“Vivere vuol dire essere partigiani”. Cinque libri sulla Resistenza

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Negli anni è stato scritto moltissimo sulla Resistenza tra saggi, romanzi, testimonianze e riflessioni in prima persona, da cui è scaturito un vero e proprio genere letterario, la letteratura resistenziale, che ha contribuito a far luce su un’importante pagina della nostra storia.

Ecco qualche titolo da cui partire per orientarsi nel mare magnum della letteratura partigiana.

Il sentiero dei nidi di ragno

Italo Calvino

Italo Calvino, uno dei grandi intellettuali del ‘900 italiano, a sua volta partigiano, ha scelto di cimentarsi nel racconto della Resistenza nel suo romanzo d’esordio, scritto nel 1946 ad appena ventitré anni.

La Resistenza raccontata da Calvino è una resistenza vista “di scorcio”, raccontata dal punto di vista di Pin, un bambino indisciplinato e attaccabrighe, cresciuto senza un briciolo di amore, che si ritrova, per una serie di circostanze fortuite, a vivere con le formazioni partigiane che si nascondevano sulle colline liguri. La lotta partigiana, filtrata dallo sguardo ora malizioso ora ingenuo di Pin, viene narrata senza eccessi di idealizzazione e con estremo realismo.

La storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano. 

L’Agnese va a morire

Renata Viganò

Il romanzo, vincitore del premio Viareggio nel 1949, è direttamente ispirato alle vicende dell’autrice, vissuta con i partigiani asserragliati nelle valli di Comacchio, e disegna una doverosa riflessione sul ruolo, troppo spesso marginalizzato o misconosciuto, delle donne nella Resistenza.

La protagonista è un’antieroina, una donna di mezza età poco istruita e appesantita dagli anni e dalle privazioni, alla quale i tedeschi uccidono il marito, colpevole di aver offerto il suo aiuto a una banda partigiana, lasciandola sola e disperata.

L’ennesima ingiustizia subita è la goccia che fa traboccare il vaso e porta Agnese, che ormai non ha più nulla da perdere, a unirsi alla lotta partigiana come staffetta, arrivando a svolgere un ruolo quasi materno nei confronti dei partigiani, molti dei quali giovanissimi e inesperti.

L’Agnese disse: – Dopo sarà un’altra cosa. Io sono vecchia, e non ho più nessuno. Ma voialtri tornerete a casa vostra. Potrete dirlo, quello che avete patito, e allora tutti ci penseranno prima di farne un’altra, di guerre. E a quelli che hanno avuto paura, e si sono rifugiati, e si sono nascosti, potrete sempre dirla la vostra parola; e sarà bello anche per me.

Nella notte ci guidano le stelle. La mia storia partigiana

Angelo del Boca

Pubblicato solamente nel 2015, Nella notte ci guidano le stelle è il diario personale dello storico Angelo del Boca, uno dei massimi esperti del colonialismo italiano, unitosi alla Resistenza ad appena diciannove anni dopo il forzato arruolamento nella Repubblica sociale italiana e l’addestramento militare in Germania nelle file della divisione “Monterosa”, da cui disertò nel 1944.

Una narrazione asciutta di marce, stenti, fame, freddo, fughe notturne di chilometri e chilometri per sfuggire ai tedeschi a caccia di disertori, che restituisce il coraggio di una scelta di libertà.

Viene la notte. Si dorme alla diaccia. Malinconia. La luna s’affaccia alle creste monotone che abbiamo di fronte. È al primo quarto. Tutto il resto del cielo è chiuso da una leggera cortina di nuvole.

Tango e gli altri. Romanzo di una raffica, anzi tre

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Una strada assolutamente non scontata quella intrapresa da Loriano Macchiavelli e dal cantautore Francesco Guccini, che scelgono di ibridare la letteratura partigiana con il noir, raccontando l’indagine condotta da Santovito, maresciallo dei carabinieri ed ex partigiano della brigata Matteotti, sul partigiano Bob, accusato ingiustamente di aver trucidato la famiglia di un fascista e per questo fucilato dagli stessi compagni della brigata Garibaldi.

L’indagine, che si svolge nell’Emilia degli anni ‘60, rivela una storia di tradimenti e colpe, avvenuta in una terra di nessuno dove le vicende dei partigiani, della popolazione locale e dei collaborazionisti si intrecciano nel rumore assordante della guerra.

A ogni scricchiolio è il terrore, i nervi si sbriciolano come se fossero di ghiaccio. ci si guarda attorno e si aspetta il colpo alla nuca. Maledetta guerra!

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

(8 settembre 1943-25 aprile 1945)

a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli

Testimonianza toccante che raccoglie le ultime lettere di 112 partigiani nel braccio della morte, di ogni età ed estrazione sociale e di fede politica differente, a dimostrazione che la Resistenza è stata un fenomeno trasversale senza distinzione di ceto e istruzione.

I partigiani, spesso poco più che ventenni, in punto di morte scrivono alle loro madri, alle mogli, alle fidanzate, agli amici, consapevoli di morire per il bene più prezioso: la libertà e il duro prezzo che essa comporta.

           “Mamma adorata,

quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore.

Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande”.

Achille Barilatti, 22 anni

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