Colpo di Stato in Birmania

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Lunedi’ 1 Febbraio in Myanmar (Birmania) l’esercito ha preso il potere con un colpo di Stato. A guidare il golpe e’ stato il generale delle forze armate Min Aung Hlaing, che ha assunto il ruolo di capo dello Stato, mentre l’ex generale Myint Swe e’ stato nominato presidente ad interim.

Il colpo di Stato e’ avvenuto a seguito delle elezioni dello scorso novembre che hanno visto nettamente vincitore- ottenendo un travolgente 83 per cento-  il partito della Lega nazionale per la democrazia (NLD) guidato da Aung San Suu Kyi , e perdente il partito per la solidarieta’ e lo sviluppo dell’Unione (USDP), sostenuto dai militari. Questi ultimi, dopo le elezioni, avevano accusato la NLD di brogli, contestando il risultato delle elezioni. 

Il 26 gennaio un portavoce dell’esercito non ha escluso la possibilita’ di un colpo di Stato e il giorno successivo il generale Min Aung Hlaing, in un discorso in videoconferenza con l’Accademia militare, ha dichiarato la possibilita’ che la Costituzione, se non fosse stata rispettata, sarebbe stata abolita. Il 28 gennaio i negoziati tra esercito e governo non sono serviti; il Tatmadaw ( nome utilizzato per riferirsi all’esercito birmano) aveva chiesto un riconteggio dei voti e un rinvio della sessione parlamentare. Il governo si e’ rifiutato di farlo e lunedi’, giornata in cui si sarebbe dovuta tenere la prima riunione del nuovo governo, carri armati e blindati sono apparsi nelle strade delle principali citta’.

Dopo essere diventato nuovo capo del governo, il generale Min Aung Hlaing ha affermato che la giunta militare avrebbe garantito «un autentico sistema democratico multipartitico, basato sulla disciplina», e ha promesso di indire nuove elezioni, senza specificare quando. In realta’ molti osservatori hanno espresso i loro dubbi circa la volonta’ da parte del generale di avviare un processo di democratizzazione, in virtu’ del potere che l’esercito ha sempre detenuto nello stato della Birmania. Infatti, l’esercito, o, come viene piu’ comunemente chiamato in Birmania, il Tatmadaw, possiede enormi poteri in Myanmar; infatti, nonostante la presenza di un governo civile, negli ultimi anni i militari non si erano mai realmente ritirati dalla vita politica del paese mantenendo grandissimi poteri e influenza, anche perche’ la costituzione protegge gli interessi del Tatmadaw. Questa prevede che il capo delle forze nomini il ministro della difesa (dunque il suo capo), quello degli interni e del controllo delle frontiere. Inoltre, un quarto dei seggi in parlamento e’ riservato a funzionari militari in servizio. 

Dopo il colpo di stato l’esercito ha arrestato tutti i principali leader dell’NLD, ha dichiarato un anno di stato di emergenza, ha interrotto le linee telefoniche nella capitale Naypyitaw e nella citta’ Yangon, ha sospeso le trasmissioni della televisione di stato e ha tagliato l’accesso a Instagram, Whatsapp e Facebook, piattaforma particolarmente popolare in Myanmar, specificando che gli utenti stavano «minacciando la stabilita’ del paese» e utilizzando il social network per «diffondere disinformazione e fake news». 

Grazie a Facebook, infatti, moltissime persone hanno organizzato proteste coordinate soprattutto attraverso atti di disobbedienza civile: mercoledi’ decine di medici sono usciti dai propri ospedali in segno di protesta contro il colpo di stato , mentre martedi’ sera centinaia di persone hanno protestato percuotendo pentole e padelle sui balconi, un gesto che nella tradizione birmana servirebbe per scacciare i demoni e il male. 

Per quanto riguarda i parlamentari dell’NLD la maggior parte sono stati rinchiusi per quasi due giorni in un complesso governativo della capitale, seppur con la possibilita’ di comunicare con l’esterno via telefono. 

Diverse sono le notizie riguardo Aung Samn Suu Kyi di cui non si sa cosa le sia successo e dove si trovi. Secondo Kyi Toe, portavoce della NLD, lunedi’ sarebbe stata portata in una localita’ diversa dagli altri parlamentari dove ancora si troverebbe; Aung San Suu Kyi sarebbe stata accusata di essere in possesso i walkie-talkie importati illegalmente, che sarebbero stati usati dalle sue guardie del corpo e trovati nella sua casa nella capitale. L’accusa implica la sua detenzione preventiva fino al 15 febbraio e, se considerata colpevole, rischia fino a 3 anni di carcere.

Probabilmente la leader dell’NLD e’ stata portata in un luogo segreto a causa dell’enorme popolarita’ di cui gode nel paese. Si tratta, infatti, di una delle figure piu’ note e importanti a sostenere il ritorno della democrazia e la fine della dittatura militare che ha governato il Myanmar per quasi mezzo secolo. Proprio per il suo impegno politico ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari, periodo durante il quale ha vinto il premio Nobel per la pace. A seguito della sua liberazione, nel 2010, e’ diventata capo dell’opposizione, e infine leader di fatto della Birmania, dopo la vittoria alle elezioni del 2015, le prime davvero liberali dopo 25 anni.

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