La donna nell’arte dalla Preistoria al ‘700: da Musa a Creatrice

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La figura femminile ha sempre dominato la rappresentazione artistica dall’antichita’ ai giorni nostri, filtrata dallo sguardo maschile e spesso ridotta a una rappresentazione bidimensionale e dicotomica, in bilico tra peccato e santita’. Le prime raffigurazioni di donne nell’arte risalgono alla preistoria, le celebri Veneri del Paleolitico, caratterizzate dall’ipertrofismo del ventre, dei seni e dei fianchi, simboli di fertilita’ volti a enfatizzare il ruolo riproduttivo della donna, mentre la testa, sede dell’intelligenza, appare significativamente sottodimensionata e appena abbozzata. Un esemplare canonico e’ la “Venere di Savignano” (23.000 a.c circa), una statuetta in pietra serpentina rinvenuta nel 1925 a Savignano sul Panaro (Modena), conservata nel Museo etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. 

La donna nell'arte
Fonte: Wikipedia

Nell’iconografia classica di epoca arcaica, invece, si afferma il modello scultoreo della Kore, immagine tipizzata di un femminile eternamente giovane e imperturbabile, abbigliata secondo l’uso comune con himation e chitone e recante nel braccio destro un vaso o un piatto di viveri da offrire alle divinita’. Il modello femminile offerente e ieratico si contrappone al corrispettivo maschile del Kouros, la cui nudita’ integrale e’ simbolo di forza ed eroismo. 

Altri soggetti femminili fortemente presenti nelle societa’ classiche, dove il ruolo della donna resta marginale, sono le rappresentazioni delle divinita’ femminili, soprattutto Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, di cui ricordiamo alcune rappresentazioni immortali come l’”Afrodite Cnidia” di Prassitele (360 a.c. circa), primo nudo femminile dell’arte greca, che ha contribuito a codificare l’iconografia della Venere al bagno, passata alla storia come Venere Pudica,  modello di femminilita’ ritroso e sfuggente che avra’ ampia fortuna nei secoli successivi. 

La donna nell'arte
Fonte: wikipedia

Nel Medioevo la donna e’ presente soprattutto nella pittura sacra, complice il fortissimo influsso del Cristianesimo, dove domina incontrastata l’immagine della Vergine Maria e delle Sante, frutto di una visione teocentrica che investe tutti gli aspetti della societa’. Dall’eleganza miniaturistica delle aggraziate vergini di Simone Martini, tra cui ricordiamo la “Madonna con bambino” (1305-1310 circa) conservata alla Pinacoteca nazionale di Siena, fino alle Vergini di Giotto, che mostrano perfino accenni di un benevolo sorriso, come si puo’ vedere nella “Madonna di Ognissanti” (1310 circa) dipinta per la Chiesa di Ognissanti a Firenze, oggi conservata nella Galleria degli Uffizi.

Il polo negativo del femminile, che si contrappone alla donna angelicata, e’ la donna demone, personificazione dei vizi e dei peccati capitali, primo fra tutti la lussuria, spesso resa come donna nuda avvolta dalle spire di serpenti. Questa iconografia, che si afferma nel ‘500, scaturisce dal crudele processo di annientamento del femminile portato avanti dalla Chiesa cattolica attraverso il Tribunale della Santa Inquisizione in un’Europa prigioniera di fanatismi e superstizioni. 

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Fonte: wikipedia

Tra il ‘400 e il ‘500 l’arte e’ dominata da nudi di Veneri e altre figure mitologiche, diretta espressione del Neo-Platonismo, dottrina filosofica incentrata sui temi della bellezza e dell’amore in grado di elevare l’uomo dal regno della materia a quello dello spirito. 

Diretta conseguenza e’ la ricorrenza nell’arte rinascimentale del topos della doppia figura di Venere, terrestre e divina, magistralmente rappresentata nel celebre dipinto di Tiziano “Amore sacro e amor profano” del 1514 (Galleria Borghese). La nudita’ della figura femminile non ha connotati reali ma allude a una dimensione divina e ieratica, sublimata da dotti riferimenti allegorici alla classicita’. 

Un altro genere ampiamente praticato in epoca rinascimentale e’ quello della Ritrattistica, dove il modello femminile dominante e’ rappresentato da una bellezza angelicata, dalla carnagione chiara e dai lunghi capelli biondi. Basti pensare che una delle modelle piu’ famose del Rinascimento e’ Simonetta Cattaneo, ritratta da Botticelli in numerose vesti, tra cui l’allegoria della Primavera nel celebre dipinto.

Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600  inizia a delinearsi la figura della donna artista, grazie a personalita’ pionieristiche come la pittrice Artemisia Gentileschi e “l’architettrice” Plautilla Bricci, che riescono a imporsi in un ambiente prettamente maschile, spianando la strada ad altre donne pittrici in tutta Europa, specializzate nella ritrattistica e nella pittura paesaggistica poiche’ il nudo dal vivo era  loro severamente precluso, cosi come la frequentazione di accademie, botteghe e scuole. Per questo motivo le  donne pittrici erano soprattutto figlie d’arte, che avevano il privilegio di frequentare l’ambiente intellettuale e  artistico e di formarsi nelle botteghe paterne, come  Lavinia Fontana, ritrattista prediletta della gentildonne, prima donna ad aver ottenuto una commissione pubblica per una pala d’altare, e Sofonisba Anguissola,  pittrice di corte in Europa, la cui fama fu tale da ottenere il plauso di Michelangelo e del Vasari che la cita nelle “Vite de’ piu’ eccellenti pittori, scultori e architettori”.

Sara’ il ‘700, sulla scia delle idee illuministe, il secolo che sancira’ l’inizio del lungo cammino verso l’emancipazione femminile. Le donne dell’alta societa’ iniziano infatti a egemonizzare i salotti letterari, animando dibattiti e discussioni con i piu’ importanti intellettuali dell’epoca. 

In ambito artistico non si puo’ non citare Angelika Kauffman, uno dei nomi piu’ importanti del Neoclassicismo, la cui arte ha spaziato dalla ritrattistica alla pittura di genere storico e religioso, fino ad allora considerata genere maschile per antonomasia, e Rosalba Carriera, ritrattista veneziana, nota per l’estrema eleganza e delicatezza delle sue opere, derivanti da un passato da miniaturista. 

Queste poche donne, di cui ancora oggi non si parla abbastanza, hanno avuto il merito di scardinare un sistema volto a escluderle, riuscendo a ritagliarsi un posto di rilievo tra i grandi nomi della storia dell’arte. 

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