Logos e Techne: domandare rende liberi

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Oggi la tecnologia occupa un posto fondamentale nella nostra societa’. Con lo stesso virus COVID-19 abbiamo imparato che puo’ essere molto utile, ma che spesso non la sappiamo usare del tutto – e che dunque, si deve conoscere. 

In generale, la parola tecnologia deriva da due termini dal greco antico: te’chne (τέχνη) e lógos (λόγος). 

La prima indica l’arte, il saper fare, e raccoglie tutte le azioni e norme da seguire per compiere un’operazione manuale o mentale. La seconda invece, indica la parola, come si articola un discorso, e quindi un pensiero. 

Carlo Sini, filosofo e accademico italiano, in una lezione del 4 novembre 2016 a introduzione delle Romanae Disputationes – concorso nazionale di Filosofia per le scuole superiori -, esordisce  sull’argomento con: non bisogna mai distinguere l’uomo dalla tecnica

Nascono insieme, legati dal concetto di strumento, perche’ la techne e’ cio’ che rende l’uomo tale: diversamente dagli scimpanze’, adattiamo gli strumenti alla loro funzione.  Ad esempio, per scacciare un ghepardo, un uomo accumulerebbe delle scorte di sassi da lanciare, piuttosto che – come gli scimpanze’ – usare solo quelli disponibili senza assicurarsi una riserva per le volte successive. Inoltre, in un contesto simile, l’uomo non usa un bastone per un unico scopo, ma lo modifica a seconda della sua funzione e lo conserva. Il concetto di oggetto dunque nasce quando il bastone diventa un prolungamento del braccio, non piu’ ne’ parte del corpo ne’ natura.

Lógos invece, e’ il linguaggio, il pensiero, ed e’ l’essenza della tecnica. La parola infatti, in prima istanza e’ uno strumento per veicolare un significato – e’ cioe’ un significante. Esistono piu’ opinioni riguardo all’origine del linguaggio: come Lev Vygostkij – psicologo e pedagogista sovietico -, anche Carlo Sini crede che sia un fenomeno esosomatico, mentre altri, come gli innatisti, tra cui Jean Piaget – psicologo e biologo svizzero – credono che il linguaggio sia frutto di una sorta di macchina interna, che abbiamo sin dalla nascita. 

Il problema principale che affligge l’uomo riguarda proprio la differenza tra la parola come veicolo e il significato che porta con se’: un’idea simile la abbiamo con quel quadro di Magritte “Ceci n’est pas une pipe”, in cui si riflette sulla distinzione tra l’oggetto reale (una pipa) e l’immagine dell’oggetto (che non e’ una vera pipa, ma solo una sua rappresentazione). Cosi’, dice Sini, siamo indotti a pensare che la parola contenga in se’ l’essenza della cosa. E allo stesso modo con cui si dimentica di distinguere significante dal significato, si dimentica di tenere conto della totalita’, della complessita’ di un oggetto, un’esperienza, una relazione. 

Le scienze oggi spezzano analiticamente le esperienze, le osservazioni, per ricavarne una verita’ relativa, un significato circoscritto ad un campo angusto, dimenticando di tenere conto dell’intero che ne rivela la complessita’, l’inesauribilita’. E se per alcuni fenomeni questo procedimento potrebbe anche essere ritenuto valido, in realta’, andando avanti con l’intelligenza artificiale, si rischia di procedere allo stesso modo per questioni profonde, inesauribili, in cui nulla puo’ essere trascurato: queste sono le esperienze umane, la natura stessa dell’uomo, che oggi viene minacciata dall’omologazione, dall’appiattimento. Un essere umano, sebbene dimostri le stesse capacita’ di linguaggio, all’incirca le stesse caratteristiche fisiche, non avra’ mai la stessa storia di un altro essere umano, gli stessi pensieri. E sono questi ad avere il diritto di essere protetti dalla meccanizzazione. 

Una formula matematica non sara’ mai in grado di contenere il bagaglio cosmico, antropologico, sociale e spirituale che noi esseri umani, in quanto esseri storici e temporali, portiamo dentro, sempre. Ed e’ questa la bellezza dell’umano che si sta dimenticando, che si sta cercando di sostituire con le macchine e con l’intelligenza artificiale. La filosofia e’ la prima a destare le coscienze e a chiedere chi sei, con il tempo anche la psicoanalisi si e’ presa carico di cercare una risposta, ma in generale, e’ evidente che c’e’ qualcosa che nell’uomo e’ inspiegabile e che non sara’ mai riducibile a un computer. 

Lógos e Te’chne sono quindi molto legate tra loro, ma e’ necessario distinguere bene due tipi della seconda categoria. Come puntualizza Heidegger,  un tempo, costruire consisteva nel dis-velare l’essenza di un oggetto; mentre oggi, la tecnica moderna e’ una pro-vocazione, che sottrae alla natura l’energia per poterla accumulare e consumare. E cosi’ avviene che l’equilibrio ecologico formatosi nel corso di milioni di anni venga scosso dalle azioni umane, per molto tempo cieche alle conseguenze che avrebbe potuto portare questo processo. E oggi, inoltre, anche le discipline che si occupano dello spirito – come l’arte e la musica – rischiano di cadere nella spirale del controllo, del calcolo, della pianificazione. Ma l’uomo stesso, essendo mutevole, instabile, sostanzialmente un divenire,  non puo’ essere ridotto a un meccanismo, un circuito o un numero. Infatti, cio’ che piu’ stupisce dell’uomo e’ l’inventiva, la creativita’, in quanto il suo carattere piu’ profondo – cioe’ l’esistenza – lo legano inscindibilmente al concetto di apertura, alla meraviglia, alla scoperta, al cambiamento. Ma oggi, questa spinta alla trascendenza, viene ingannata: non ci sono limiti ai bisogni umani autentici e si confondono i vizi con le necessita’. Invece, il compito dell’uomo e’ vivere lasciandosi pervadere dalle sue potenzialita’, dalla sua vocazione, alla ricerca della propria eudaimonia

Dunque come interagire con questa nuova tecnologia? 

Oggi pervade nella societa’ il principio della razionalita’, nato con Galileo e il metodo scientifico; eppure, qualcosa manca, qualcosa resta, che non appartiene a questo modo di pensare, e purtroppo sempre di piu’ sparisce nell’era contemporanea: la soggettivita’. Questa e’ cio’ che rende unici, insostituibili, e orienta le scelte e le intenzioni: se si perde, si agisce a dismisura, ciecamente. Come in un esperimento di Philip Zimbardo – psicologo statunitense – lo Standord Prison Experiment del 1971, se gli esseri umani perdono la loro identita’, iniziano ad agire secondo il loro ruolo perdendo di vista le proprie particolarita’ e intenzioni. Questo, pero’ – come dimostra l’esperimento – porta ad una de-individualizzazione dell’uomo, che, mancando di soggettivita’, si sente anche meno responsabile, e dunque piu’ libero di agire senza pensare o di omologarsi. 

Questo insegna che la tecnologia va vissuta con responsabilita’, consapevolezza, attenzione; va usata con cautela, pesandola e pensandola. 

Ma essere responsabili significa essere liberi, e la liberta’ nasce nelle domande.  

Massimo Recalcati, in una conferenza del 28 maggio 2020, afferma che il virus insegna una liberta’ solidale, di gruppo, che ha a che fare con il legame – una nozione di liberta’ apparentemente paradossale, eppure intrinsecamente vera perche’ si rifa’ alla domanda: e’ domandarsi cosa fare che permette di pensare agli altri. Il professore presenta infatti l’atto che piu’ di altri puo’ essere esempio di liberta’: vaccinarsi. 

Ed e’ cosi’, piu’ in generale, per quanto riguarda la tecnologia, che puo’ essere pensata a favore o contro l’essere umano: sta alla liberta’, alle domande, al pensiero – prettamente umani – di scegliere, e di scegliere anche pensando anche agli altri.  

I vincitori del secondo premio al concorso di Filosofia del 2016-17 concludendo si chiedono: quando un utero artificiale sara’ in grado di iniziare la vita senza bisogno del corpo di una donna – nuova frontiera dell’ectogenesi – cosa succedera’?

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