Guerra Nagorno Karabakh: scontri tra Armenia e Azerbaijan (aggiornamento ANSA)

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Continuano gli scontri tra Armenia ed Azerbaijan. Si tratta di una guerra puramente ideologica o si nasconde altro dietro al conflitto?

Nelle ultime settimane e’ nuovamente scoppiato il conflitto tra l’Armenia e l’Azerbaijan per il controllo del Nagorno-Karabakh, regione proclamatasi indipendente anche se mai riconosciuta dalla comunita’ internazionale. Questa e’ una guerra molto delicata che teoricamente si e’ conclusa nel 1994 ma che in realta’ si prolunga da allora con continui conflitti che sconvolgono la zona e i suoi abitanti. Nel corso degli anni si e’ tentato di controllare la guerra con innumerevoli “cessate il fuoco”, che pero’ non sono mai riusciti a calmare realmente le acque. Questo perche’ si tratta di un conflitto caratterizzato da una forte componente ideologica e patriottica. Il Nagorno, infatti, e’ una regione che geograficamente appartiene all’Azerbaijan ma e’ popolata per il 90% di armeni. 

L’Azerbaijan, quindi,  lamenta la perdita del suo territorio e rivendica il principio d’integrita’ territoriale, mentre gli armeni rivendicano quello di autodeterminazione dei popoli. 

In tutto cio’ la presenza della Russia e’ fondamentale. Bisogna, infatti, ricordare che questi due territori erano sotto il controllo dell’URSS. Nel 1991, poco prima che l’Unione Sovietica cadesse, l’Azerbaijan decise di staccarsi dal controllo russo ma il Nagorno non volle seguire questa scelta. E’ da qui che nasce il conflitto. La Russia sulla carta e’ schierata con l’Armenia ma in realta’ fornisce armi ad entrambi gli schieramenti. La strategia sembrerebbe quella di acquietare la tensione tra le due nazioni, ma non ha mai realmente tentato di mettere fine al conflitto. Secondo alcuni applicherebbe la strategia del “divide et impera”, principio secondo cui la modalita’ migliore per una tirannide o una qualsiasi autorita’ di mantenere il controllo su una certa zona, sarebbe quello di dividerlo fomentando rivalita’. Il suo scopo non sarebbe quindi quello di porre fine al conflitto, ma continuare ad esercitare il suo controllo sia su Erevan che Baku. Inoltre la situazione del Nagorno e’ seguita da molti analisti anche per un’altra importante ragione. Il comportamento della Russia e’ stato paragonato a quello in Crimea e nei territori orientali dell’Ucraina. I recenti avvenimenti nel Nagorno-Karabakh sembrano confermare l’interpretazione occidentale riguardo le politiche del presidente russo Vladimir Putin negli stati oggi indipendenti, ma fino agli anni Ottanta appartenenti all’URSS: cioe’ di voler ricreare un “impero russo” e limitare l’influenza delle organizzazione occidentali come Nato e Unione Europea. In tutto cio’, pero, ad oggi si puo’ notare una differenza nel conflitto, ovvero la nuova influenza della Turchia di Erdogan che sostiene le rivendicazioni dell’Azerbaijan. L’ Observatory for Human Right in Siria ha accusato la Turchia di aver ingaggiato jihadisti dello stato islamico dalla Siria settentrionale per combattere sul fronte azero. La Turchia a questo punto potrebbe cambiare gli equilibri e costringere la Russia a farsi coinvolgere piu’ di quanto non vorrebbe.

Dietro il conflitto azero-armeno, probabilmente,  si nasconde l’ambiguita’ del rapporto russo-turco, che emerge in diverse aree del mondo. I due ex imperi, infatti, si trovano sul campo anche in Siria e Libia. Il Caucaso del sud diventa dunque il terzo “fronte” di questo rapporto complesso che si basa soprattutto sulle relazioni personali tra i due autocrati, Erdoğan e Vladimir Putin.

La Turchia ormai non ha alcun interesse a “riappacificarsi “ con la Russia ma vuole essere considerata una potenza autonoma, svincolata dall’Occidente. 

La regione del Nagorno e’, inoltre ,ricca di risorse petrolifere e vicino alla quale passano importanti gasdotti transnazionali. 

Questa e’ una via di transito fondamentale per l’energia che dal Caspio viaggia verso l’Europa attraverso l’Azerbaijan, la Georgia e la Turchia.

Il 10 ottobre e’ entrato in vigore l’accordo per il cessate il fuoco, raggiunto dopo consultazioni tra ministri Esteri della Russia, Armenia ed Azerbaijan con l’obiettivo di uno scambio umanitario di prigionieri di guerra e corpi delle vittime, e con la speranza di aprire la strada ad incontri per trovare una risoluzione al conflitto. Tuttavia subito dopo, sia da Erevan che Baku ,sono partite denunce di violazione, notizie di nuovi scontri e quant’altro. Pochi minuti dopo, infatti, il ministero della difesa azero ha accusato l’Azerbaijan di aver lanciato un missile sulla cittadina di Kapan, notizie che e’ stata definita da Baku “una menzogna, una provocazione del nemico”. Si ripete dunque la storia di tutti questi anni, per cui nonostante i tentativi evidentemente poco efficaci di contatto, la situazione continua a rimanere estremamente tesa, anche a causa dell’aiuto di quelle potenze che alimentano conflitti ideologici tra nazioni per soddisfare tornaconti personali. 

AGGIORNAMENTO ANSA: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2020/11/12/nagorno-accordo-mosca-ankara-monitoraggio-congiunto_78ae5541-8f9d-4a30-b8fd-ec4fa699b2c4.html

 

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