Perche’ il delfino comune non e’ piu’ cosi’ comune?

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Il delfino comune (Delphinus delphis) e’ una delle otto specie di cetacei che popolano  il Mar Mediterraneo. Era fino agli anni 70’ molto diffuso, caratteristica che gli ha  anche conferito il titolo di “delfino comune”. Tuttavia, a causa della pressione  antropica nel Mediterraneo il numero di individui di questa specie, si e’  notevolmente ridotto. Attualmente e’ raro da avvistare. Il Delphinus delphis e’ una  specie diffusa in tutte le acque tropicali e temperate del mondo e rappresenta un  predatore di vertice. Nel Mar Mediterraneo attualmente e’ possibile avvistarlo  solitamente nello Ionio, nell’Egeo ed in prossimita’ dello stretto di Gibilterra. Il  monitoraggio delle popolazioni di cetacei rimane comunque una procedura  complessa poiche’ il ricambio del tessuto tecumentario e’ molto rapido e quindi non  si puo’ procedere applicando dei marcatori sull’animale. Per questo ci si basa  principalmente sulla foto identificazione e sullo studio del DNA da campioni di  acqua, tecnica molto innovativa.  

Anatomo-morfologia ed etologia:  

Questa specie e’ abbastanza riconoscibile per via di un disegno ocra a forma di  clessidra sul fianco. Puo’ arrivare a misurare circa 2m in eta’ adulta e pesare circa  100kg, e’ una specie molto socievole che spesso viene avvistata in compagnia di  stenelle e tursiopi. Essendo animali gregari i gruppi possono arrivare anche a 200- 300 esemplari. Sono dei grandi nuotatori, possono arrivare a circa 30 km/h. Inoltre,  si tratta di una specie a dimorfismo sessuale: i maschi sono in media piu’ lunghi delle  femmine. La dieta varia in base alla zona geografica e la maturita’ sessuale  solitamente viene raggiunta verso i 10-11 anni nei maschi e verso gli 8-9 anni nelle  femmine. Entrambi i sessi possono vivere fino ai 26-27 anni. 

Delfino comune
Fonte wikipedia

Perche’ la numerosita’ di specie si e’ ridotta?  

Fino agli anni 70’ il Delphinus delphis era molto diffuso nel bacino del Mar  Mediterraneo ma attualmente e’ abbastanza raro da avvistare. Dal 2003 e’ stato  inserito nelle “specie in pericolo”. Le cause della drastica riduzione di questa specie,  sebbene non ancora molto chiare, sono da imputare al degrado dell’habitat,  all’inquinamento chimico ed acustico, a collisioni con imbarcazioni ed alle catture  accidentali.  

Il degrado dell’habitat e’ legato all’urbanizzazione delle coste ed al turismo. Ad esso  si aggiungono i cambiamenti climatici ed il traffico di idrocarburi che hanno notevole  impatto su specie cosi’ sensibili.  

L’inquinamento chimico e’ un altro fattore che ha contribuito al calo demografico di  questa specie. Poiche’ il Mar Mediterraneo e’ un mare semichiuso, su cui si affacciano  piu’ di venti nazioni, e’ semplice immaginare la quantita’ di catrame pelagico presente  nel nostro mare. Queste acque detengono, infatti, il record della piu’ alta densita’ di  catrame pelagico al mondo: circa 38mg/m cubo. Tra gli inquinanti, che entrano nella  catena trofica e si accumulano nei predatori di vertice, figurano il mercurio, il PCB  (liquidi viscosi ad uso industriale e ricchi di cloro), idrocarburi policiclici aromatici e  DDT. Queste sostanze possono avere effetti genotossici, ossia causare modificazioni  al livello della sequenza nucleotidica o della struttura della doppia elica del DNA. Se  queste mutazioni avvengono nella linea germinale possono essere trasmesse alla  prole, se invece interessano la linea somatica possono portare all’insorgenza di  tumori. L’esposizione, dunque, a questo tipo di sostanze ha notevole impatto sulla 

fitness degli individui ed in generale sulla conservazione della specie. Un potente  mutageno e’ il Benzo(a)Pirene che puo’ causare danni irreversibili come aberrazioni  cromosomiche. Oltre all’inquinamento ed al degrado dell’habitat i cetacei marini  sono anche minacciati dalla pesca, infatti essi competono per le stesse risorse  trofiche sfruttate nella pesca. Inoltre, queste specie per nutrirsi possono causare  buchi nelle reti o rimanere incastrati, si stima che nel Mar Mediterraneo il numero di  cetacei morti all’anno per via di cattura accidentale siano circa 8’000. Un contributo  alla riduzione del numero degli individui potrebbe anche derivare dal fatto che fino  agli anni 50’ venivano anche servite pietanze a base di delfino.  

Notevole e’ l’impatto dell’inquinamento acustico su questa specie come sugli altri  cetacei. I delfini in genere comunicano tramite fischi che hanno una frequenza  solitamente sotto i 20kHz e tramite “clicks” che hanno solitamente frequenze  maggiori, sopra i 150 kHz. Il loro udito e’ adattato, chiaramente, a frequenze diverse  rispetto al nostro: tra i 10 e gli 80 kHz. In alcune specie si e’ notata una risposta  acustica ai sonar militari in altri casi gli animali diventavano silenti. La maggior parte  degli studi relativi agli effetti dell’inquinamento acustico su queste specie indicano  cambiamenti anche di tipo comportamentale, legati alla velocita’ di nuoto e di  immersione, l’orientamento e la migrazione.  

Un ulteriore elemento di minaccia per questa specie ma anche molte altre specie  ittiche, e’ la collisione con le imbarcazioni: nel Mar Mediterraneo la mortalita’ per  collisione dei cetacei si attesta tra il 16% ed il 19,9% ed avviene principalmente nel  periodo estivo. Un elemento che potrebbe essere sfruttato per il monitoraggio di  questa specie e’ lo studio del DNA ambientale, estratto da campioni di acqua, che  permettera’ di individuare gli spostamenti di questa specie in funzione dei  cambiamenti climatici e studiare la catena trofica senza procedure invasive.  

Delfino comune
Diffusione del delfino comune. Fonte wikipedia

Bibliografia e sitografia  

https://www.isprambiente.gov.it/it/banche-dati/atlante-delle-specie-marine protette/animali/vertebrati/mammiferi/delphinus-delphis-linnaeus-1758  

https://www.wwf.it/cetacei_nel_mediterraneo.cfm#:~:text=Delle%208%20specie% 20del%20Mediterraneo,la%20Stenella%20striata%20e%20il 

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1046/j.1365-2907.2003.00032.x https://core.ac.uk/download/pdf/197088241.pdf

https://bnews.unimib.it/blog/obiettivo-raggiunto-med-med-alla-scoperta-della biodiversit%C3%A0-del-mediterraneo 

https://www.naturepl.com/stock-photo-delphinus-delphis-nature image00521768.html

Link alla pa­gi­na del­l'au­to­re: https://​www.lu­mie­re.click/​au­thor/​vio­la-pa­glia­ni/
Link pa­gi­na in­sta­gram di Lu­mie­re: https://​​​​​www.in­sta­gram.com/​​​​​lu­mie­re_­click/

image sources

  • Common_dolphin: Fonte wikipedia
  • Cetacea_range_map_Short-beaked_Common_Dolphin: Fonte wikipedia
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