La collaborazione scientifica internazionale. LARA ha portato Frascati su Marte

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Durante gli anni della Guerra Fredda, la rivalità e la tensione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica si riversarono in un’estenuante competizione nel campo spaziale.
Senza nominare vincitori o vinti, è innegabile evidenziare che la corsa allo spazio tra le due superpotenze mondiali ha trasferito un impulso notevole allo sviluppo di tecnologie ed ha espanso le frontiere dell’esplorazione umana dello spazio.

Con la fine della Guerra Fredda ci fu un completo cambio di paradigma.
Le Nazioni cominciarono ad instaurare rapporti internazionali per lo sviluppo di tecnologie ed apparati scientifici e nacquero programmi spaziali in molti Paesi. Il cambio di passo culmina con la creazione della ISS (International Space Station), un laboratorio orbitante nato da una collaborazione internazionale (l’Italia ha dato contributo fondamentale alla sua creazione).

Gli ultimi decenni hanno dimostrato che la cooperazione internazionale è l’unica via per un sano progresso tecnico-scientifico e per raggiungere mete fino allo scorso secolo inimmaginabili.
Oggi la rotta punta su Marte, ma la strada è ancora lunga.

Mentre sulla Terra Elon Musk ci delizia con esperimenti esplosivi delle Starship, la navicella spaziale che porterà la prima donna e il primo uomo su Marte, da poche settimane a circa 280 milioni di chilometri è arrivato un nuovo coinquilino, Perseverance.
La missione NASA Mars 2020 ha obiettivi ambiziosi: cercare tracce di vita biologica, investigare sul passato del pianeta rosso ed effettuare i primi esperimenti di abitabilità.

Gli scienziati della NASA stravolgono sempre le nostre concezioni al limite umano, sono sempre un passo in avanti. Perseverance e le fasi del suo atterraggio sono un tripudio tecnologico anche per gli occhi dei meno esperti.
Ma attenzione, a bordo del rover ci sono strumenti provenienti da tutto il mondo. Troviamo ad esempio MEDA, strumento spagnolo che farà misure sulla polvere e sulle condizioni meteo marziane, oppure RIMFAX, un radar che guarderà sotto la superficie del pianeta rosso.
https://mars.nasa.gov/mars2020/spacecraft/instruments/
Nascosto tra i meandri del rover, c’è un piccolo strumento tutto italiano, LARA.

Il microriflettore Laser Retroreflector Array (LaRA) è stato sviluppato e realizzato dal gruppo SCF_Lab dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, grazie ad una collaborazione tra INFN-LNF e ASI.
LARA è composto da una cupola di appena 5 cm di diametro con diverse celle nelle quali sono stati posizionati tre superfici riflettenti in grado di riflettere la luce nella stessa direzione da cui sono provenuti i raggi (https://home.infn.it/it/comunicazione/news/4313-l-infn-sbarca-su-marte-con-il-microriflettore-lara).
Accoppiato con un sistema laser orbitante al pianeta rosso, permetterà di misurare con grande precisione la posizione del rover sulla superficie, effettuerà misure di geofisica e geodesia e compirà misure volte alla verifica della teoria della Relatività Generale di Einstein.

Nonostante non ha la giusta visibilità che meriterebbe, LARA è solamente l’ultimo esempio delle eccellenze che vengono sviluppate e realizzate nel territorio dei Castelli Romani (https://www.lumiere.click/2021/03/08/scienza-nell-area-tuscolana/).

La presenza di uno strumento scientifico italiano a bordo di una missione targata NASA (ma con tratti internazionali) da oltre 2 miliardi di dollari, non solo è un grande onore ma rappresenta un lodevole riconoscimento per il comparto tecnico-scientifico italiano.

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