Chet Baker: fragile diamante del Jazz

 -  -  1


Yale, stato americano dell’Oklahoma, 23 dicembre 1929: luogo e data di valenza storica per gli appassionati di jazz di tutto il mondo. Perche’?  Nasce uno dei personaggi piu’ cari al panorama musicale jazz, un uomo che e’ stato in grado di toccare profondamente e globalmente gli animi di milioni di persone, servendosi di uno stile lirico e intimista:  Chesney Henry Baker Jr., noto a tutti piu’ comunemente come  Chet Baker. 

La musica e’ per Chet una passione che gli scorre vitalmente nelle vene: egli e’, in effetti, figlio di un noto chitarrista, cioe’ Chesney Henry Baker Sr. Il piccolo Chet si avvicina particolarmente alla musica nel 1940, quando la sua famiglia decide di trasferirsi a Glendale, in California. Li’ ha l’occasione di sperimentare le sue prime doti canore partecipando a concorsi amatoriali e unendosi al coro della chiesa della citta’. La sua prima formazione musicale ha luogo nella Glendale Junior  High School. A 16 anni, tuttavia, lascia la scuola per arruolarsi nell’esercito. Anche in quel momento, la musica non lo abbandona del tutto: Chet, inviato a Berlino, arriva a suonare nella banda della 298ᵃ Armata. In seguito, si applica negli studi di teoria e armonia musicale presso la scuola di Los Angeles El Camino College  e nel frattempo frequenta diversi jazz club. Nel 1950 si arruola nuovamente nell’esercito e diviene membro della Sesta Armata al presidio di San Francisco e si esibisce in club piuttosto noti, come il  Bop City e il Black Hawkin. Chet si dedica a pieno alla musica jazz quando ottiene dei risultati non molto soddisfacenti nei test psichiatrici somministrati dall’esercito. Cio’ lo obbliga a un definitivo allontanamento dall’ambiente militare. Nel 1952 inizia ad avere grande successo come trombettista, specie quando si trova a suonare fianco a fianco a Charlie Parker. Dopo una lunga serie di concerti sulla West Coast con Charlie, Chet entra a far parte del quartetto creato da Gerry Mulligan. In tal modo arriva a firmare un contratto con la Pacific Jazz Record (poi nota come World Records Pacific). Baker diventa il “diamante” del quartetto di Mulligan: con costui riesce a sviluppare armoniosamente  frasi musicali e melodie con tecniche contrappuntistiche.  Questo stile innovativo diventa il campo fertile per la nascita del capolavoro My funny Valentine nel primo LP della band Gerry Mulligan Quartet. Nel 1954 vince il premio di miglior strumentista nel sondaggio della rivista Down Beat, superando persino Miles Davis, Dizzy Gillespie e Clifford Brown. La strada verso la gloria e’ ormai spianata: Chet diventa un’affermata leggenda del jazz. Tra il 1959 e il 1960 collabora con diversi musicisti italiani, tra cui Ezio Leoni, Franco Cerri, Gianni Basso, Renato Sellani, Glauco Masetti, Franco Modini e Fausto Papetti. Gli anni sessanta, tuttavia, non sono stati del tutto positivi per l’audace musicista: Baker sprofonda nella dipendenza da droga. Questo segna l’inizio del suo declino: a causa di problemi legali si trova a scontare un anno nel carcere nella citta’ di Lucca, a essere espulso dalla Germania dell’ Ovest e dall’Inghilterra. Si dice che sia stata l’eroina a procurare danni fisici al musicista, come la famosa caduta di denti, sebbene l’origine di questo malanno appaia ancora piuttosto incerta: lo stesso Baker ha affermato che cio’ e’ stata la disastrosa conseguenza di una rissa in cui degli uomini lo avevano aggredito con delle bottiglie di vetro, spaccandogli il labbro e danneggiandogli i denti anteriori. Dopo queste disavventure, Chet si dirige a New York e ricomincia a registrare con un altro famoso musicista: Jim Hall. In seguito torna di nuovo in Europa. In Italia, infatti, nasce la sua speciale collaborazione con il pianista Enrico Pieranunzi, con il quale trova la soddisfazione di suonare il brano Night Bird. Nel 1985 Chet e’ invitato a partecipare al Free Jazz Festival di Rio de Janeiro e di San Paolo. Il 13 maggio 1988 e’ la data che segna la fine della sua vita: Baker muore cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, probabilmente sotto l’effetto di droghe. In realta’ la ragione della sua morte rimane ancora oscura e le sue circostanze misteriose. Tutt’ora viene riconosciuta valida solo la versione ufficiale. Rimane cosi’, nella memoria di molti, il ricordo di un musicista che ha rivoluzionato il panorama jazz con stile e passione, il ricordo di una personalita’ grande ma, al tempo stesso, colma di fragilita’.

comments icon 0 commenti
0 notes
10 visite
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *