di una cutura di base interclassista. La Grande Guerra fu una vera e propria fucina di canti popolari. La leggenda del Piave e’ solo uno dei tanti canti popolari giunti sino ai nostri giorni, tuttavia ve ne sono molti e tutti dotati di grande capacita’ di suscitare forti emozioni e curiosita’. Tra queste ne propongo il ricordo di  due in particolare, forse poco note al grande pubblico.

E L’alpin sul Castellaccio                                                           

E l’alpin sul Castellaccio                                                      

Tra le rocce ed i burron                                                      

Approfitta della tormenta                                                 

Per occupar la posizion.                                                     

E l’alpin sull’Adamello                                                       

Tra la neve ed i ghiacciai                                                   

E mentre va con cuor tranquillo                                     

Una valanga puo’ cascar.                                                  

Pensa alpin alla casetta                                                    

Se la rivedrai ancor,                                                         

laggiu’ c’e’ la tua mamma                                                 

che ricorda il suo figliol                                                   

 

Viole del Carso            

Noi siamo le viole del Carso

Siamo pallide

Ma abbiamo tanto profumo!

Se tu credevi

Non vi fossero fiori sul Carso

Illuso ti sei!

Siamo cosi’ numerose

Cresciamo innumeri

Dietro l’orrida pietra

Sul margine della trincea

e’ strano davvero se qualcuno ci coglie

Di solito nessuno ci vede    

Tra cento di noi

Qualcuna rallegra qualcuno

E giunge lontano lontano in attesa

Alla dolce signora

Dell’uomo che chiude le pallide labbra su di lei

Poiche’ una sola

Raggiunge il miracolo

Non vale la pena vivere in cento?                                                                 

e’ certamente possibile notare come nel primo canto viene posto in chiara evidenza la lontananza dalla propria casa, le speranze che l’alpino riserva per la sua sorte dopo il suo faticoso viaggio e i pericoli non solo “di guerra”ma anche naturali (come la valanga) che egli deve affrontare. Nel secondo canto invece e’ la stessa natura a far da protagonista ed esse stesse sembrano volersi affermare come un simbolo di speranza, un’allusione alla vita stessa in un paesaggio ricolmo di “orride pietre”, in cui “nessuno ci coglie”. Esse hanno la facolta’ di strappare un sorriso a chi ne ha bisogno e col tempo possono giungere a una persona amata da qualche anima coraggiosa e valorosa, compiendo cosi’ un piccolo miracolo in tempi tristi e bui. Entrambe le canzoni rappresentano il chiaro riflesso di un passato lontano che si affaccia con difficolta’ alla contemporaneita’, cercando di sopravvivere all’azione distruttiva del tempo, con la volonta’ di penetrare e albergare a lungo nella mente degli uomini. In tal modo, le emozioni delle storie del passato, appartenute a innumerevoli uomini, donne, bambini, anziani possono ancora una volta rivivere sebbene l’epoca alla quale essi appartengono sia distante. La musica in tal modo diventa custode di una memoria passata, uno specchio di eventi  e racconti di cio’ che e’ stato.

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