Sull’abbattimento delle statue

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INTRODUZIONE

Sull’onda delle proteste antirazziste divampate in tutti gli Stati Uniti d’America, a seguito dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis lo scorso Giugno 2020, gruppi di manifestanti hanno deciso di sfregiare o abbattere statue raffiguranti personaggi storici controversi: individui portatori di ideologie o macchiatisi, nel corso della loro vita passata, di azioni per noi oggi riconosciute e giudicate come inaccettabili ed ingiustificabili.

Il dibattito che ne e’ scaturito concerne la giustezza o meno ti tali atti: e’ corretto abbattere un monumento pubblico? e’ corretto rimuovere da piazze e strade tutte quelle sculture raffiguranti figure storiche cosiddette “problematiche”? Quanto le ombre della vita privata di una donna o di un uomo possono influire sul suo meritare o meno un prodotto artistico che ne attesti invece le opere e le idee positive di cui furono portatori? E in ultimo, e’ giusto scolpire in primis statue di esseri umani ed esporle nelle citta’ chiunque essi siano?

SCULTURE, STATUE, MONUMENTI

La scultura e’ una delle arti piu’ antiche che l’uomo ha sviluppato e coltivato, con motivi, intenzioni, stili e prospettive diverse di civilta’ in civilta’. Analizzando tuttavia l’etimologia ed il significato primo della parola e’ possibile individuare una costante che puo’ essere estesa, non inappropriatamente, a tutte le arti scultoree umane:

scultura deriva dal participio passato del verbo latino sculpere, che significa incidere, imprimere, fissare fortemente qualcosa col preciso intento di conservarlo a lungo. Ci si avvaleva del verbo sculpere con riferimento alla lavorazione di un materiale duro e compatto, da cui ne venivano asportate delle porzioni per ricavarne delle figure, incidervi segni, simboli o scritte di qualsiasi tipo.

Di qui la scultura come espressione dell’intuizione artistica per mezzo di materiali duri, solidi, in particolare pietra o bronzo, che tuttavia successivamente arrivo’ ad abbracciare anche varianti piu’ fragili come vetro o porcellana. La caratteristica comune di questi composti, pero’, non e’ la resilienza agli urti o simili, ma la capacita’ di resistere all’azione corrosiva del tempo. La scultura e’ un’opera d’arte, (la definizione stessa di opera e’ ogni attivita’ diretta ad un fine), che ha scelto materiali tenaci e durevoli per conseguire la sua finalita’: sfidare il tempo, impressionare e coinvolgere i posteri, stimolare e facilitare il loro ricordo del messaggio di cui il prodotto artistico si fa portatore.

Come scrive Marco Balzano nel suo libro “Le parole sono importanti”, (operando un efficacissimo parallelismo fra la scultura e il concetto di oblio, da obliare, levigato, una cancellazione di una traccia fino alla sua cancellazione, l’esatto opposto di sculpere), l’artista e’ colui che ha il compito di salvaguardare i soli elementi che andranno salvati dall’oblio, riportarli nel presente, con la creazione dell’opera d’arte, e proiettarli nel futuro, tra-mandandoli, “mandare attraverso”, che cosa? Proprio la dimensione temporale.

L’arte, e la scultura in particolare, e’ quindi un tentativo di titanica ribellione dell’uomo al suo destino di morte, vanificazione, polvere e finitudine. e’ un desiderio di consacrare all’immortalita’ elementi della propria storia, personale o comunitaria, che si considerano importanti, utili. Degni di essere cristallizzati come in una capsula protettiva, contro il tempo tiranno, affinche’ tutti quegli “umani accidenti” non vengano in futuro dimenticati e quindi resi inesistenti o vani.

Ecco qui dunque i primi punti interessanti per l’argomento trattato: la scultura e’ un’opera d’arte con il fine, oltre la ricerca del bello artistico,essa comune ed intrinseca nella definizione di tutte le arti, di tramandare il messaggio scelto dall’artista di generazione in generazione, sfidando il tempo e l’oblio.

e’ l’artista, quindi, al di la’ di tutti i problemi di sorta legati all’interpretazione di un’opera d’arte, che comunque devono essere presi in considerazione, a decidere qual e’ il messaggio da immortalare nella pietra e come eseguire praticamente l’opera affinche’ possa trasmettere al meglio tale messaggio.

Alla luce di queste riflessioni parrebbe immotivato abbattere negli USA un’ipotetica statua, per esempio, di un generale sudista: l’artista che creo’ la scultura voleva tramandare ai posteri le eroiche gesta di un famigerato condottiero. Scolpire l’idea, seppur autentica, che egli fosse, oltre che formidabile stratega, anche un razzista schiavista non era nelle intenzioni originali dell’autore e la statua, apparentemente, parrebbe adempiere e concludere i suoi doveri con la rappresentazione del tal generale solo nel suo ruolo… di generale.

e’ corretto applicare questo ragionamento ed esporre la statua in luogo pubblico? Oppure, in qualche modo, i vissuti della storia personale del soggetto rappresentato possono evadere dal passato e dall’oblio della Storia trascorsa per “appiccicarsi” all’ancora di salvezza dimensionale dell’opera d’arte? Storie, riflessioni, discussioni, curiosita’ suscitate da una scultura nonostante non fossero fra gli embrioni di pensieri originali nelle finalita’ dell’artista, dovrebbero essere trascurate, ignorate, soppresse oppure entrano a far parte dell’opera stessa e di quello che, volente o nolente, trasmette?

Si potrebbe argomentare che “dal momento che l’opera ha suscitato un certo tipo di pensieri nel fruitore allora tali pensieri fanno parte dell’opera stessa”. Tuttavia, entrando nel merito della questione delle interpretazioni, l’osservatore e’ si’ importante perche’ puo’ contribuire ad arricchire la comprensione totale dell’opera, tuttavia la sua azione interpretativa deve essere circoscritta dalle intenzioni dell’autore, dal suo ambiente e dal processo artistico stesso. Altrimenti sarebbero solo fantasticherie che renderebbero l’opera irrilevante.

Riprendendo il modello del generico condottiero sudista, si considerino ora due esempi di scultura antica, la statuaria sumera ed egizia.

Quella sumera era una scultura a carattere votivo, da votivus, derivato di vovere, che significa “votare”. L’aggettivo designa una rappresentazione di un adempimento, una testimonianza, un ricordo di un voto. Le statuette sumere erano tutte scolpite allo scopo di rappresentare un ruolo, (re, sacerdote, dio, generale ecc.), senza mai, pero’, caratterizzare nello specifico un uomo in particolare per renderlo riconoscibile. I personaggi sumeri restavano entita’ spersonalizzate, ripetizioni di un rigido insieme di regole sempre uguali che tuttavia nulla toglievano al successo della trasmissione del messaggio:la fattura degli abiti e l’atteggiamento del soggetto rendevano perfettamente identificabile la funzione del personaggio realizzando cosi’ l’intento votivo.

I fini della statuaria monumentale egizia erano anch’essi intensamente religiosi: le grandi statue raffiguranti donne e uomini scolpiti in singoli, grandi, blocchi avevano l’obbiettivo di permettere la reincarnazione del defunto. A tal proposito ogni statua doveva essere il piu’ somigliante possibile al perito, soprattutto doveva recitarne inciso il nome, altrimenti la scultura sarebbe risultata in un involucro vuoto senza possibilita’ per il “ka”, l’anima, di reincarnarsi.

Tuttavia, il proposito di rappresentare le fattezze dei reali defunti non deve essere confusa con la volonta’ di eseguirne un ritratto, dal latino ritrahe’re, trarre-da, quindi rappresentare in base a qualcosa di concreto e preesistente. Infatti si parla di ritratto ogni qualvolta e’ possibile riconoscere nella fisionomia del soggetto scolpito, (o dipinto), un volto riconducibile ad una persona realmente vissuta. Ma anche nella statuaria egiziana la maggior parte delle composizioni raffigurano uomini generici di cui e’ identificabile solo il ruolo o la classe sociale di appartenenza.

Dunque, se il fine della statua del nostro ipotetico generale doveva essere la sua celebrazione come generale, non poteva l’artista rappresentare solo un ipotetico condottiero sudista? Perche’ ha dovuto attribuire alla sua opera un volto ed un nome precisi? Una possibile soluzione potrebbe essere quella di considerare il luogo e le gesta dello stratega militare in questione. Quell’uomo potrebbe aver vinto battaglie significative per una data zona degli Stati Uniti che influenzarono la societa’ di allora cosi’ profondamente da aver contribuito al suo sviluppo nell’assetto che ora ci e’ visibile. Percio’, per quella specifica zona, per la sua storia, avrebbe senso solo una statua di quello specifico generale e non di un qualsiasi sudista, a meno che i fini non fossero di velleitarie speranze nel reincarnarsi dello stesso nella sua scultura.

Questa riflessione ci ha condotto alla considerazione di un altro aspetto importante di una statua collocata in pubblico: il luogo, un dettaglio non indifferente nonostante le apparenze.

Una possibile soluzione puo’ essere riscontrata nell’analisi di un altro aggettivo comparso nei paragrafi precedenti, “monumentale”.

Monumento, monumentale, sono lemmi che derivano da monumentum, che a sua volta deriva da moneo, “ammonire”. Nella parola latina moneo, pero’, compare anche il verbo eo, verbo di movimento, andando a suggerire un significato che esige un’azione dinamica e fisica, nonostante si parli di mente. Ecco che ammonire assume le sembianze di “far tornare alla mente”, sforzo fisico e azione meccanica di memoria che deve richiamare, all’analisi cosciente, un qualche tipo di contenuto.

Il monumento e’ quindi un’entita’ con la specifica funzione di rammentare qualcosa.

Seppur non si possiedono prove concrete dell’effettiva reincarnazione di egiziani defunti per mezzo delle loro sculture, di certo la loro memoria e’ stata conservata per mezzo dei monumenti da loro lasciati e a noi pervenuti, e’ il caso della statua di Micerino e Khamerer-Nebti, marito e moglie, complesso che ha ispirato quest’ultima riflessione.

Quando una statua si fa monumento, (una statua puo’ esserlo ma non tutte le statue lo sono, nel diritto italiano un’opera d’arte e’ definita anche monumento solo a seguito dell’accettazione del suo status di monumento a seguito di una analisi da commissioni specializzate), ecco che si veste di quella che Balzano definisce funzione etica della memoria nella sua dimensione pubblica: cio’ che viene salvato dall’oblio del tempo e’, citando letteralmente: “Cio’ che per la sua ricchezza di senso puo’ illustrare una condizione attuale, cio’ che non abbiamo ancora analizzato a sufficienza, cio’ che e’ giusto non dimenticare”. O ancora, per dirla come Primo Levi: “Cio’ che e’ pericoloso dimenticare”.

Alla luce di tali definizioni appare evidente come il ruolo di una statua e il contenuto dell’ammonimento della stessa fattasi monumento devono essere significativi per il luogo in cui viene esposta, e’ della sua Storia che essa andra’ a trasmettere informazioni, e variano a seconda dell’epoca storica in cui si osserva e analizza la scultura.

PUo’ UNA STATUA DIVENIRE OBSOLETA?

Alla luce delle considerazioni precedenti si analizzi ora il principale punto di scontro fra le due parti contendenti:

– Le statue sono state abbattute in quanto i soggetti rappresentati hanno commesso atti intollerabili.

-E la risposta piu’ comune: la morale cambia e spesso evolve, bisogna contestualizzare.

La statua, che per definizione e’ una struttura stazionaria, eretta, ferma, resta immobile ed immutabile ma tutto, intorno ad essa, muta ed e’ in continuo divenire.

Il concetto di giustizia non e’ mai stato unitario nella storia dell’umanita’, e nel tentativo di giudicare tali opere non bisogna cadere in fallace anacronistiche.

Il Colosseo fu teatro, fra gli altri spettacoli e celebrazioni, di cruente lotte gladiatorie, ritenute dal popolo romano pratica non solo accettabile ma addirittura divertente. Oggi nessuno che non si definisca sadico proverebbe piacere nell’assistere a reali scene di cruda violenza con assassinio finale, eppure la proposta di radere al suolo l’Anfiteatro Flavio non sembra allettante, al di la’ dell’indiscussa maggiore rilevanza artistico-architettonica dell’Amphitheatrum.

Il punto e’ che il dibattito sull’abbattimento o meno dei monumenti deve essere aperto li’ dove la questione e’ definita, come ad inizio testo, controversa. Cosa si intende quindi per controversa?

Una figura storica, in questo contesto, e’ definibile controversa qualora si macchio’ di crimini considerati tali, o per lo meno condannati pubblicamente, anche nella contemporaneita’ dell’esecutore di tali atti.

Ecco perche’ la chiamata alla contestualizzazione di un’eventuale statua nazista o stalinista non sussiste: le pratiche razziste, le repressioni di massa, lo sterminio sistematico e un governo autoritario non sono pratiche da contestualizzare ad un periodo in cui “quello era l’ideale di giustizia vigente”, come veniva spesso recitato, e ritenuto, dai nazisti processati a Norimberga. Al contrario quelle fasciste erano isole di obsoleti regressi culturali in un mondo invece progredito, rispetto al passato, dal punto di vista umano e del diritto.

Di fronte ad un monumento, prima di giudicarlo, bisogna porsi la questione come fosse un’analisi di una qualunque opera d’arte. Cosa raffigura la statua; cosa rappresenta; qual era l’artista e le sue finalita’; quale il contesto storico; chi furono i mecenati o i committenti; perche’ fu promossa a monumento, da chi e in che contesto.

Solo a seguito della scoperta del ruolo di quella precisa scultura, in quella precisa ubicazione in quella specifica citta’ si potra’ dare un parere sulla sua, o meno, natura obsoleta ed anacronistica.

Si consideri il caso dell’abbattimento delle statue di Stalin in seguito alla caduta del comunismo: furia vandalica ed iconoclasta o giusto sfogo della folla contro i simboli di un potere ormai, (se), superato?

A mio avviso in quel caso prevale la seconda ipotesi: in un momento di passaggio, di cambiamento storico, i vecchi miti e le vecchie ideologie vengono messe in discussione, le menzogne, il marcio, le colpe vengono riscoperte e rese note e i simboli politici del precedente potere vengono presi di mira in quanto non piu’ riconosciuti degni.

Com’era avvenuto per l’abbattimento delle statue degli Zar in seguito alla rivoluzione russa sul finire del primo ventennio del 1900, ecco che l’abbattimento delle statue di Stalin rappresentano un popolo, che a torto o a ragione, mette in discussione, attraverso i suoi emblemi, un’entita’, politica in questo caso, che non riconosce piu’ come sua.

Perche’? Cos’e’ che in quel caso e’ venuto a mancare? Il ruolo del monumento. La statua di Stalin era un monumento propagandistico, volto a glorificare la persona di un uomo politico che si presento’ come il salvatore del mondo dalla minaccia nazista, la guida del paese comunista piu’ longevo e grande del mondo, l’unico in grado di continuare a condurre la Russia e i suoi ideali verso la strada della gloria, del successo e del benessere. Questo e’ cio’ a cui il monumento doveva ammonire e la maggior parte del popolo russo, (nella concretezza della realta’ sempre di “maggior parte” si tratta perche’ cio’ che una porzione di popolazione puo’ ritenere ormai non piu’ necessario, o obsoleto, o sbagliato da rappresentare in pose eroiche, un’altra puo’ ritenerlo valido), ad un certo punto, decise di non avere piu’ bisogno di un simile ammonimento, non o ritenne piu’ apprezzabile ed opportuno.

L’opposizione che in questi casi viene proposta e’ quella che il monumento vada comunque mantenuto perche’ lo si potrebbe utilizzare come monito per tutte le brutture commesse dal regime in questione. Tuttavia una simile affermazione in questo caso specifico e’ errata: quella appena considerata e’ la vera reinterpretazione anacronistica e non contestualizzata del monumento. Infatti l’autore, l’ambiente, i committenti originali, non avevano certo in mente, con la loro raffigurazione smisurata in posa eretta e portamento austera, sguardo penetrante e inquisitorio, ed eventuali braccia congelate in saluti fieri ed autoritari, di un Hitler, uno Stalin, o un altro dittatore in piena ascesa, di commemorare tutte le vittime che i sopracitati stavano o avrebbero causato.

e’ GIUSTO ABBATTERE O UN MONUMENTO?

In questo paragrafo si tentera’ di riassumere ed ampliare in modo funzionale alle conclusioni quanto scritto fino ad ora e di ricondurre la trattazione allo scenario attuale.

Si e’ visto come l’abbattimento di un monumento puo’ avvenire in momenti storici di passaggio in cui il potere, l’ideologia, la cultura corrente viene messa in discussione: la folla, impossibilitata ad agire immediatamente ed efficacemente sulle modalita’ e sulle ragioni o sulle resistenze a tali cambiamenti si sfoga e ribadisce il suo potenziale e la propria importanza attaccando i simboli che incarnano cio’ contro cui essa lotta.

Oppure, viceversa, soprattutto nell’antichita’, nel momento in cui un nuovo potere politico, un nuovo popolo, una nuova religione si insediava in un dato territorio tutta il precedente patrimonio artistico veniva spazzato via e sostituito con quello impersonante le nuove dottrine.

In entrambi casi i monumenti furono abbattuti in quanto fu percepita, (o imposta), venir meno la loro funzione ingenita.

e’ indubbio come molto spesso nella storia umana questo risulto’ in un vero e proprio tentativo di dannatio memoriae dei propri nemici e questo, al livello artistico, storico e culturale, e’ sempre una perdita irreparabile.

Gli stessi atti distruttivi, tristemente recenti, compiuti dall’isis seguono tale principio: l’ammonimento dei monumenti non viene piu’ riconosciuto e quindi essi devono essere abbattuti, rendendo noto, mediante l’atto stesso della distruzione, quali sono e saranno i nuovi principi in sostituzione ai vecchi.

Ecco che l’abbattimento, o lo sfregio o la mutilazione di una statua diviene atto simbolico della volonta’ di un gruppo di recidere i ponti con un passato giudicato inadeguato.

Spieghero’ nella conclusione le mie opinioni a riguardo.

Per quanto riguarda il discorso recente si ha a che fare, piu’ che con uragani politici, con la questione delle minoranze etniche: monumenti raffiguranti uomini e donne che compirono azioni degne di gloria e plauso da parte di una grande porzione di popolazione, possono rappresentare un serio problema per un’altra: Colombo fu si’ l’iniziatore dell’epoca di dominio europeo sul pianeta ma fu anche, volente o nolente, l’iniziatore del genocidio dei nativi americani.

Un ipotetico architetto che edifico’ una fantastica cattedrale in una graziosa e pittoresca citta’ chissa’ dove, potrebbe anche, pero’, avere acconsentito all’utilizzo di lavoratori immigrati sottopagati e massacrati da orari disumani per completare l’opera in tempo. Per la citta’ in questione l’architetto e’ degno di plauso ma per la minoranza dei discendenti di quei lavoratori come potrebbe risultare quella statua?

CONCLUSIONI PERSONALI: SULLA RIMOZIONE O AGGIUNTA DELLE STATUE

Punto 1) Sono totalmente contrario all’abbattimento o alla distruzione di qualsiasi manifestazione artistica ufficialmente riconosciuta, siano esse statue di Stalin o bronzi di Zeus. L’annientamento di opere d’arte consiste nella dissoluzione coatta di un’altrui cultura, magari schiacciata da una piu’ violenta, solo perche’ le cause storiche, geopolitiche, ambientali eccetera erano, alla seconda, in quel momento, piu’ favorevoli che alla prima. Tuttalpiu’ vengano, se il caso lo richiede, rimosse le opere indesiderate e raccolte in un museo dedicato.

L’abbattimento delle statue e’ comunque una frantumazione di pezzi di memoria collettiva a cui possono subentrare, invece, soluzioni alternative e piu’ efficaci.

Punto 2) Mi ritengo parzialmente favorevole all’abbattimento di statue da parte di una folla manifestante in momenti storici di passaggio o cambiamento o simili con, pero’ severe limitazioni. Sperando in un’organizzazione del gruppo dimostrante, e non in un suo assembramento caotico e sconnesso, altrimenti e’ puro vandalismo, propongo l’idea della “Prima Abbattuta”, ovvero incanalare il desiderio di rivolta ai simboli verso un’unica statua, magari di scarso pregio, in modo da far rinascere tale singola opera abbattuta, i cui resti andranno conservati, come simbolo della nuova Storia che si sta scrivendo in corso d’opera.

Punto 3) Gli stessi discorsi possono essere applicati a statue estremamente controverse come possono essere quelle di noti dittatori. Si potrebbe proporre di mantenere l’esposizione di una simile scultura in luogo pubblico in quanto essa genererebbe, nello spettatore, un sentimento di rabbia e desiderio di rivalsa che porterebbe il fruitore a sfogare, in modo catartico, verso la tal statua le sue energie negative e stimolare in lui, in tal senso, il ricordo dei crimini commessi dal soggetto rappresentato.

Tuttavia tale metodo e’ inefficiente, inefficace e inadeguato perche’:

-Una statua di un dittatore posta in una generica citta’ non avrebbe un preciso scopo per la storia di quello specifico paese, avrebbe piu’ senso ubicarla, a questo punto, in un museo dedicato. Rispondere a tale affermazione proponendo la diffusione di piu’ statue simili in tutto il territorio non avrebbe senso perche’ non si starebbe compiendo un’opera commemorativa ma di glorificazione. Ogni citta’ ha i propri monumenti celebrativi di oscuri e tristi passati che, seppur legati da un destino comune (Grande guerra, fascismo e simili), sono caratterizzati dagli effetti di tali eventi storici su quello specifico luogo.

-La rabbia fine a se stessa non e’ un sentimento positivo da stimolare ogni qualvolta un cittadino passeggi tranquillamente per le strade della sua citta’. Una simile figura storica, per la fama che la precede, potrebbe anche essere utilizzata da gruppi estremisti contemporanei come pseudo oggetto di culto, oppure trattata superficialmente dai piu’. Se il fine di quella scultura, anzi di quel monumento, e’ ammonire il passante circa gli accaduti di quel periodo storico in quella citta’ allora vi sono alternative migliori alla statua del dittatore.

Punto 4) In caso di statue controverse si deve riflettere sulla questione della rimozione, (e non abbattimento), ragionando singolarmente statua per statua. Bisogna analizzarne la storia, quella dell’autore, dei committenti, dei motivi e dell’ambiente in cui fu prodotta. (Per ambiente si intendono tutte le dinamiche sociali, storiche e culturali che hanno influenzato artista, committenti e fruitori); come il suo cammino attraverso i secoli fu legato al potere vigente e quali furono e sono le opinioni degli spettatori a riguardo. Giudicare, come negli esempi sui dittatori, se quella statua sta svolgendo adeguatamente il suo ruolo di monumento, (non esiste, come scriveva Oscar Wilde, un’arte giusta o sbagliata, ma solo “bella” o “brutta”, ma si parla di bello e brutto artistici, quindi non e’ scorretto parlare di opera adeguata o no ai fini che essa stessa si propone di conseguire), valutare eventualmente quanto verra’ riportato nel punto sei e solo dopo acconsentire al congedo della statua dal suo ruolo di monumento.

Punto 5) Alcuni giornali hanno definito “iconoclasta” l’esito delle proteste sfociato nell’abbattimento delle statue di Colombo: l’iconoclastia deriva dal greco, εἰκών –eiko’n, “immagine” e κλάω –kláō, “rompo”. Si tratta di un contro-movimento religioso, che si sviluppo’ nell’impero bizantino, contrario alle icone religiose in quanto causa di idolatria. Il termine si e’ evoluto fino ad indicare, metaforicamente, l’opposizione, o anche, ma solo come conseguenza dell’opposizione, la distruzione spregiudicata di ideologie, convenzioni e principi generalmente accettati dalla societa’. A mio avviso, alla luce di questo brevissimo excursus nella storia della parola, e’ improprio parlare di iconoclastia a seguito delle proteste di Minneapolis in quanto non si stanno realmente attaccando un’ortodossia universalmente accettata quanto piu’, pericolosi certo, ma ormai vetusti e bigotti baluardi di ideologie inaccettabili. Se, giocando con le definizioni e le parole, si volesse comunque far rientrare tali moti di protesta nella definizione di iconoclastia, non la si potrebbe utilizzare in tono dispregiativo in quanto i fini antirazzisti* della protesta sono, dovrebbero, essere condivisi da ognuno.

Punto 6) Aggiungere e’ meglio di rimuovere.

Per spiegare il mio ultimo punto, quello piu’ importante, prendero’ l’esempio sul presente sul piatto del dibattito pubblico italiano: la statua di Indro Montanelli a Milano.

Tale opera raffigura il giornalista Indro Montanelli nel luogo in cui subi’ un attentato da parte delle brigate rosse. La figura di questo giornalista e’ particolarmente controversa in quanto, se da un lato diede un grande contributo alla letteratura giornalistica e storiografica italiana, dall’altro dimostro’ di essere ancora legato ad obsolete idee brutalmente maschiliste, come dimostra la storia del suo “matrimonio”, vicenda estremamente discussa dai tratti anche illeciti.

La statua fu imbrattata di vernice rossa sulle scie delle proteste in seguito agli eventi di Minneapolis, un gesto totalmente inutile, di vandalismo fine a se stesso, che non risolve minimamente la controversia.

Perche’ invece di rimuovere o imbrattare la scultura non viene aggiunta una targa che spieghi la storia del personaggio mettendo in luce le ombre e in mostra le luci della sua storia, in modo che sia lo spettatore, non piu’ ignorante ma informato, ad approfondire ulteriormente il suo vissuto e tirare autonomamente le sue conclusioni su tale uomo?

O meglio ancora, perche’ non aggiungere un’ulteriore statua, generando cosi’ un complesso scultoreo, raffigurante proprio la bambina in questione? (proposta, quest’ultima, del canale “Heikudo e la biblioteca d’Alessandria”). A mio avviso, per il fine della memoria e della commemorazione, queste soluzioni sono di gran lunga piu’ efficaci: proporre entrambi, gli autori e i loro vanti, gli stessi autori e le loro vittime, affinche’ nulla della nostra storia possa essere dimenticato.

I monumenti fanno parte della nostra quotidianita’, contraddistinguono le nostre citta’ e ne narrano la storia. Liberarci di loro, per quanto scomodi possano essere, fintanto che teniamo d’occhio la loro funzione e non lasciamo esposte opere glorificanti crimini, puo’ essere pericoloso. Rendere de-mente deriva da dimenticare, fare uscire di mente. Un’operazione che un certo tipo di potere politico ha sempre cercato di svolgere al fine di ottundere il pensiero dei cittadini. Rimanere sempre in guardia, ma al contempo fiutare il cambiamento corrente.

*sarebbe piu’ appropriato parlare di (anti)culturalismo, secondo la definizione dello storico Yuval Noah Harari.

BIBLIOGRAFIA

-Le parole sono importanti-marco Balzano

-Itinerario nell’arte- Cricco Di Teodoro

-New York Times, “What does it mean to tear down a statue?”

-Wikipedia per la definizione di iconoclastia

-Treccani come dizionario etimologico

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