Intervista ad Ascy, artista romano autore di “Explosion”

 -  -  25


Oggi conosciamo l’artista romano Ascy e il suo EP Explosion, pubblicato il 14 Dicembre su Spotify. 

L’ho ascoltato per la prima volta nella mia auto. Fuori pioveva e la musica, un brano dopo l’altro, ha pervaso l’abitacolo con le sue sonorita’ languide. Sembrava quasi di poterle toccare, nella loro consistenza pastosa, avvolgente. 

La nostra chiacchierata si svolge su Skype. Il viso gentile e i capelli un po’ ribelli di Ascy compaiono sullo schermo del mio computer nel tardo pomeriggio: e’ tornato di corsa dal lavoro per quest’intervista.

  • Domanda a bruciapelo: come definiresti la tua musica? La collocheresti in un particolare genere musicale?

“e’ una domanda difficile, cominciamo bene. – Ride. – Se dovessi definire il tipo di musica che suono e canto ora, direi alternative rock, ma aggiungo che ho un approccio piuttosto “casuale” nel momento della composizione, non e’ semplice per me individuare un genere preciso. Semplicemente seguo l’ispirazione e vedo quello che esce fuori”. 

  • Com’e’ nata la passione per la musica?

“Il primo strumento che ho imparato a suonare e’ stato la chitarra, in terza elementare. Sono stato fortunato nell’incontrare un maestro in grado di trasmettermi con passione le proprie conoscenze. Invece, mi sono approcciato al pianoforte e alla batteria da poco: a volte e’ frustrante non riuscire a trasmettere con questi nuovi strumenti quello che riesco piu’ facilmente a comunicare con la chitarra, che ormai suono da un decennio. Se si compone, pero’, e’ fondamentale saper suonare il piano. Basta pensare alla disposizione delle note, una di fila all’altra, che da’ un senso di ordine e aiuta nel comporre.

  •  Pensi di aver avuto un’evoluzione nel corso del tempo? 

“Sicuramente, e’ cio’ che mi affascina del mondo musicale, il fatto di poter continuamente cambiare, rinnovarsi, sperimentare. Per esempio all’inizio guardavo piu’ al rock, al metal, all’haevy metal, all’hard rock; adesso sento di avere molte influenze jazz e prog, ma spazio fino al pop commerciale. Ultimamente sperimento con i suoni elettronici: da alcuni anni a questa parte, c’e’ stata un’enorme svolta nella produzione musicale, si possono realizzare una varieta’ di suoni inimmaginabile rispetto a prima e con molto meno tempo. Il modo in cui si puo’ agire sul suono col digitale e’ piu’ preciso e variegato di quello degli strumenti tradizionali, consente di creare quello che oggi chiamano il sound design: come si puo’ intuire, un lavoro simile a quello del design, ma sul suono, cosa che con uno strumento tradizionale, che varia perlopiu’ nel timbro, e’ piu’ complicato fare.”

  • Come registri i tuoi pezzi?

“Fino a sei mesi fa registravo in garage dove avevo allestito una sala prove. Poi dopo l’estate, mi sono trasferito e ho realizzato un piccolo studio in salotto”.

  • Come ha inciso la pandemia sul tuo modo di fare musica?

“In passato mi e’ capitato di suonare in vari gruppi, ma recentemente ho smesso di farlo per concentrarmi di piu’ sulla mia musica. Devo ammettere che mi manca suonare insieme, e’ una delle esperienze piu’ belle nell’ambito musicale: mi riferisco a quell’intesa che si istaura con gli altri e che consente di improvvisare.

Ovviamente anche nel realizzare questo EP, mi sarebbe piaciuto coinvolgere gli amici, ma a causa del COVID attualmente e’ difficile. A voler vedere il lato positivo pero’, questa situazione si e’ rivelata uno stimolo per studiare e imparare. Ora sono tutto sommato autosufficiente, riesco a produrre da solo. 

  • Parliamo di Explosion. Nell’EP c’e’ un filo conduttore che ti ha portato da un pezzo all’altro?

“Credo di si’, ma e’ una consapevolezza che ho raggiunto quasi a posteriori. Nel corso del tempo avevo realizzato dei brani con uno stile e una sensibilita’ diversi da ora: sentivo il bisogno di lavorarci di nuovo su. Cosi’ ho deciso di fare una cernita di quelli che rispecchiavano maggiormente i miei gusti attuali e nel corso dell’ultimo anno li ho riadattati e registrati in modo diverso”.

  • Perche’ scrivi in inglese e com’e’ esprimersi artisticamente in una lingua diversa dalla tua lingua natia? 

“Paradossalmente in italiano mi risulta piu’ difficile, di solito tutti i testi scritti in italiano finiscono nel cestino. La lingua italiana ha una sonorita’ diversa e in fondo mi sento limitato nell’esprimermi nella mia lingua madre, tendo a concepire strutture e versi piu’ articolati; in inglese, invece, trovo l’immediatezza e la semplicita’ che cerco”. 

  • La copertina mi ha colpito subito: com’e’ nata l’idea?

“Si tratta di un quadro dipinto da un mio carissimo amico, Luca Di Gregorio. Da quando vivo da solo, gli affitto una stanza dove lui tiene il suo studio. Gli ho chiesto di collaborare e li’ e’ nata la copertina di Explosion. La figura piccolissima immersa nel colore, un po’ intimista, quasi onirica, mi sembrava cogliesse bene l’atmosfera e lo spirito del mio lavoro”. 

  • La musica svolge un ruolo fondamentale nella tua vita. Ti occupi anche di altro?

“Studio Filosofia all’Universita’ Roma Tre. Con la pandemia purtroppo ho potuto seguire solo un semestre in sede, per cui la mia esperienza universitaria e’ stata un po’ bizzarra. Oltre a questo, mi dedico all’attivismo e alla militanza politica e nell’era COVID, come tutto il resto, anche attivita’ del genere si sono trasferite nel mondo dei social. Faccio parte di Ricomincio dagli studenti, un’associazione universitaria di Roma Tre e di Progetto Enea, un progetto cittadino su Roma per promuovere le nostre idee e far sentire in qualche modo la nostra voce”.

Link alla pa­gi­na del­l'au­to­re:   https://​www.lu­mie­re.click/​au­thor/​ca­te­ri­na-tar­qui­ni/ 
Link Pa­gi­na Fa­ce­book Lu­mie­re:  https://​www.fa­ce­book.com/​lu­mie­re.click/?​epa=SEAR­CH_­BOX 

2 voto/i
comments icon 5 commenti
5 notes
40 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.