Cappuccetto rosso uccise il lupo

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C’era una volta una sottospecie numerosa di lupi che popolava tutta l’Italia: dalle montagne fino alle zone  costiere. Poi questa specie incontro’ un nemico molto pericoloso: l’uomo (che poteva anche celarsi sotto la  veste di una dolce fanciulla con un cappuccio rosso).  

Il numero di lupi negli anni ’70 era arrivato a poche centinaia di individui. Attualmente grazie a progetti di  protezione, questa specie ha raggiunto circa 2000 individui in tutta Italia. Fino al 1700 questa specie era  diffusa in tutta la penisola anche nelle aree costiere. Poi con l’antropizzazione di aree progressivamente piu’  estese ed a seguito della caccia il numero degli individui e l’areale occupato e’ diminuito drasticamente. Il  Canis lupus italicus e’ una sottospecie endemica della penisola italiana, non ci sono state opere di  reintroduzione a differenza di altri paesi, quindi l’incremento del numero di individui di questa specie e’  dovuto principalmente ad opere di conservazione. Attualmente, si stima ci siano due sub-popolazioni  localizzante nella zona degli Appennini e delle Alpi. Tuttavia, lo scambio genico tra le due sub-popolazioni e’  basso a causa dell’elevata urbanizzazione che impedisce, in molti casi, la migrazione degli individui. Inoltre,  sembra che il flusso genico sia unidirezionale: dagli Appennini alle Alpi. Dal punto di vista genetico la  popolazione italiana presenta una bassa eterozigosi, che potrebbe indicare un passaggio attraverso un  “collo di bottiglia” ed una ridotta introgressione di geni canini dovuta ad una bassa percentuale di incroci  tra lupi e cani. Inoltre, si stima che il bracconaggio sia molto elevato: circa un lupo su tre muore a causa  dell’uomo. Il 50% della mortalita’ totale e’ dovuta ad incidenti stradali. La specie e’ in incremento lento,  grazie alle opere di protezione della specie, nella zona alpina sembra che l’incremento nel numero di  individui sia piu’ elevato rispetto alla zona appenninica. Alcuni esemplari sono stati censiti anche in Francia,  Svizzera, Germania ed Austria. La tutela di questa specie e’ stata avviata a partire dagli anni ’70, quando il  numero degli individui si era ridotto a circa cento per via del disboscamento e della caccia. Era infatti  concessa la caccia in qualsiasi periodo dell’anno perche’ considerata una specie nociva per l’uomo. Una volta inserita nella lista delle specie in pericolo di estinzione, il numero di individui e’ andato leggermente ad  aumentare, anche se non puo’ essere considerata una specie fuori pericolo: lo stato di conservazione e’  indicato come “vulnerabile”.  

La popolazione alpina e’ stimata di circa 150 individui mentre quella appenninica di circa 1580. Tuttavia, e’  complicato stimare la demografia precisa a causa della mancanza di un piano di monitoraggio, del  bracconaggio e dell’isolamento.  

Fonte: mons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32777305 

Etologia:  

La base sociale del lupo e’ la coppia quindi in un branco di lupi convivono piu’ cucciolate. Il branco svolge in  modo integrato caccia, allevamento della prole e difesa del territorio. Il numero di individui facenti parte  del branco e’ in relazione alla disponibilita’ di prede: circa quattro individui quando il numero di prede e’  scarso e si prediligeranno prede di minori dimensioni. Oltre ai lupi che vivono in branco, esiste una  percentuale di individui che vive in solitaria che va dal 7-20%, questi poi si possono stabilire in un areale  proprio qualora trovino le condizioni adatte. La dispersione degli individui permette l’ampliamento  dell’areale di distribuzione. Il senso piu’ sviluppato e’ l’olfatto che puo’ arrivare fino a 3km di distanza, la  caccia viene appresa da giovani grazie all’aiuto di genitori e compagni di branco. La caccia del lupo mira a  prede deboli come i giovani o gli anziani. Mordono la preda in zone che limitano i danni fisici al predatore:  sulla la groppa, fianchi, ventre, collo e muso. Il lupo e’ anche un opportunista: si nutre praticamente di tutto  in assenza delle prede. Inoltre, i lupi sono anche abili pescatori. In Italia questa specie e’ sopravvissuta  principalmente cibandosi di immondizia e di bestiame allevato, ma grazie alla reintroduzione delle loro  prede naturali si e’ notato che la loro dieta sta cambiando.  

Abitudini alimentari del lupo e conflitti con attivita’ umane: 

In caso di scarsita’ di ungulati selvatici questa specie puo’ prediligere capi di bestiame in particolare ovini e  caprini e vitelli. Gli allevamenti con scarsa sorveglianza sono i piu’ esposti. Tuttavia, gli attacchi ai capi di  bestiame possono essere evitati tramite dei recinti “anti-lupo” e tramite la presenza di cani pastore e una  buona sorveglianza del bestiame o l’utilizzo di dissuasori visivi o acustici.  

Evoluzione:  

Questa specie deriva dai Creodonti, diffusi 100 milioni di anni fa. Con l’estinzione di massa dell’era Mesozoica, i mammiferi poterono espandersi e dai Creodonidi si sviluppo’ l’ordine dei Miacidi che diedero  origine alle varie famiglie: Ursidi, Felidi, Ienidi e Canidi, che comprendono anche il Canis lupus italicus.  Indagini genetiche suggeriscono che il lupo si sia sviluppato durante il pleistocene.  

Ecologia:  

 Questa specie, in quanto predatore di vertice e’ fondamentale dal punto di vista ecologico. e’ un predatore  prettamente notturno anche se, con alcune eccezioni, e’ stato notato un comportamento diurno (parco  nazione del Pollino). Si nutre di ungulati, la sua dieta varia in base alla zona in cui si trova: nella zona  appenninica si ciba di Cinghiali e caprioli mentre sul versante delle Alpi di camosci e cervi. Svolge quindi, un  ruolo fondamentale nel monitoraggio delle popolazioni degli erbivori di cui si nutre. Queste infatti in sua  assenza, risultano eccessivamente numerose e quindi dannose per l’equilibrio dell’ecosistema. Inoltre, elimina anche le carcasse di animali morti per altre cause. 

Bibliografia e sitografia:  

Boitani L, Salvatori V.2015- Piano di conservazione e gestione del lupo di Italia  

Smith, Smith 2017- Elementi di Ecologia  

P. Genovesi 2002 -Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo  

R. Bocedi, P. G. Bracchi 2004-Evoluzione demografica del lupo in Italia: cause storiche del declino e della  ripresa, nuove problematiche indotte e possibili soluzioni.  

https://www.wwf.it/lupo/

https://www.isprambiente.gov.it/it/news/linee-guida-per-il-monitoraggio-nazionale-del-lupo  

https://it.wikipedia.org/wiki/Canis_lupus_italicus#Descrizione

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