La vita di Ryan (parte 2)

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Ryan era deciso a seguire il consiglio di suo nonno Robert: probabilmente aveva soltanto bisogno di svagare un po’ la mente da tutto quello che era successo in Siria, e forse una sana e tranquilla vita di campagna lo avrebbe aiutato. Almeno questo era cio’ che pensava, sdraiato nel letto della sua cameretta. Stava guardando il soffitto.

Quando i suoi genitori morirono, nonna Charlotte gli disse che erano diventati delle stelle; e che dal cielo lo avrebbero aiutato a seguire la retta via. Era una bellissima illusione, in cui Ryan trovo’ conforto. Qualche settimana dopo il funerale, decise di decorare il soffitto della sua stanza con una mappa che mostrasse le costellazioni, che poteva tranquillamente osservare dalla finestra con un telescopio compratogli da nonno Robert. 

Ryan osservava il soffitto, pensando a come avrebbe affrontato il giorno successivo: si sarebbe svegliato all’alba, avrebbe dato da mangiare alle galline, avrebbe aiutato il nonno a sistemare il fienile, a controllare le mucche al pascolo…Forse avrebbe fatto del formaggio. Nel pensare a tutto cio’, chiuse finalmente gli occhi. 

Era torrido. Tutto intorno a se’ era arido. Intorno a lui c’era solo sabbia. Era nel deserto. Aveva sete; cercava disperatamente dell’acqua. Sembrava che stesse camminando da giorni. Era stremato; voleva solo sdraiarsi e dissetarsi. Improvvisamente, dopo tanto vagare, si trovo’ di fronte ad una pozzanghera d’acqua. Con una mano, pose dell’acqua sulle sue labbra. La sputo’ immediatamente, sapeva di sangue. Dalla pozzanghera usci’ una mano ossuta, che lo afferro’ per la divisa. D’un tratto, si trovo’ al buio. Il suo corpo era pervaso dal terrore. Percepiva delle masse attorno a se’ ma non capiva cosa fossero. Era in preda ad un attacco di panico; sudava e respirava con affanno. Tutto d’un tratto, qualcuno o qualcosa illumino’ il luogo in cui si trovava con una luce fioca. In un attimo, capi’ dove fosse. In quella fossa comune che aveva visto in Siria. I corpi erano ammassati l’uno sopra l’altro, un odore fetido permeava l’ambiente. Stava per vomitare. Sopra di lui non c’era altro che terra, e di fianco era circondato da cadaveri in putrefazione. Sembrava che stesse per essere seppellito vivo. Il respiro gli venne meno per lo stato d’ansia e di panico. Uno scheletro incappucciato stava per ucciderlo con una pistola puntata alla tempia. Il proiettile colpi’ la sua testa. 

Ryan si sveglio’ di soprassalto; le tempie pulsavano. Gli faceva male la testa. Era tutto sudato. Aveva fatto un orribile sogno. Erano le tre del mattino. Ando’ in bagno a sciacquarsi il viso. Si specchio’. Guardo’ se’ stesso e disse: -Non e’ reale, e’ solo un brutto sogno. Non e’ reale- Penso’ immediatamente Al ricordo piu’ bello che aveva: lui che decorava l’albero di Natale in compagnia dei suoi genitori, il giorno prima dell’incidente. Era diventato il suo ricordo piu’ bello che avesse, nonostante la sua semplicita’, proprio con il senno di poi. Il battito cardiaco si stava regolarizzando. Percepiva la vicinanza dei suoi genitori.

 

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